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Lo sport che prende per mano il Paese

Lo sport è metafora perfetta e accelerata della vita. Lo sport è vivere, morire e risorgere nello spazio di cento metri, nel respiro lungo di un salto che accarezza l’infinito, nel silenzio di un rigore da non sbagliare. Lo sport è un termometro, un concentrato che non lascia scampo, vincitori o vinti, prendere o lasciare, che ha però la forza semplice e crudele di riassumere le energie di una nazione e della sua gente anticipando e rivelando quello che sarà nella vita di tutti i giorni. Vita di cronometri che scandiscono la nostra capacità e voglia di fare, vita che si è fermata un giorno di fine febbraio del 2020, vita che la pandemia ha disseminato di asticelle che ancora oggi fatichiamo a superare ma la cui altezza, finalmente, non spaventa più.

Il cronometro incredibile, forte e orgoglioso di Marcell Jacobs, italiano simbolo di integrazione e sofferenze domate, il volo dell’angelo risorto Tamberi dopo la pandemia personale di quel terribile infortunio a pochi giorni dai Giochi di Rio, ci indicano la via esattamente e più delle parole, road to Tokyo, scritte dallo stesso Gimbo nel 2016 su quel pezzo di gesso. La road to Tokyo dell’Italia è altra cosa: racconta della nostra piccola e media impresa ferita che nonostante i problemi resta il tessuto da cui ripartire; racconta di un Pil finalmente in crescita, di vaccinazioni diffuse e ben organizzate, di un vento che finalmente sta cambiando, di un’Italia che prova a rialzare la testa. Un’Italia che come Jacobs si prepara sui blocchi, come Tamberi ciondola incerta cercando il sostegno della propria gente prima del grande balzo, e che come la Nazionale di calcio farà di tutto per non sbagliare i rigori delle risorse destinate dall’Unione europea.

È incredibile come lo sport in questa estate davvero di notti magiche, però non inutili come trent’anni fa, stia cercando di prendere per mano il morale del Paese. Lo sport dei ricchi e viziati e adorati calciatori e lo sport di quelli che ogni quattro anni spariscono per poi tornare. Marcell e Gimbo non spariranno, troppo grande quello che hanno fatto, tutto sta nel capire se sarà abbastanza grande per spingere la politica a chiedere scusa allo sport e ad aiutarlo. Scuole senza istruttori veri, palestre chiuse, centri sportivi fermi, piscine rovinate, stadi vuoti, bilanci al collasso eppure medaglie, medaglie e medaglie. Glielo dobbiamo. Ce lo dobbiamo.

Fonte: ilgiornale.it

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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