Viva Italia

Informazione libera e indipendente

La solidarietà dei portuali. A Trieste fermati i motori della fabbrica che licenzia

TRIESTE – Il capoluogo giuliano questa settimana ospita la 24ma edizione del suo Festival scacchistico internazionale. Ma i giovani che da sabato affollano le sale allestite al civico 15 di via del Coroneo, sembrano del tutto ignari della partita a scacchi politica, economica e sindacale che si gioca là fuori. Anche se ci vorrebbe poco: basterebbe alzare lo sguardo e osservare il mare. Lì, in rada, dal 27 agosto il mercantile Uhl Fusion, che batte bandiera portoghese, aspetta di attraccare. E a giudicare dalle contromosse, potrebbe attendere ancora un bel po’.

Se la nave resta all’àncora è perché il materiale che dovrebbe caricare e portare fino in Corea del Sud, 12 motori da nave gasiera ordinati dalla Daewoo, valore complessivo stimato a spanne superiore ai 30 milioni di euro, è bloccato nei piazzali lungo il canale merci, in riva Giovanni da Verrazzano. Da sei mesi.

I motori in questione, manco a dirlo, sono targati Wärtsilä, la multinazionale finlandese che il 14 luglio ha avviato la procedura di licenziamento per 451 persone e di chiusura della sua fabbrica triestina, la ex Grandi Motori comprata alla fine degli anni ’90 durante la stagione delle privatizzazioni. Prima quei motori sono rimasti lì ad attendere che qualcuno venisse a prenderli (pare che Daewoo, alle prese coi problemi di casa sua, non avesse molta fretta). Poi, dopo l’annuncio della chiusura dello stabilimento che li ha prodotti, — per farli sono serviti circa 100 giorni di lavoro — i lavoratori triestini hanno deciso di tenerli, per così dire, in “custodia cautelare”.

Se qualcuno pensasse a qualcosa di illegale, sbaglierebbe di grosso. Semplicemente, ognuno usa le armi che ha. E così, come spiegano con calma olimpica i delegati sindacali di Fim-Fiom-Uilm che presidiano la fabbrica, «se la Wärtsilä sostiene che la prevista chiusura dello stabilimento è fatta, testuale, “nel pieno rispetto della normativa italiana”, Trieste, a sua volta nel pieno rispetto della normativa, non fa partire i dodici motori». Per inciso, i metalmeccanici licenziandi con questo blocco c’entrano poco o nulla. I protagonisti sono i portuali, i soli ad avere titolo, e patentini, per le complesse operazioni di carico e scarico. E manco a dirlo, per tutto quel che concerne la Wärtsilä si sono messi in sciopero. 

Operai e industriali in piazza insieme a Trieste per la fabbrica di motori

Daewoo, a modo suo, aveva anticipato la mossa. Per questo a Trieste ha mandato una nave munita di una propria gru per poter bypassare eventuali scioperi. Ma ha sbagliato i conti, perché i suoi gruisti possono mettersi all’opera solo una volta che i motori sono stati portati sulla banchina, a fianco della nave, e ovviamente lì sotto non ce li porta nessuno. Non solo. Quand’anche riuscissero a trovare un escamotage, è pronto l’arrocco: che non prevede torri, ma guardiafuochi, quelli che secondo i codici della navigazione devono mettere in sicurezza il carico a bordo prima che il mercantile abbia il permesso di salpare. E nemmeno loro hanno alcuna intenzione di muoversi.

«Finché tiene la filiera portuale — chiosa Giacomo Viola, delegato Uilm — i motori non si muovono». Lo sanno anche i coreani, che hanno smosso il console generale e sono andati a lamentarsi dal Prefetto. Ma almeno finora non hanno ottenuto nulla. «Lo sciopero, fino a prova contraria, è un diritto costituzionalmente garantito», sottolinea ancora Viola con malcelata soddisfazione.

In estrema sintesi, la posta in gioco è questa: guadagnare tempo. Se non succede nulla, il 14 settembre partono le lettere di licenziamento. I lavoratori sperano che Wärtsilä si fermi. O, in second’ordine, che il ministero dello Sviluppo Economico (Mise) cominci a mettere in campo un piano di salvataggio dello stabilimento e della sua “mission”. Magari con un altro operatore, magari con Fincantieri, che fa le navi ma non i motori (li faceva, eccome, fino al 1997), e che essendo rimasta senza brevetti avrebbe bisogno di tempi molto lunghi per rimettersi in carreggiata. Insomma, o si muove Wärtsilä, o si muove lo Stato. Nel frattempo, quei 12 motori restano ai domiciliari.

Fonte: repubblica.it

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

Related Posts

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *