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L’Everest in Business Class | MountainBlogMountainBlog | The Outdoor Lifestyle Journal

Lukas Furtenbach a Colle Sud, con la vetta dell’Everest alle spalle. Foto: Lukas Furtenbach

L’alpinista austriaco Lukas Furthenbach parla della crisi climatica, dell’alpinismo veloce e del rilancio del turismo in Nepal

Cresciuto in Austria tra le Alpi, Lukas Furtenbach sognava spesso di arrivare un giorno in cima all’Everest. Nel 1999, ancor adolescente, è arrivato in Nepal e ha realizzato le prime scalate sull’Himalaya, imparando ad acclimatarsi e apprendendo le tecniche di arrampicata in alta quota.

Da allora, dopo aver scalato tutte le cime principali, Furtenbach conduce gli altri in vetta. La sua agenzia  vanta una percentuale di successo del 100% sull’Everest, con un record di incidenti pari a zero. È stato anche il pioniere dell’”alpinismo veloce”, utilizzando tende ipossiche per favorire l’acclimatamento e rendere possibile una rapida scalata dell’Everest.

“Avere la montagna più alta del mondo, fa del Nepal la migliore destinazione turistica”, ha affermato in settimana Furtenbach al giornale NepaliTimes,  dopo essere rientrato a  Kathmandu dal Campo Base. “Ma è la connessione con la natura selvaggia che mi dà il massimo. Poi ci sono le persone, i partner e la bellezza del Nepal”.

Tuttavia l’austriaco ha visto l’Everest cambiare molto da quando ha iniziato a scalare due decenni fa. Le cause sono  soprattutto il sovraffollamento, i rifiuti e i cambiamenti climatici.

Il ghiaccio blu che si riduce sempre più ogni anno, anche a 8.000 metri di altezza sul Colle Sud, lo preoccupa. Nonostante tutte le spedizioni di pulizia, la sella sotto l’Everest presenta ancora i detriti delle spedizioni.

“A meno che la protezione ambientale non diventi una priorità per tutti e non venga sostenuta da leggi governative, sarà difficile per l’Everest mantenere la sua immagine incontaminata”, avverte.

Le spedizioni di Furtenbach assicurano una “scalata sostenibile” con la gestione dei rifiuti e la rimozione di quellli organici, la riduzione delle emissioni di carbonio con pannelli solari e il trattamento delle acque reflue al Campo Base.

Per il suo stile di alpinismo “veloce”, si è guadagnato una reputazione (e parecchie critiche). In questa stagione ha battuto il suo stesso record guidando sulla montagna 17 clienti provenienti da Europa, Stati Uniti e altre parti del mondo  in soli 16 giorni, dopo essersi acclimatato sulle Alpi in speciali tende ipossiche con ossigeno ridotto prima ancora di arrivare in Nepal. Nega di aver trascinato in quota clienti con poca esperienza su corde fisse e di aver fornito loro ossigeno supplementare ad alto flusso. Furtenbach ammette che i suoi alpinisti utilizzano fino a 8 litri di ossigeno al minuto, ma solo nei tratti tecnici a quote più elevate, per evitare colli di bottiglia.

Oltre all’Everest, Furtenbach lavora con guide nepalesi anche sul Dhaulagiri, sul Manaslu e sull’Annapurna. Come operatore straniero, Furtenbach ha affermato che avere buoni partner locali è stata la chiave del suo successo. “Sto ancora lavorando con i miei partner sherpa di 22 anni fa, il legame con persone valide è davvero importante”, ha ribadito Furtenbach, ma ha aggiunto che la burocrazia e l’eccessiva regolamentazione da parte del governo scoraggiano le spedizioni straniere.

Furtenbach richiede l’esorbitante cifra di 95.000 euro per condurre i suoi clienti in cima all’Everest, ed è stato anche criticato per le sontuose sistemazioni. Ma lui sostiene di volersi  solo assicurare che coloro che lo pagano per raggiungere la vetta siano al sicuro e stiano bene.

Non risparmia elogi per le guide d’alta quota del Nepal e sostiene fortemente che devono essere trattate bene e pagate bene. “Senza gli sherpa o gli operatori d’alta quota, nessuna spedizione sopra gli 8.000 metri ha successo in Himalaya”, ha detto. “Il loro sostegno durante le mie spedizioni è stato una benedizione. Ho fiducia in loro e nel loro duro lavoro”.

La comunità alpinistica nepalese, le famiglie delle guide e il turismo hanno sofferto pesantemente negli ultimi due anni durante la pandemia. Centinaia di migliaia di persone hanno perso i loro mezzi di sostentamento. Anche l’azienda di Furtenbach ne ha risentito. Ma con il ritorno alla normalità, l’austriaco ha già in programma spedizioni a settembre su Ama Dablam, Manaslu e Dhaulagiri.

Aggiunge Furtenbach: “In fin dei conti, comprendere il Nepal e i suoi turisti è ciò che terrà a galla imprenditori come noi”.

Fonte: mountainblog.it

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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