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L’anticorpo monoclonale italiano batte le varianti, ma la sperimentazione arranca

Firenze, 20 luglio 2021 – L’anticorpo monoclonale italiano neutralizza tutte le varianti del virus SarS-CoV2 e viene somministrato semplicemente con una iniezione, anche a casa del paziente, anziché per via endovenosa in ospedale diversamente da quelli prodotti negli Usa. Ma questo anticorpo di seconda generazione, superata la prima fase clinica con ottimi risultati, guarda con fatica al traguardo delle due fasi successive di sperimentazione: mancano infatti candidati-pazienti e finanziamenti. A parlare direttamente delle difficoltà incontrate è il ‘padre’ del monoclonale Made in Italy, Rino Rappuoli, direttore scientifico e responsabile Ricerca e Sviluppo di GlaxoSmithKline, alla Giornata del Ricercatore alla Maugeri di Pavia.

I tempi della fase 2 e 3 non sono attualmente prevedibili, ha spiegato lo scienziato – “il programma prevede che il test venga effettuato su 800 persone che hanno avuto tampone positivo: abbiamo cominciato a metà maggio e finora ne abbiamo reclutati solo un centinaio. È difficile contattare eventuali candidati per ragioni di privacy”.

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Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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