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Lavoro: le soft skills che ti insegna lo sport

Per farti assumere o promuovere, copia gli sportivi. Perché oggi in ufficio contano soft skills che impari sui campi da gioco: lo spirito di squadra, l’autostima, il coraggio. E anche la capacità di gestire una sconfitta

Se stai cercando il tuo primo impiego o vuoi dare slancio alla carriera, copia gli sportivi. Che gli atleti possano essere d’ispirazione anche nel mondo del lavoro è risaputo, ma oggi le società di selezione del personale danno sempre più peso a qualità da gara, come lo spirito di squadra e la resilienza. Non solo: diverse ricerche dimostrano che avere un passato sportivo facilita le promozioni. Ma su quali caratteristiche bisogna puntare? La risposta arriva da un libro: Gameday. Perché le ragazze devono imparare a correre dietro a un pallone (Gribaudo), scritto da Monica D’Ascenzo, giornalista de Il Sole 24 ore e responsabile del blog Alley Oop – L’altra metà del Sole. «È un periodo difficile, tra pandemia e guerra che picchiano duro sull’economia e, quindi, anche sul mercato del lavoro» spiega D’Ascenzo. «Ecco perché le famose soft skills (le abilità non tecniche) sono più importanti di una laurea a pieni voti. E lo sport ce ne insegna parecchie».

Il talento non basta

Una su tutte? La consapevolezza che il talento non basta. «Me l’ha confessato la cestista Cecilia Zandalasini, che a 26 anni ha già girato il mondo (e vinto ovunque) e oggi gioca alla Virtus Bologna» spiega la giornalista. «Sin da piccola le ripetevano che era la più brava e, spesso, anche noi donne lo siamo, con i voti da record e un curriculum impeccabile, ma poi fatichiamo ad arrivare al vertice. Ci manca la strategia, la tattica degli sportivi che si allenano in modo scientifico e affinano tante altre qualità oltre al talento». 

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– Una carrellata di campioni capaci di vincere e di superare le sconfitte, di resilienza e di coraggio. Iniziamo da Paola Egonu, pallavolista.

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– Naomi Osaka, tennista.

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– Jannik Sinner, tennista.

– Gregorio Paltrinieri, nuoto.

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– Le farfalle azzurre della ginnastica ritmica.

Tra le più determinanti spicca la capacità di alzare la mano, di assumersi rischi e responsabilità, che è l’arma sfoderata da Cristiana Girelli, attaccante delle Azzurre di calcio che stanno giocando gli Europei in Inghilterra. «Per lei, vuol dire tirare il rigore più difficile, quello decisivo» prosegue D’Ascenzo. «Noi donne siamo un po’ carenti su questo fronte: dovremmo imparare ad alzare la mano più spesso».

Lo dimostra anche uno studio di Banca d’Italia sui risultati nei test di assunzione a risposte multiple, in cui gli uomini si buttano anche se non sanno la risposta e magari la azzeccano, mentre noi lasciamo in bianco e conquistiamo quindi un punteggio minore.

L’autostima

Per tirare i rigori, certo, ci vuole anche tanta autostima. Ne hanno da vendere le nuove leve del nuoto che hanno sbancato i Mondiali di Budapest, dal duo Santoro-Pellacani fino a Benedetta Pilato e a Thomas Ceccon, o le Farfalle della ginnastica ritmica che hanno appena conquistato una doppietta di ori agli Europei: giovani, sfrontati al punto giusto e sicuri. «Lo vediamo anche noi: le persone che hanno un passato sportivo nel curriculum si confermano ottime scelte e se li seguiamo nel tempo notiamo che fanno carriera» racconta Carola Adami, ceo di Adami e Associati, leader nella ricerca e selezione del personale. «Quindi, se anche non abbiamo fatto agonismo, possiamo tranquillamente ispirarci alle routine dei campioni».

L’arte del fallimento

L’autostima va di pari passo con un’altra soft skill: l’arte del fallimento. Perché se cadi, devi rialzarti senza perdere fiducia in te stessa. A Monica D’Ascenzo l’ha raccontato la pallavolista Paola Egonu, che ha vissuto sulla sua pelle il tonfo alle Olimpiadi di Tokyo, quando tutte davano lei e le azzurre per favorite. «Qui il trucco è contestualizzare, ovvero analizzare la situazione e limitare il fallimento al singolo caso. Lei, Paola, ha capito che aveva perso un trofeo, non distrutto una carriera. Non doveva mettersi in discussione come professionista e, soprattutto, come persona. Così mi è piaciuto molto il tennista Jannik Sinner quando a Wimbledon ha ammesso con candore che alla sua età è normale perdere contro un mito come Novak Djokovic».

Il benessere mentale

La “testa”, insomma, oggi conta più che mai: essere consapevoli, equilibrati e risolti fa la differenza. Come hanno mostrato la tennista Naomi Osaka e la ginnasta Simone Biles, che hanno deciso di scendere dalla giostra, anche solo per qualche giro, e non si sono vergognate della loro scelta. «La capacità di guardarsi dentro è vitale, insieme all’empatia» aggiunge Carola Adami. «Il mondo del lavoro ormai vive in perenne cambiamento e per farne parte serve una buona stabilità psicologica. Consiglio a tutti di investire sul proprio benessere mentale: ognuno trova la sua strada, che siano lo yoga o la mindfulness, la corsa o il volontariato. L’importante è rimanere centrati e resistere. Rubiamo ancora un paragone allo sport: la carriera assomiglia a una maratona, non a una gara di velocità e serve essere saldi e dosare l’energia per andare avanti a lungo».

Una nuova idea di leadership positiva e gentile

Lo sanno bene le Azzurre del calcio: hanno esordito agli Europei con una bruciante sconfitta, ma l’attaccante Cristiana Girelli ha promesso che avrebbero continuato a sfoderare grinta e coraggio. «È il famoso coraggio di rischiare» conclude Monica D’Ascenzo. «Cristiana è una giocatrice solare, ha un carattere aperto e giocoso. Sa essere una tipa tosta, quando serve, ma non per questo diventa arrogante e antipatica, come tanti suoi colleghi maschi che si fanno rispettare solo a suon di urla e occhiatacce. Dalle donne dello sport facciamoci ispirare anche per questa nuova idea di leadership positiva e gentile».

Riproduzione riservata

Fonte: donnamoderna.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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