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Le piazze della movida chiuderanno alle 22

TORINO. Chiusura delle piazze della movida dopo le 22 e giro di vite delle forze dell’ordine chiamate a far rispettare le misure anti contagio. Sono queste le ipotesi allo studio del Comitato per la sicurezza e l’ordine pubblico convocato oggi in Prefettura, per decidere come attuare a Torino le disposizioni dell’ultimo decreto del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, entrate in vigore ieri. Due le aree torinesi ad alto rischio chiusura, soggette a una sorta di lockdown mirato per arginare la diffusione del Covid: piazza Vittorio e piazza Santa Giulia. Decisione delicata, consentita dall’articolo 1 del nuovo documento che ha introdotto una frase al precedente decreto, del 13 ottobre: «Delle strade o piazze nei centri urbani, dove si possono creare situazioni di assembramento, può essere disposta la chiusura al pubblico dopo le 21». Tenendo conto, però, delle esigenze «degli esercizi commerciali legittimamente aperti» e dei cittadini residenti in quelle zone.

Questione spinosa. Anche perché le esigenze che vengono riconosciute dallo stesso decreto, derivano dal fatto che le attività di ristorazione possono restare aperte dalle 5 alle 24. Da qui il conflitto, di non facile soluzione, sulle misure da adottare: introdurre da un lato il blocco all’accesso alle zone della movida e dall’altro fare salva l’apertura consentita ai locali. E la delicatezza del tema è stata subito colta ieri dalla sindaca Chiara Appendino, rimarcando la «solitudine delle decisioni» dei primi cittadini, cui il presidente Conte ha demandato la responsabilità di istituire le zone di «lockdown urbano» per motivi sanitari.
Il parere delle istituzioni

«La scelta di chiudere al pubblico piazze e strade deve essere concertata da tutte le istituzioni territoriali, con ampie competenze in termini di sicurezza e controllo. Non può in alcun modo essere in capo alle singole Amministrazioni» ha detto la sindaca. Rimostranze motivate anche dal fatto che il testo del nuovo decreto, malgrado l’intervento del presidente del Consiglio di Ministri sul compito richiesto ai sindaci italiani, non è parso esaustivo sul percorso procedurale da adottare dai Comuni. Stando alle valutazioni provenienti da Roma, saranno in ogni caso i sindaci a dover firmare le ordinanze di chiusure, previa discussione in sede di Comitato per la sicurezza e l’ordine pubblico.

I commercianti
Per gli esercenti che si trovano nelle zone a rischio della città, la sostanza non cambia. «Con queste premesse tanto vale chiudere, senza attendere i divieti del Comune» dicono in piazza Vittorio. Anche se l’obiettivo del Dpcm è quello di ridurre gli assembramenti e non di «bloccare» le attività. Caso emblematico quello documentato nei giorni scorsi dalla Stampa in piazza Santa Giulia: assembramenti in strada dopo l’ora di chiusura dei locali, scarsa osservanza delle disposizioni sull’impiego di mascherine all’aperto, e l’ «atteggiamento» tollerante delle forze dell’ordine. Anche su questo fronte è previsto un inasprimento dei controlli, finora votati più alla persuasione sui comportamenti corretti da seguire e che alla repressione delle infrazioni. 

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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