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La testa di Berrettini e le gambe di Fognini: così l’Italia può sognare ancora

Matteo e l’allenamento mentale che l’ha aiutato a chiudere il match, Fabio e una ritrovata condizione fisica: agli ottavi contro Tsitsipas e Nadal sarà spettacolo

Un vittoria di testa e una di gambe… O meglio, caviglie. Due italiani agli ottavi di Melbourne, due sfide da batticuore all’orizzonte contro Tsitsipas e Nadal. Un tempo incroci proibitivi, ma oggi Matteo e Fabio hanno mostrato armi lucenti e ben affilate.

La testa di Matteo

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La mente di Matteo Berrettini, capace di tenerlo in gioco nonostante il dolore al costato che lo ha costretto al trattamento del fisioterapista facendo tremare i tifosi poco prima del termine della partita, nel terzo set. “Sotto le costole ho sentito qualcosa che tirava, il trainer ha parlato di una contrattura. Sul servizio soprattutto mi faceva male. Ero avanti due set, stavo giocando bene non ci voleva: per fortuna sono riuscito a chiudere in tre set”. Fortuna ma soprattutto capacità di soffrire, tenuta mentale, qualcosa che forse si era un po’ perso nel Berrettini del 2020, tenuto in top 10 dal congelamento delle classifiche.

Difficoltà normali per un ragazzo che ha scalato il mondo del tennis in poco più di un anno, ma quello di Melbourne sembra il Berrettini del 2019, quello della semifinale a New York: “Matteo contro Khachanov è stato bravissimo a spostare l’attenzione dal dolore alla precisione. Ha ridotto un po’ la potenza per non peggiorare le cose, ma è stato molto più incisivo. Rapace nel portarsi a casa quel tie break che avrebbe potuto allungare la partita e peggiorare l’infortunio — ha spiegato Stefano Massari che da anni segue Matteo nella preparazione mentale —. Quando si è fatto male, lui che spesso si infortuna, avrebbe potuto iniziare a lamentarsi, o distrarsi per l’ennesimo problema fisico. Invece no, ha trovato in se forza e determinazione con una grande lucidità. Il 2020 non è stato un anno facile per molti motivi, anche per gli infortuni, ma adesso va molto meglio”.

Ritrovata la luce negli occhi e sperando che l’infortunio agli addominali sia facilmente risolvibile prima dell’ottavo di finale contro Stefanos Tsitsipas, Matteo tra un allenamento e l’altro in questo periodo si è letto “Il lupo della steppa” di Hesse e “Acab” di Carlo Bonini: “Matteo è un ragazzo molto intelligente con moltissime risorse, dentro di sé e ho molta fiducia nel suo percorso”.

Fabio, tutto nuovo

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Il segreto di Fabio è nella volontà, nella classe e nelle abili mani del chirurgo che l’ha operato lo scorso anno a Ravenna. Francesco Lijoi, lo stesso che aveva risistemato la caviglia di Gianmarco Tamberi dopo l’infortunio che gli aveva precluso l’Olimpiade 2016, ha ripulito le caviglie del campione di Montecarlo 2019.

Era il 31 maggio, durante il primo lockdown, e Fognini aveva deciso di operarsi dopo aver sentito ancora dolore nei primi allenamenti ad Arma di Taggia. Diversi frammenti ossei che gli creavano infiammazioni alle caviglie: “Mi sono impressionato quando ho visto cosa mi hanno tolto dai piedi” aveva detto allora. La salute ritrovata e un nuovo tecnico, Alberto Mancini, insieme a un nuovo preparatore, hanno regalato all’Italia un Fabio Fognini nuovo di zecca. “Quando ho parlato con Fabio – ci ha raccontato il coach argentino, ex numero 8 del mondo -, mi è piaciuta la sua voglia di rimettersi in gioco. Alla sua età se la salute lo sostiene ha ancora molto da dare. Poi il tennis di Fognini è tra i più spettacolari del circuito, tanti colpi, grande tecnica e spettacolo. Penso che sarà un’ottima annata”. Se il buongiorno si vede dal mattino…

Fonte: gazzetta.it

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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