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Lo sciopero generale in arrivo: treni e attività a rischio

Sciopero in arrivo, caos assicurato. Basta l’annuncio infatti – e non tanto l’effettiva assenza dal lavoro del personale – a mandare in tilt la città di Milano, con un aumento considerevole di auto in circolazione, tra pendolari e residenti che decidono di spostarsi a prescindere con il proprio mezzo privato. Perciò sembra difficile pensare che venerdì 22 aprile le cose vadano diversamente, anche se i sindacati coinvolti non sono i più “forti” in quanto a iscritti.

Quel giorno saranno a rischio non solo i trasporti ferroviari, Trenord e Trenitalia, (Non i mezzi Atm: metro, autobus e tram) ma tutti servizi, visto che la protesta riguarda i settori pubblici e privati. I sindacati hanno deciso di scioperare per 24 ore venerdì 22 aprile. La manifestazione è confermata dal ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibile sul portale incaricato di seguire gli scioperi.

Sciopero Atm per il 28 aprile

Le sigle sindacali che per il momento hanno aderito alla protesta sono Al Cobas e Usb lavoro privato. Nel dettaglio si comprende che lo sciopero riguarderà l’intera giornata per il settore aereo (da mezzanotte a mezzanotte); così come riguarderà il settore ferroviario, quindi Trenord e Trenitalia (dalle 21 di giovedì 21 alle 21 di venerdì 22); non è coinvolto invece il trasporto pubblico locale. Sciopero anche del setto marittimo e di quello autostradale (dalle 22 di giovedì 21 alle 22 di venerdì 22 aprile).

Il sindacato Usb lavoro, in particolare, promuove la manifestazione di tutte le categorie di lavoratrici e lavoratori coinvolti nella raccolta, produzione, logistica, trasporto, distribuzione e commercializzazione delle merci, lanciato lo scorso febbraio da un gruppo di delegate e delegati operai.

Sciopero del 22 aprile, le motivazioni

“Lo sciopero nazionale di tali settori – scrivono – è indetto sulle seguenti motivazioni: per l’aumento di salari e pensioni a tutela di lavoratori e pensionati dalla speculazione e dall’inflazione divenute ancora più aggressive con l’avvio del conflitto in Ucraina. Per l’introduzione del salario minimo di 10 euro, contro il lavoro povero e contro gli appalti che permettono ai padroni di imporre condizioni di moderno schiavismo. Per il ritorno a una politica economica fatta di investimenti pubblici e nazionalizzazione dei servizi strategici a difesa dell’occupazione e del tessuto industriale, contro gli “aiuti di stato” a vantaggio di imprese e speculatori, come nel caso di Acciaierie Italia, Ita e in base a quanto previsto nel Pnrr. Per l’introduzione del reato di omicidio sul lavoro, più controlli, forti penalizzazioni per i padroni che non osservano le norme e più tutele per gli Rsu/Rls che denunciano illeciti e situazioni di pericolo e nocività”. 

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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