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Lo spettro della recessione e il futuro del lavoro: i grandi temi al Festival dell’Economia

I punti chiave

5′ di lettura

Lo spettro della recessione, le risposte attese dall’economia globale, il ruolo positivo che possono giocare individualismo e creatività per riconcepire la vita lavorativa. Ma anche il nuovo ordine mondiale e il ruolo, non più così saldo, della leadership Usa, il destino della globalizzazione e l’eredità delle “primavere arabe”.

La prima giornata del XVII Festival dell’Economia – il primo nel nuovo format del Sole 24 Ore – ha visto una serie di eventi improntati a delineare possibili, o auspicabili, scenari futuri. Se il Nobel Phelps ha concentrato la riflessione sul futuro del lavoro, l’ex ministro Giovanni Tria e il direttore della Banca Mondiale per la macroeconomia Marcello Estevão hanno affrontato con visioni e conclusioni differenti lo spettro della recessione.

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Quale sarà il nuovo ordine mondiale che scaturirà da questa epoca contrassegnata dalla pandemia prima e dalla guerra in Ucraina poi? È la domanda sollevata dal direttore del Sole 24 Ore Fabio Tamburini durante l’inaugurazione ufficiale del pomeriggio ed è anche l’interrogativo che ha fatto da sfondo a molti degli appuntamenti, durante i quali economisti, politici, analisti hanno cercato di fornire una bussola di orientamento. Ci hanno provato Il Nobel per la Fisica Giorgio Parisi, la premio Nobel per la Pace Tawakkul Karman, il presidente dell’Ispi Giampiero Massolo.

Phelps: individualismo e creatività per cambiare l’economia

«L’impresa principale è quella di creare qualcosa di nuovo» ha detto il premio Nobel per l’Economia nel 2006 Edmund Phelps. All’economia e ai loro protagonisti è «richiesta una nuova visione» ha detto Phelps, «per far sì che le persone possano riconcepire anche la loro vita lavorativa. I governi si concentrino non solo sul focus dei successi materiali». Secondo il Nobel, «abbiamo bisogno di una società migliore per avere un’economia migliore, ma la nostra società ha dei problemi». E ancora: «Per una crescita più sostenuta vanno ripensate le modalità del lavoro».

Secondo il Nobel la creatività personale ha avuto un ruolo fondamentale nell’innovazione nei paesi dell’Occidente già a partire dalle guerre napoleoniche. Mentre l’innovazione è spesso stata associata alle scoperte scientifiche e alle esplorazioni, con un tratto fortemente esogeno, secondo Phelps l’innovazione ha avuto una forte caratterizzazione legata alla creatività dei singoli. Di fatto, dunque, un’innovazione che è partita dal basso. Phelps ha citato, come fonte di questa concezione, l’umanista Pico della Mirandola.

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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