Viva Italia

Informazione libera e indipendente

L’inquietudine ucraina per le armi italiane: «Vecchie e senza munizioni, i russi ci bombardano con tutto…

Sul fronte a Bakhmut, dove alcuni militari criticano i Mod63, inviati dal nostro Paese: sono inefficienti contro la minaccia rappresentata dalle armi russe (contrariamente ai blindati Lince e ai cannoni FH-70)

DAL NOSTRO INVIATO
BAKHMUT (UCRAINA) — I militari in prima linea da queste parti detestano il bel tempo d’inverno: per loro significa temperature più rigide della media e soprattutto cieli tersi, che aiutano i droni nemici a scrutare dall’alto gli obiettivi da colpire.

Siamo tornati a toccarla con mano ieri, arrivando a Bakhmut per il terzo giorno consecutivo, questa diffusa inquietudine che cova tra i soldati intirizziti a maledire contro il sole che non scalda e invece mette a nudo i difetti delle coperture mimetiche su uomini, rifugi e mezzi.

A mezzogiorno la colonnina di mercurio tendeva a scendere sotto i meno otto, la notte precedente era arrivata a meno tredici.

E, infatti, di fronte alle isbe contadine trasformate in dormitori, presso i bunker ricavati dalle cantine dei palazzi e sino alle trincee più esposte, era tutto un brusio di soldati imbacuccati e indaffarati a tagliare alberi e impilare legna per le stufette da campo.

Tanto per capire: due settimane fa i cieli erano grigi, le nuvole basse si confondevano coi banchi di nebbie, cadeva una pioggia sottile mista a neve, ma il termometro era rimasto sempre attorno allo zero. «Meglio l’umido, se ti puoi asciugare di fronte al fuoco, che non i muscoli irrimediabilmente gelati durante i pattugliamenti e la visibilità ottima destinata ad aiutare l’offensiva russa», confidavano le unità ucraine.

Il bel tempo coincide oltretutto con l’intensificarsi dei bombardamenti russi. «Da oltre una settimana i loro tiri sono continui, massici, e aumentano di giorno in giorno, sparano con tutto ciò che hanno a disposizione», ripetono quasi con le stesse parole civili e militari. Ieri la strada principale a due corsie che da Kostyantynivka porta a Bakhmut poteva essere percorsa solo con i blindati, o comunque ai posti di blocco la sconsigliavano caldamente alle auto civili. Ma anche tra i villaggi affacciati sulle vie secondarie cresce il timore che lo sbarramento di fuoco possa interrompere il traffico.

I comandi ucraini accusano inoltre Mosca di avere sparato dai droni granate K-51 alla cloropicrina, un agente chimico dell’epoca sovietica vietato dalle Convenzioni di Ginevra contro le armi non convenzionali. «Abbiamo sentito che, secondo l’intelligence americana, nei prossimi mesi la guerra potrebbe ridursi ad una serie di scaramucce a bassa intensità. Però, anche dal Pentagono ammettono che il teatro di Bakhmut resta caldo. Noi, qui dal terreno, possiamo solo dire che lo scontro nel nostro settore non è mai stato tanto grave. Non vediamo alcuna pausa», ci ha detto Ruslan, un caporale 36enne della 30esima Brigata composta di convalescenti per ferite di guerra appena tornati in servizio.

L’incontro più interessante avviene in uno dei ristorantini di Kostyantynivka, dove tre artiglieri — Nikolay di 53 anni, Oleg 44 e Ivan 27 — si dicono «molto delusi» dai mortai da 120 millimetri Mod63 forniti dall’Italia cinque mesi fa.

«Sono modelli vecchi, superati, abbiamo visto che sono stati fabbricati nel 1966, oltretutto i sistemi di ottici e di puntamento risalgono al 1947. Risultano molto peggiori dei corrispettivi sovietici della Seconda guerra mondiale. La nostra unità ne ha ricevuti 6, però da Roma non sono mai arrivate le munizioni. Quelle italiane pesano 30 chili l’una e secondo i manuali dovremmo poterne sparare 8 al minuto. Così, abbiamo dovuto arrangiarci adattando granate americane e polacche, che però pesano 16 chili e riducono sia la precisione che la lunghezza del tiro. Oggi a malapena riusciamo a sparare 2 colpi al minuto che non vanno oltre 3 o 4 chilometri, meno della metà di quelli previsti. Stiamo cercando di cambiarli con mortai svedesi molto più avanzati», dicono e condividono un loro video girato sul fronte dove traspare l’inefficienza imbarazzante dei Mod63.

In altre occasioni ci è capitato di sentire invece le lodi dei blindati Lince o dei cannoni FH-70 da 155 millimetri italiani.

A Kiev sperano di ricevere presto da Roma gli Mlrs, i lanciarazzi multipli che sarebbero di grande aiuto in questo infinito duello a distanza tra artiglierie.

4 dicembre 2022 (modifica il 4 dicembre 2022 | 22:10)

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

Related Posts

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *