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Lo sport ancora nel limbo (decreti legge al capolinea)

Vincenzo Spadafora, lasciando Largo Chigi dopo 17 mesi travagliati, aveva ammesso che quando era stato nominato ministro (dello sport) non conosceva il mondo dello sport (frase che gli era costata non poche critiche), aveva rivendicato le cose buone fatte e aveva spiegato anche che i suoi cinque decreti “sono norme innovative che riguardano molti temi, a partire dal professionismo femminile, dalla possibilità per i paralimpici di entrare nei corpi civili e militari, e soprattutto diritti e tutele che diano finalmente la giusta dignità ai lavoratori dello sport”.

Certo, c’erano aspetti discussi e discutibili, e criticati fortemente soprattutto dal mondo dilettanti come l’abolizione del vincolo che avrebbe messo in ginocchio tante società e il lavoro sportivo. Ma si stava cercando un accordo per fare slittare più avanti alcuni provvedimenti più contestati, e di difficile applicazione in questi tempi, come aveva suggerito, saggiamente, anche Franco Carraro, che di sicuro il mondo dello sport lo conosce come pochi.

La deadline è fissata al 28 febbraio: c’è il rischio reale che dopo tre maggioranze la delega scada e il “mondo dello sport perderà una occasione unica”, ha spiegato ancora Spadafora che ha fatto un ultimo appello ai parlamentari che hanno lavorato in questi anni con lui (alcuni contro di lui). Si ricomincia da capo? Lo sport è nel limbo da troppo tempo anche se le parole di ieri di Draghi sono state accolte con soddisfazione. Non bastano i ristori, peraltro insufficienti: bisogna fare ripartire la “macchina” con provvedimenti di legge.

Presto il premier dovrebbe dare la delega dello sport ad un sottosegretario-sottosegretaria (o ad un tecnico?): c’è la fila, è un posto ambito da molti partiti. Lo stesso Spadafora sarebbe disponibile…

L’altro decreto, il n.1, ora è al Senato: va convertito in legge entro il 1 aprile. E’ stato sicuramente il più importante, quello firmato, in zona Cesarini, dall’ex premier Giuseppe Conte; ha evitato allo sport italiano una figuraccia senza precedenti, dover andare ai Giochi di Tokyo senza inno e bandiera. Ora Malagò si aspetta ancora “aggiustamenti”: va risolto il rapporto sempre difficile, e troppe volte conflittuale, fra Coni e Sport e Salute. Per colpa della politica né Malagò né Vito Cozzoli (e prima ancora Rocco Sabelli) sono stati messi in condizione di lavorare nel migliore dei modi.

Fonte: repubblica.it

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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