Viva Italia

Informazione libera e indipendente

La rivolta degli intellettuali contro “la nuova stagione di tavolino selvaggio”. La lettera a Gualtieri

La Città eterna, ricordata per i suoi scorci e angolini pittoreschi, rischia di essere offuscata da una pratica che nata come misura temporanea ed emergenziale, rischia di diventare prassi consolidata per il centro storico. È quanto sollevano 80 intellettuali che hanno inviato nelle ultime ore una petizione al Sindaco Gualtieri, alle presidenti del I e II Municipio, lamentando l’abusivismo che ristoranti e locali di zone come Trastevere, il Pantheon e Campo dei Fiori portano avanti ormai da mesi, occupando il suolo pubblico via sedie, tavolini, tendaggi improvvisati alla bell’e meglio e ignorando la quiete pubblica.

Così, a poco più di un mese dalla scadenza del provvedimento, per l’amministrazione Gualtieri e in particolare per la neo assessora Monica Lucarelli, si profila una grana di difficile gestione. Da un lato infatti gli operatori economici che chiedono la proroga del provvedimento, dall’altro i residenti che pretendono il rispetto delle regole.

“Carissimo Sindaco, siamo preoccupati per una nuova stagione di ‘tavolino selvaggio’”, così esordiscono decine di intellettuali che hanno aderito alla petizione, tra cui Paolo Crepet, Maria Gazzetti, Rita Paris, Marisa Dalai, Francesca Barzini, Francesca Marciano, Marcelle Padovani, Angelo Pasquini, Renato Ferraro, Pia Candinas, Donatella Monachesi, Irene Berlingò, Maria Bonmassar, Vittorio Emiliani, Salviamo la bellezza, Annarita Bartolomei, Peter Flaccus, Valerio Magrelli, Valeria Grilli, Mariolina Mallo, Mariella Venditti, Marilù Prati, Giorgia Onofri, Paolo Brogi, Silvio Pasquarelli, Anna Padovani, Lorenzo Cantatore, Agostino Cassaro, Elisa Mangani, Nino Criscenti, Paola Bruno, Paolo Liverani, Andrea Costa, Ennio Cavalli, Giorgio di Genova, Muriel Rouffaneau, Duccio Trombadori, Elio Rizzo, Annamaria Ferramosca, Edith Dzieduszycka, Giacomo Martini, Giorgio Linguaglossa, Rosa Francesca Farina, Benito Recchilongo,Diego De Nadai, Maria Buongiorno,Marco Stancati, Vania Protti, Anna Maria Sacconi, Lamberto Pignotti, Mara Povoleri, Cintia Paladini, Lucinia Speciale, Marta Zanlari, Stefania Belmonte, Dina Nascetti, Silvana Baroni, Annelisa Macrì, Pio Baldi, Jadra Bentini, Anna Mattirolo, Pietro Giovanni Guzzo, Guido Hermanin, Rossella Rea, Linda La Posta, Giorgio Crisafi, Piero Meogrossi, Maria Francesca Bonetti, Simona Morretta, Roberto Scognamillo, Livia Liverani, Marina Laudisa, Fiorella Buonomo, Giovanni Mancini, Augusto Scacco, Isabella Damiani, Silvia Tatti, Massimo Serafini, Valeria Fermariello, Raffaella Ottaviani, Rosa Giolitti, Ruggero Martines. “A causa delle espansioni incontrollate di occupazione di suolo pubblico”, si legge ancora nella missiva, le concessioni originate dall’emergenza Covid spesso sono state liberamente interpretate trasformando molte zone in situazioni inaccettabili. Ci auguriamo che in occasione della verifica di fine anno siano fatte rispettare tutte le norme”.

Nessun accanimento contro i ristoratori. Crepet: “Da che parte è il Comune?”

“La nostra petizione nasce dall’esigenza diffusa di reagire a una situazione in cui le uniche voci sentite fino a oggi sono state quelle della ristorazione – precisa Paolo Brogi, giornalista e promotore della raccolta firme – A causa dei tavolini non si riesce più a passare sulla careggiata e non viene rispettata la delibera di occupazione al 50% del suolo pubblico. Bisogna impedire che le misure temporanee diventino eterne”.

Molti locali, cercando di sopperire alla carenza di spazio causa distanziamento e norme emergenziali, hanno sfruttato le OSP per invadere anche strade e marciapiedi, spesso attrezzando tendaggi plastificati o rivestimenti in legno, contravvenendo al decoro urbano e approfittando della libertà concessa dal Comune fino a fine anno, quando scadrà il permesso di occupazione di suolo pubblico.

“La nostra non è una presa di posizione contro i ristoratori, ma devono esserci dei limiti chiari per regolarizzare e monetizzare. Perché attività come i take away, che non sono abilitati alla somministrazione, hanno per esempio dei tavolini fuori?”, conclude Brogi che, spiega, ha già sostenuto degli incontri con la presidente del I Municipio, Lorenza Bonaccorsi, per far fronte al problema.

“Roma si è trasformata in una grandissima mangiatoia e la mancanza di spazio è un danno un diretto all’erario”, afferma Paolo Crepet, noto psichiatra e saggista che ha aderito all’iniziativa.

La situazione vissuta dai gestori dei locali, secondo Crepet, sfiora l’assurdità. “Hanno passato un’estate dove non hanno registrato nemmeno un posto in piedi, così un autunno pieno, di cosa si lamentano? Al Pantheon c’è un imbarbarimento terrificante, il problema non è solo il numero di tavolini, ma anche gli schiamazzi, i baretti che a Campo dei Fiori impongono musica da discoteca e tutta una serie di fenomeni adiacenti. Vogliamo mettere degli orari di chiusura sì o no? Perché un signore che abita al Centro di Roma non ha diritto a dormire? Da che parte sta il Comune?”.

Non ci sta nemmeno Ruggero Martines, architetto e docente di Museografia e Museotecnica, per cui il decoro urbano è prima di tutto una questione di rispetto. “Ci aspettiamo una regolamentazione più attenta ai bisogni dei ristoratori, come a quella dei cittadini. Sappiamo che sono saltate alcune cautele che consideravano le esigenze dei ristoratori per via del Covid, ma il Comune deve porre equilibrio. Quasi tutte le città d’Europa hanno un modello specifico per i dehors, come le Boulangerie di Parigi o Vienna. Perché qui no?”.

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

Related Posts

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *