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La ricercatrice di Harvard: «Mesi di avances esplicite, da Pandolfi mai delle scuse»

Otto mesi di «pressanti ed esplicite avances»; non uno «scambio romantico». E mai «nessuna scusa» da parte del suo ex capo. Decide di dire la sua, per la prima volta, la ricercatrice di Harvard che nel febbraio 2019 ha denunciato per molestie il professor Pier Paolo Pandolfi, allora direttore del programma di Genetica oncologica del Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston; dando il via ad un procedimento interno all’Università americana, che, come ha ricostruito nei giorni scorsi il Corriere, ha portato alla sospensione dello scienziato. Lo fa, dopo giorni di tormento, proprio perché scossa dalla difesa del professore, che ha sì ammesso un suo coinvolgimento nell’accaduto, ma l’ha definito «una sbandata», «contenuta nel tempo» e mossa da «sentimenti genuini».

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«Comportamento grave e illegittimo»

La giovane ricercatrice si affida alle parole del suo legale, l’avvocato Gioacchino Tavella del foro di Milano, che contesta la ricostruzione di Pandolfi: «È falsa, infondata e documentalmente smentita». «Tengo con forza a precisare che non è mai esistito alcuno “scambio romantico” tra il professore e la mia assistita — dice l’avvocato — va respinto con forza ed in modo reciso il tentativo, invero maldestro, di ridurre la portata di un comportamento grave e quantomeno illegittimo utilizzando toni farseschi: come emerge anche dalla copiosa documentazione nelle mie mani, nel periodo tra ottobre 2018 e maggio 2019 la mia assistita è stata oggetto di pressanti ed esplicite avances nonché di atteggiamenti impropri da parte del Pandolfi. La situazione che si era creata ha portato la ricercatrice in una situazione di fortissimo stress emotivo ed in un ambiente di lavoro ostile nel quale era difficile comprendere come rapportarsi professionalmente con lui, con la moglie che lavorava nel medesimo laboratorio e con gli altri colleghi».

La richiesta di intervento ad Harvard

Tramite il legale, la ricercatrice conferma anche di aver richiesto ripetutamente a Pandolfi «di interrompere le condotte non gradite, sia a voce che per iscritto» (una volta in italiano, un’altra in inglese) e «di mantenere i rapporti su un livello esclusivamente professionale». Ma che nonostante questo «Pandolfi ha perseverato con le sue avances, fino al momento in cui impaurita per l’insistenza e preoccupata per il clima lavorativo in cui si trovava ad operare, si è trovata costretta a rivolgersi all’ufficio delle Risorse Umane di Harvard».

La questione della nomina e la presa di distanza dell’università di Padova

Pandolfi, nell’intervista rilasciata la Corriere, aveva poi dichiarato di essersi scusato per il suo comportamento. La ricercatrice fa sapere di smentire anche questo: «Successivamente alla denuncia non ha più avuto contatti di nessun tipo con Pandolfi — spiega l’avvocato — e quindi non risponde assolutamente al vero che il Professore abbia fornito le sue “scuse”». Intanto per il ritorno di Pandolfi in Italia, dove dovrebbe andare a dirigere l’Istituto veneto di Medicina molecolare di Padova, la questione si fa sempre più complicata. Dopo le dimissioni in massa del comitato scientifico dell’Istituto, che contesta al nomina di Pandolfi, ora anche l’Università di Padova ha preso le distanze.

30 giugno 2020 (modifica il 30 giugno 2020 | 15:42)

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Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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