Viva Italia

Informazione libera e indipendente

Lancia, dai 4 cilindri a “V stretta” ai motori di Aurelia e Flavia

Chi conosce un po’ la storia dell’auto sa che Lancia non è un marchio che si fa ricordare soltanto per l’eleganza dei suoi modelli, ma anche – e soprattutto – per le moltissime innovazioni che ha introdotto praticamente da sempre, ispirando l’industria automobilistica. Non soltanto nazionale.

E se alcune soluzioni – come la prima carrozzeria portante inaugurata dalla celeberrima Lambda (una delle auto candidate al titolo di “vettura del secolo”) – hanno avuto un’eco prolungata negli anni, rimanendo celebri anche per i non-appassionati, in realtà la lista di brevetti e innovazioni sarebbe lunga già soltanto nel comparto motori. Ecco dunque una selezione dei propulsori più importanti.

Il tri-blocco della Dialfa

Ricavare motori plurifrazionati unendo due blocchi è una pratica che nella prima metà del secolo sarebbe diventata molto in voga (ad esempio lo ha fatto anche Alfa Romeo con l’8 cilindri della 8C, realizzato unendo due unità a 4 cilindri), ma Lancia iniziò molto prima: la Dialfa del 1908, variante a 6 cilindri dell’Alfa (nella foto), proponeva appunto un propulsore con tre blocchi da 2 cilindri, per 3.8 litri di cilindrata e 40 CV.

Lancia, i motori più innovativi

Il monoblocco della Beta 15/20 HP

Proprio Lancia risolse il problema della costruzione “composita” dei motori alla soglia degli Anni ’10, proponendo con la Beta 15/20 HP del 1909 il motore Tipo 54, un 4 cilindri con blocco cilindri fuso in un solo pezzo, per cui depositò uno specifico brevetto.

Lancia, i motori più innovativi

Il motore a V stretta, dalla Lambda alla Fulvia

Uno dei vanti della Casa torinese, nasceva in realtà dall’esperienza aeronautica, in quanto aiutava a contenere le dimensioni di motori plurifrazionati da alloggiare in fusoliere strette. Questo motore, che ha ispirato anni dopo i VR6, VR5 e i “W” della Volkswagen, è stato introdotto nel 1922 sulla Lambda ed è poi stato utilizzato fino ai ’70 con la Fulvia.

Lancia, i motori più innovativi

Si caratterizzava per la disposizione dei cilindri in due file sfalsate, con angolo compreso tra 10° e 20° a seconda del modello, ma racchiusi in un solo blocco. Questo consentiva ingombri ridotti sia in lunghezza sia in larghezza a confronto, rispettivamente, con motori in linea e a V veri e propri. Sulle auto consentiva di spostare il peso indietro, verso l’abitacolo, rendendo l’avantreno di vetture a trazione anteriore (come la Fulvia appunto, che introdusse la variante con distribuzione a due alberi a camme) più agile, con ottimi risultati in campo sportivo.

Lancia, i motori più innovativi

Il motore a V di 60° della Aurelia

Lo studio di questo propulsore è iniziato poco prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale con il progetto della berlina B10, futura Aurelia, per la quale si voleva realizzare un motore V6 particolarmente raffinato. Alla ricerca dell’equilibratura ideale, i progettisti si convinsero a passare dal consueto angolo di 90° ad uno ridotto, trovando poi nei 60° la soluzione perfetta.

Lancia, i motori più innovativi

Il boxer della Flavia e della Gamma

Lancia rientra nella lista dei costruttori che hanno sperimentato con buon successo il motore “piatto”, sviluppando per la Flavia un 4 cilindri dalla cilindrata iniziale di 1.5 litri, poi elevata gradualmente a 1.8 e 2 litri, ereditato poi dalla Gamma del 1976 su cui raggiunse i 2.5 litri.

Lancia, i motori più innovativi

Il boxer Lancia si caratterizzava per la costruzione accurata, che utilizzava leghe metalliche costose per garantire la giusta affidabilità, ed era “attorniato” da altre soluzioni innovative come la trazione anteriore con nuovi giunti omocinetici e la presenza di un telaietto ausiliario di sostegno.

Fonte: it.motor1.com

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

Related Posts

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *