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Lega, colpo dei bossiani a Brescia. A Varese Salvini vince per 12 voti

di Claudio Bozzadi Claudio Bozza

Partito diviso nella provincia del Senatùr. Il leader: tutti i segretari faranno squadra. «Sono un segretario di partito felice. Nella Lega sta andando tutto bene»

DAL NOSTRO INVIATO
BUSTO ARSIZIO (Varese) — Al Teatro Sociale c’è una poltrona vuota in prima fila. Sopra c’è una bandiera della Lega con appoggiati un paio di occhiali rossi. Sono quelli di «Bobo» Maroni, appena scomparso. In tanti si avvicinano, commossi. Domenica mattina: sul palco, con il governatore lombardo Attilio Fontana in veste di militante, è intanto iniziata una partita chiave. E Matteo Salvini la spunta per appena 12 voti. Al Sociale di Busto Arsizio, 638 militanti della Lega sono gli aventi diritto al voto per eleggere il nuovo segretario provinciale di Varese. È un congresso vero, in piena regola. Una testa un voto, nel segreto dell’urna, da cui dipende anche la tenuta del segretario federale Salvini. Idem a Brescia, altro territorio chiave per il Carroccio, dove però il candidato del leader, Alberto Bertagna, viene sconfitto per 26 voti dalla sindaca di Torbole Casaglia Roberta Sisti, ex salviniana che ha cambiato rotta dopo la caduta elettorale. Finisce 365 a 391.

Sono due sfide locali, che hanno un valore nazionale. Perché Varese, in primis, è la Nazareth della Lega. Tutto iniziò da qui, nel 1984, quando Umberto Bossi fondò la Lega lombarda presso lo studio del notaio Bellorini. Alla fine, dopo quasi 8 anni senza congresso, vince il candidato salviniano Andrea Cassani, sindaco di Gallarate, in quota Salvini, che batte lo sfidante Giuseppe Longhin, militante delle origini e appoggiato anche dal Comitato Nord guidato da Umberto Bossi: 229 contro 217 voti. Appena 12 di scarto. A fare da «arbitro» c’è il commissario uscente del partito Stefano Gualandris, fedelissimo del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che nel varesotto ha il suo fortino identitario e politico. Ma ieri, in questa sorta di «Giorgettistan», il vicesegretario (non proprio in linea con Salvini) ha scelto strategicamente di non affacciarsi nemmeno.

A Brescia, altro cuore economico e produttivo lombardo, almeno a livello numerico il duello era ancora più rilevante: 1.034 gli aventi diritto. Incassato il risultato di Varese, Salvini aveva tirato un (piccolo) sospiro di sollievo, perché se ieri gli fosse andata male lì, specie dopo aver perso un congresso identitario come quello di Bergamo, sarebbe aumentato il pressing di chi gli chiede un passo indietro dopo il 25 settembre. Ma la battaglia politica, specie dopo la sfida lanciata a Salvini da Bossi con il Comitato Nord, è solo agli inizi. Anche perché il risultato di Brescia, giunto a fine serata, ha tolto il sorriso al vicepremier. Che poi prova a consolarsi con la vittoria al congresso di Pavia, terra del super bossiano Angelo Ciocca: qui la spunta Jacopo Vignati su Roberta Marcone. «C’è una Lega spaccata a metà. Chi vince lo fa per pochissimi voti, c’era bisogno di arrivare a questo?» si domanda Paolo Grimoldi, coordinatore del Comitato Nord guidato dal redivivo Bossi.

Tutto mentre Salvini prova a gettare acqua sul fuoco: «Sono un segretario di partito felice. Nella Lega sta andando tutto bene. Brescia, Como, Cremona, Lodi, Pavia, Rovigo e Varese: felice e orgoglioso di come la Lega coinvolga e dia la parola a migliaia di militanti». A Como ha vinto Laura Santin (uscente e unica candidata), moglie di Fabrizio Cecchetti, commissario della Lega in Lombardia e fedelissimo salviniano. Ma ora a Salvini, da ministro delle Infrastrutture, non resta che tentare una ricostruzione, quella del suo partito.

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4 dicembre 2022 (modifica il 4 dicembre 2022 | 22:44)

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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