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L’Italia piena di qualità e l’oro più cercato: lo sport con il pubblico

di Beppe Severgnini

Abbiamo ancora negli occhi i risultati dei nostri atleti. Il mancato passaggio diretto della Nazionale ai Mondiali una sorpresa ma non un dramma

Lo sport è uno specchio, ognuno ci vede sé stesso. Lo sport italiano nel 2021 ci ha restituito una lusinghiera immagine nazionale, cui non eravamo abituati: l’autocritica è una dote italiana, ma spesso scivola nell’autolesionismo. I risultati dei nostri atleti ci hanno costretto ad accettare che siamo gente piena di qualità. In Italia c’è tutto: occorre soltanto metterlo insieme. Speriamo di ricordarcene, nell’anno che viene.

Un elenco dei successi sportivi 2021 sarebbe lungo. Meglio accettare la nostra limitatezza: la memoria sceglie, comanda e rimanda. I ricordi di chi scrive potrebbero non coincidere con quelli di chi legge; molti invece saranno simili, alcuni identici. La corsa di Marcell Jacobs a Tokyo, gonfia di una potenza che all’estero — sbagliando — non associano all’atletica italiana. La sincronia della staffetta 4×100 (Patta Jacobs Desalu Tortu, tempo 37’’50): anche stavolta, uno schiaffo agli stereotipi (e un buffetto agli inglesi, eterni secondi). Non solo gli orologi svizzeri, anche gli atleti italiani sanno essere molto precisi.

Restiamo all’Olimpiade. Chi non porta negli occhi la gioia assoluta di Gianmarco Tamberi per il suo oro condiviso? O la determinazione dei marciatori? Le frasi pronunciate dai pugliesi Massimo Stano e Antonella Palmisano sono state memorabili: la medaglia d’oro nei 20 km femminili ha riassunto la lezione di don Lorenzo Milani in diretta tivù. Anche fuori dall’atletica abbiamo stupito, in primo luogo noi stessi. I velisti Caterina Banti e Ruggero Tita hanno segnato la rivincita dei laghi e dei fiumi d’Italia. Nel ciclismo, la vittoria nell’inseguimento a squadre è stata prodigiosa, l’immagine del podio commovente. Lamon, Consonni, Milan e Ganna sembravano i fratelli Dalton con la medaglia d’oro al collo.

Anche al di fuori dei Giochi olimpici ognuno coltiva i suoi ricordi. Una sera d’estate abbiamo acceso il televisore e abbiamo rinunciato a uscire, ipnotizzati dai salti rabbiosi di Paola Egonu e delle nostre pallavoliste, talentuose e multicolori. Una mattina d’inverno abbiamo visto Sofia Goggia, bergamasca prodigiosa, vincere una gara dopo d’altra. Ma invece di dichiararsi Wonder Woman — e avrebbe potuto, considerato cos’è riuscita a fare dopo un infortunio — racconta al Corriere di Brescia d’essere ricorsa alla psicoterapia. Perché l’ha fatto?, le ho chiesto. Perché nessuno si vergogni di chiedere aiuto, mi ha risposto. E Dominik Paris!
Sette vittorie sulla stessa pista a Bormio. Vorremmo ascoltare i commenti nel team austriaco e svizzero, in giornate così.

E poi, certo, gli Europei di calcio: dire di voler vincere e vincere davvero, in stadi mezzi pieni e mezzi arrabbiati, restando sempre uniti. Perché è stato l’Europeo di Barella, Donnarumma, Bonucci e Jorginho, certo; ma anche di Pessina, Berardi e Bernardeschi, senza i quali non andavamo lontano. Su tutti, col suo sorriso da cow-boy triste in un film di Jane Campion, Roberto Mancini, che quando vince il rodeo sembra dire: attenzione, la prossima volta potrei cadere. E poi cade davvero: la mancata qualificazione diretta per i Mondiali 2022 è una sorpresa, non un dramma. Se ce la faremo ad arrivare in Qatar sarà ancora più bello. I fantasiosi campioni d’Europa sono italiani: non potevano scegliere una strada normale.

Cos’altro balena nello specchio sportivo del 2022? Di certo, per restare al calcio, la resa dei conti tra Uefa e Fifa (i Mondiali ogni due anni? Che idea bislacca). E — speriamo — la fine delle ipocrisie contabili. L’assurdità di certe plusvalenze è il segreto di Pulcinella, e l’ingordigia dei procuratori si ridurrà solo con nuove regole: i moniti non bastano. In quanto al campionato, brillano due stelle: l’Inter le vorrebbe insieme sulla maglia.

Nel 2022 aspettiamo il ritorno di Marcell Jacobs: la lunga assenza dalle gare ha alimentato sospetti che devono essere spazzati via. Aspettiamo anche la Ferrari, da troppo tempo costretta al ruolo di comprimaria. C’è infatti un aspetto infantile nei tifosi (e per fortuna!): le vittorie portano attenzione, le sconfitte a ripetizione inducono disinteresse. La MotoGp dovrà dimostrare di saper fare a meno di Valentino Rossi, il nuoto di Federica Pellegrini
: ma gli eredi scalpitano, ed è un buon segno.

Il sogno di tutti? L’immagine che speriamo di vedere nello specchio appannato dell’anno che viene
? Uno sport col pubblico
— il pubblico che incita, che grida, che sospira e che colora. Vorrebbe dire la sconfitta del virus, grazie ai vaccini e al rispetto delle regole. Questa è la medaglia d’oro che desideriamo di più. Perché l’avremo vinta tutti insieme.

31 dicembre 2021 (modifica il 31 dicembre 2021 | 08:02)

Fonte: corriere.it

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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