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Lara, viaggio al contrario. “Non sono la prima a emigrare per sport”

Frequenta le piste fin dal pancione di mamma, poi sono arrivati i primi passetti al parterre, quindi i compiti sul motorhome. Lara Colturi, figlia di Alessandro, maestro ed istruttore, e di Daniela Ceccarelli, oro olimpico in superG a Salt Lake City 2002, oggi voce Rai per lo sci, è pronta a scrivere la sua storia. Che, però, per ora, non prosegue per il Tricolore, ma sotto il rosso dell’aquila a due teste della bandiera dell’Albania. Nelle sale stampa del circo Bianco, fra uno snack e una bibita, baby Lara era più interessata a quel giochino col cellulare per indovinare le parole che non al festival di centesimi ed intermedi.

Ora, però, dopo il rinvio del gigante di Soelden, dove sarebbe stata fra le più giovani debuttanti in Coppa, miss Colturi ha nell’ordine, messo via gli sci da gigante, compiuto 16 anni, trascorso del tempo a Tirana, sua nuova patria d’adozione e preparato i materiali da slalom con cui volare in Finlandia, per le due gare di Levi che, domani e domenica, daranno finalmente il via anche alla coppa femminile. Nella terra di Babbo Natale, loro, le altre e Lara hanno scritto la letterina a santa Claus: la scelta di debuttare subito in Coppa «È venuta passo passo con le prime vittorie in Argentina, nella South American Cup» dove questa estate Colturi ha dominato con 8 podi e 6 vittorie, su atlete ben più grandi e con distacchi spesso importanti. «L’obiettivo iniziale era fare almeno 140 punti Fis, ma è andata meglio».

E allora, se il talento non manca perché cambiare Paese? Perché questa fuga di cervelli anche sugli sci? C’è chi sceglie l’home schooling per seguire da vicino i propri figli; c’è chi li manda all’estero a studiare, dove trovano condizioni migliori. Non sarà né la prima né l’ultima: ricordate un certo Marc Girardelli o più recentemente Kilian Albrecht oggi manager di Mikaela Shiffrin -, Estelle Alphand, altra figlia d’arte -, Romed Baumann, solo per citarne alcuni. Tutti campioni, però, che – Girardelli a parte hanno fatto la scelta di passare il confine a carriera avanzata o per proseguirla alle loro condizioni.

Mettiamola così: per Colturi è stato un mix di opportunità. Mamma Ceccarelli già allenava atleti albanesi di stanza a Sestriere. Lara è cresciuta con loro: «Di mamma ho preso la determinazione, da papà la tranquillità». Ormai pronta per le serie maggiori, fosse rimasta in azzurro avrebbe iniziato un cursus decisamente honorum, ma più lungo. Così, invece, potrà subito confrontarsi con le big, restando, però, in famiglia: sia nel massimo circuito sia nelle prossime gare di coppa Europa su cui Lara intende concentrarsi dopo Levi, a seguirla saranno ancora mamma e papà, mentre anche il fratellino Yuri studia da campioncino. «Adorando anche il tennis», precisa Lara.

Përshëndetje, ciao: «Quante parole conosco in albanese? Ci sto lavorando», dice lei, «Capisco che non sia una scelta facile da comprendere, e non è stata una scelta facile nemmeno per noi. Però pensiamo che in molti altri sport nessuno si scompone dei tanti italiani che giocano o lavorano all’estero». Sul possibile ritorno a casa Lara è serena: «Sono italiana e avrò sempre la possibilità di gareggiare per l’Italia». Chi la conosce bene dice che se il mondo cascasse, lei si sposterebbe un po’ più in la, inseguendo sempre i suoi sogni. Come ha già fatto col pattinaggio: finché ha potuto ha portato avanti ghiaccio e neve insieme, a livello agonistico: «Poi ho scelto lo sci, ma pattino ancora: il doppio axel è il mio salto». E allora via, sugli sci, doppio salto, doppia manche per continuare a sognare. Forza, anzi Pac fat Lara!

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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