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L’Italia invasa da 2,3 milioni di cinghiali, Coldiretti: «Distruggono i campi e provocano incidenti»

di Carlotta Lombardo

L’associazione chiede con urgenza un decreto legge per ampliare il periodo di caccia e dare la possibilità alle Regioni di effettuare piani di controllo e selezione. I veterinari: «No alla caccia in aree protette». «Il problema è trovare la modalità per diminuirli»

Un incidente ogni 41 ore nell’ultimo anno, con 13 vittime e 261 feriti gravi a causa dell’invasione di cinghiali e animali selvatici: 2,3 milioni di cinghiali, per l’esattezza, «proliferati — secondo Coldiretti — senza alcun controllo». La stima della maggiore associazione di rappresentanza e assistenza dell’agricoltura italiana su dati Aci Istat parla anche del numero di incidenti gravi con morti e feriti causati dagli animali selvatici: praticamente raddoppiato (+81%) negli ultimi dieci anni sulle strade provinciali.

L’invasione dei cinghiali e il problema della sicurezza

Con l’Italia invasa da 2,3 milioni di cinghiali non c’è solo la peste suina, ma è allarme per la sicurezza delle persone in campagna e città con i branchi che si spingono fin dentro i centri urbani, fra macchine in sosta, carrozzine con bambini e anziani che vanno a fare la spesa. Una situazione, all’indomani dell’incidente mortale di giovedì sera in Versilia (Lucca), tra Viareggio e Torre del Lago, vicino a villa Borbone, costato la vita a un automobilista finito con la macchina contro un albero dopo essersi scontrato con un cinghiale che gli ha attraversato la strada, che ha fatto lanciare il grido d’allarme della Coldiretti. «Migliaia di aziende vedono ogni giorno il proprio lavoro cancellato da 2,3 milioni di cinghiali proliferati senza alcun controllo. Cinghiali che mettono a rischio anche la sicurezza dei cittadini — afferma infatti l’associazione —. «Serve un decreto legge urgentissimo per modificare l’articolo 19 della Legge 157del 1992 per ampliare il periodo di caccia al cinghiale e dare la possibilità alle Regioni di effettuare piani di controllo e selezione nelle aree protette. Non c’è più tempo per le promesse, servono i fatti».

Il parere dei veterinari

«Le aree protette dovrebbero essere tenute al di fuori della caccia, che spaventa e stressa anche gli altri animali che fanno parte del nostro patrimonio faunistico — ribatte Rainer Schneider, direttore sanitario del Cras e
uno dei massimi esperti di cura degli animali selvatici d’Italia
—. In Piemonte ci sono addirittura dei cacciatori che tengono i cinghiali per addestrare i cani alla caccia… insomma, il discorso è ampio e non è immune dagli interessi dei cacciatori». Fuori discussione, secondo Massimo Castagnaro, membro del College europeo dei patologi veterinari (Ecvp) e docente di patologia veterinaria all’Università di Padova — è il fatto che il numero dei cinghiali debba essere ridotto: «Il vero grande problema — afferma — è trovare un modo per farlo che metta d’accordo tutti. Il decreto parla di aumentare il tempo di abbattimento, è un modo surrettizio per abbattere più animali. Qualcuno sta pensando addirittura alla cattura, non all’abbattimento ma alla macellazione».

L’umanizzazione

I branchi dei cinghiali si spingono sempre più vicini ad abitazioni e scuole, fino ai parchi, distruggono i raccolti, aggrediscono gli animali, assediano stalle, causano incidenti stradali con morti e feriti e razzolano tra i rifiuti con evidenti rischi per la salute. «I cinghiali sono proliferati anche perché mancano i predatori naturali, come i lupi e i cani selvatici — spiega ancora Schneider —. Si abituano poi alla presenza dell’uomo perché purtroppo la gente dà loro da mangiare, come succede ai cinghialetti che si trovano in spiaggia in Liguria. Il cinghiale non ha più paura e si avvicina e si avvicina sempre di più; è l’effetto dell’umanizzazione dell’animale» Secondo Coldiretti, i cinghiali sono un flagello per i campi e per le tavole. La situazione sarebbe ormai diventata insostenibile in città e nelle campagne con danni economici incalcolabili alle produzioni agricole ma, a venire compromesso, sarebbe anche l’equilibrio ambientale di vasti ecosistemi territoriali in aree di pregio naturalistico con la perdita di biodiversità sia animale che vegetale. «Con la siccità — sostiene Coldiretti — che ha ulteriormente aggravato il deficit alimentare dell’Italia che produce appena il 36% del grano tenero che le serve, il 53% del mais, il 51% della carne bovina, il 56% del grano duro per la pasta, il 73% dell’orzo, il 63% della carne di maiale e i salumi, il 49% della carne di capra e pecora mentre per latte e formaggi si arriva all’84% di autoapprovvigionamento. Mentre con le tensioni internazionali causate dalla guerra in Ucraina sono esplose le spese degli agricoltori per energia e materie prime». La denuncia del presidente della Coldiretti Ettore Prandini:«È paradossale che con i costi fuori controllo noi dobbiamo spendere di più per coltivare e il raccolto ci vien distrutto dai selvatici. Ma ci sono anche agricoltori che hanno addirittura perso la vita a causa dei cinghiali e in un Paese normale ciò non dovrebbe essere possibile».

29 luglio 2022 (modifica il 29 luglio 2022 | 13:52)

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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