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La morte atroce di Luana in fabbrica. “Non si può morire come 50 anni fa”

Luana D’Orazio

Luana D’Orazio

Il giorno dopo la morte di Luana D’Orazio, l’operaia 22enne risucchiata da un macchinario dell’azienda tessile Orditura Luana in provincia di Prato, sono la rabbia e la voglia di verità a prendere il sopravvento. La Procura di Prato ha aperto un fascicolo di indagine per chiarire le circostanze in cui è morta la giovane lunedì mattina.

Luana stava lavorando a un orditoio quando è rimasta agganciata al rullo, finendo intrappolata e stritolata nel macchinario. Giunto sul posto il medico del 118 non ha potuto fare altro che constatarne il decesso. Sul posto si è subito recato anche il magistrato di turno, i carabinieri della tenenza di Montemurlo e il personale Asl per la sicurezza nei luoghi di lavoro.

Il macchinario presso il quale è avvenuto l’incidente è stato posto sotto sequestro per consentire di effettuare tutti i necessari accertamenti. Le indagini sono condotte dagli ispettori della sicurezza sul lavoro della Asl che devono chiarire, sulla base dei quesiti indicati dal magistrato, alcuni elementi sulle circostanze della tragedia. C’è da capire ad esempio se esistevano dei meccanismi di sicurezza che avrebbero dovuto bloccare il macchinario, quali sono i piani di sicurezza previsti dall’azienda e le circostanze sulle presenze dei colleghi al momento dell’incidente. La salma della giovane invece è stata trasferita all’obitorio di Pistoia per l’autopsia disposta dal sostituto procuratore di Prato Carolina Dini.

I sindacati – Cgil, Cisl e Uil – denunciano in una nota come esistano ancora luoghi di lavoro lontani dagli standard di sicurezza previsti. “La tragedia è il secondo incidente mortale sul lavoro nella nostra zona dall’inizio dell’anno. Il secondo che ha come vittime lavoratori giovanissimi”, scrivono i sindacati che stanno organizzando “una forte azione di mobilitazione” per venerdì, probabilmente davanti alla prefettura di Prato. Il riferimento è alla sorte di Sabri Jaballah, il pratese di origini tunisine che tre mesi fa, il 2 febbraio scorso, è morto in un’azienda tessile di Montale, schiacciato da una pressa. Anche lui aveva 22 anni.

“Ancor oggi — è l’amara considerazione dei sindacalisti pratesi — si muore per le stesse ragioni e allo stesso modo di cinquant’anni fa: per lo schiacciamento in un macchinario, per la caduta da un tetto. Non sembra cambiato niente, nonostante lo sviluppo tecnologico dei macchinari e dei sistemi di sicurezza”.

Un ennesimo e atroce incidente sul lavoro ha spezzato una giovane vita, “un dramma che sconvolge e lascia sgomenti. L’Ugl esprime cordoglio alla famiglia di Luana, giovane di 22 anni e madre di una bambina, deceduta dopo essere rimasta intrappolata in un orditoio in un’azienda tessile a Oste di Montemurlo, in provincia di Prato. Una morte inaccettabile che addolora e indigna profondamente”, hanno dichiarato in una nota congiunta Paolo Capone, segretario generale dell’Ugl, e Giuseppe Dominici, segretario regionale Ugl Toscana.

“Chiediamo alle forze dell’ordine di fare piena luce sulle cause di tale tragedia. In occasione del Primo maggio abbiamo chiesto di implementare le tutele e le garanzie per i lavoratori rafforzando i controlli, la formazione e la cultura della sicurezza soprattutto nei settori dove il rischio infortunio è maggiore. Per onorare la memoria di Luana e di tutte le vittime sul lavoro, l’Ugl continuerà a battersi sensibilizzando le istituzioni e l’opinione pubblica sul triste fenomeno delle morti bianche e ribadendo ancora una volta: basta stragi”, concludono.

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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