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Le etichette che spingono gli acquisti? Green, lifestyle e locale nella top 10


Packaging green, sostenibilità, italianità, rich-in e free-from: l’etichetta si fa portavoce dell’identità del consumatore che esprime i suoi valori nelle scelte d’acquisto quotidiane. A scattare la fotografia dei trend in etichetta che guidano le scelte d’acquisto degli italiani nella distribuzione moderna è la decima edizione dell’Osservatorio Immagino di GS1 Italy che ha seguito l’evoluzione di 11 panieri per 125.431 prodotti totali. Ne è emerso, ad esempio, che i prodotti che forniscono informazioni sulle confezioni, dall’italianità alla sostenibilità, valgono 11,2 miliardi di ricavi, e di questi circa 30 mila riportano in etichetta un claim o un’informazione relativa alla sostenibilità

Dalla Redazione

etichetta

(copyright: Freepik)

Che si tratti di stile di vita, ideali, diete o religione, il consumatore italiano rivendica sempre più il suo spirito identitario nella sua spesa quotidiana. A mettere nero su bianco i trend in fatto di “etichetta” è la decima edizione dell’Osservatorio Immagino di GS1 Italy, che ogni sei mesi immortala il carrello degli italiani incrociando i dati di vendita Nielsen con le informazioni che compaiono in etichetta. Quest’anno lo studio ha preso in esame le etichette di 125.431 prodotti food, non food e pet food venduti nei supermercati e ipermercati italiani, suddivisi in 11 cluster. Un paniere che, nel periodo preso in considerazione (da giugno 2020 a giugno 2021), ha generato un giro d’affari di poco inferiore ai 39 miliardi di euro, pari all’83% del sell-out totale realizzato dai supermercati e ipermercati italiani.

È tutta questione di etichetta. Il 14% dei prodotti monitorati fa parte del cluster “lifestyle”: prodotti che soddisfano alcuni requisiti richiesti da chi ha deciso di adottare uno stile di vita preciso, e di conseguenza di consumo, come il veganesimo o il seguire determinati dettami religiosi. Questi prodotti generano il 10,3% del sell-out di ipermercati e supermercati italiani (nel 2018 il dato si attestava all’8,1%) per oltre 3,3 miliardi di euro di vendite. In questa categoria spiccano i prodotti vegani che hanno registrato un +5,7% di vendite annue, mentre cala il bio, che secondo questo ultimo report sembra abbia smesso di crescere registrando un -0,3%.

Anche l’italianità è un driver d’acquisto importante. Dopo il boom avvenuto con la pandemia (leggi qui), ora il trend dell’italianità rallenta, anche se continua a crescere dell’1,8% rispetto ai 12 mesi precedenti generando un fatturato da 8,7 miliardi di euro. Grande accelerazione per le etichette Docg, che hanno visto un aumento del 17% del giro d’affari. Anche la regionalità espressa in etichetta è un buon driver d’acquisto: tra le regioni con maggior giro d’affari troviamo il trentino Alto Adige, davanti a Sicilia e Piemonte.

Sostenibilità. Nell’ultimo report i prodotti che riportano in etichetta almeno un claim o una certificazione relativa all’attenzione all’ambiente hanno superato quota 30 mila per un giro d’affari da oltre 115,5 miliardi di euro (+3,2% rispetto ai 12 mesi precedenti). GS1 suddivide in quattro aree le indicazioni di tipo “green” presenti sulle confezioni: management sostenibile delle risorse, agricoltura e allevamento sostenibili, responsabilità sociale e rispetto degli animali.

Packaging. Sempre legato al tema della sostenibilità, le confezioni che riportano in etichetta delle informazioni relative alla riciclabilità del packaging sono aumentate del +4,1% sullo scorso anno. Di fatto quasi un terzo di tutti i prodotti analizzati dall’Osservatorio forniscono informazioni utili su come smaltire correttamente la confezione.

Free-from e Rich-in. Se un tempo informazioni come “senza conservanti” o “senza coloranti” giocavano un ruolo importante, ora perdono di peso, tanto da diventare informazioni scontate per i consumatori. Si conferma invece la tendenza a sottolineare la riduzione di zuccheri così come si predilige puntare in etichetta sull’aspetto proteico dei prodotti. A crescere a doppia cifra sono i claim dedicati al Free-from o al Rich-in: indicazioni come “senza antibiotici” registrano un +18% mentre il “non fritto” registra un +16,5%. Tra i Rich-in spopolano gli alimenti ricchi soprattutto in magnesio, potassio e zinco. A queste categorie, la decima edizione del report ha ampliato il suo raggio d’analisi, esaminando anche i cluster relativi alle intolleranze, loghi e certificazioni, poi ancora le etichette che sottolineano eventuali “ingredienti benefici”, metodi di lavorazione e texture di prodotti, per 11 cluster totali.

Copyright: Fruitbook Magazine

Fonte: fruitbookmagazine.it

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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