Viva Italia

Informazione libera e indipendente

La magia appesa a un filo: il Cirque du Soleil torna finalmente in Italia

L’immaginazione non ha limiti, giusto? E allora liberate la vostra fantasia e provate a inventare un mondo diverso, in cui le idee più folli e i sogni impossibili diventano realtà. In fondo è solo un gioco, un meraviglioso gioco. E c’è chi sa farlo molto bene, tanto da far sognare il pubblico di tutto il mondo grazie ai variopinti spettacoli animati da acrobati volanti e clown spericolati. Meglio prepararsi allora, perché il Cirque du Soleil sta per tornare finalmente in Italia: “Kurios – Cabinet of curiosities”, scritto e diretto da Michel Laprise, è pronto a condurci in uno strano regno abitato da un inventore di fine Ottocento, una realtà parallela in cui la scienza evolve in maniera del tutto inaspettata.

“Kurios” è un vero e proprio kolossal in stile steampunk. Sarà a Roma dal 22 marzo al 29 aprile (Tor di Quinto) e a Milano dal 10 maggio al 25 giugno (piazzale Cuoco), un tour prodotto da Show Bees e Vivo Concerti, partner italiani del Cirque du Soleil Entertainment Group. L’intervallo, dunque, è finito. E pensare che proprio nei giorni in cui scoppiava la pandemia di Covid-19, a marzo del 2020, la città di Roma veniva tappezzata di manifesti che pubblicizzavano l’arrivo del circo canadese con “Totem”. Ma lo show fu annullato, come tutti gli altri 44 lavori in tournée, e il Cirque du Soleil costretto a ricorrere alla bancarotta assistita. Ecco perché il loro ritorno sulla scena ha qualcosa di miracoloso.

«Non potrò mai dimenticare quei giorni del 2020 in cui tutto è precipitato. Qualche settimana dopo saremmo dovuti venire proprio in Italia, che in quel momento era uno dei Paesi più colpiti dal Covid-19. In pochi giorni il mondo è andato in lockdown, tutti i nostri spettacoli sono stati annullati e le nostre entrate sono passate da un miliardo di dollari all’anno a zero nel giro di pochi giorni».

A parlare è Stéphane Lefebvre, il nuovo amministratore delegato del Cirque du Soleil Entertainment Group, una lunga carriera finanziaria alle spalle e un grande amore per la musica classica. Un anno fa ha sostituito Daniel Lamarre, ora vicepresidente esecutivo della società. Insieme hanno rilanciato le attività del circo canadese a Las Vegas (dove hanno degli spettacoli fissi) e in tutto il mondo con il ritorno in scena soprattutto di storici show riaggiornati, come “Kurios– Cabinet of curiosities”, che per il suo debutto europeo ha scelto la Royal Albert Hall di Londra, dove arriverà il 12 gennaio per festeggiare i 150 anni del teatro.

Cosa vedremo? Uno spettacolo fatto di magia e poesia capace di strappare più di un sorriso, un mondo capovolto (e non è solo un modo di dire considerando la cena a testa in giù della scena “Upside Down World”), una sfilata di personaggi molto stravaganti come Madamoseille Lili, alta appena un metro, che vive nella pancia di Mr Microcosmos; Nico, con un costume a forma di fisarmonica che gli permette di piegarsi fino dove vuole (per realizzare il suo abito il costumista ha trascorso una settimana cucendo l’abito dall’interno); Klara, con la sua gonna di antenna fatta ad anelli modello hula-hoop e ispirata a “Metropolis” di Fritz Lang, e poi tanti altri buffi personaggi che si muovono in una camera delle meraviglie piena di oggetti insoliti, compresa una mano meccanica di 340 chili azionata da due artisti tramite un meccanismo a pedale e ad ingranaggi.

Pensate che in scena per questa 35esima produzione ci sono 47 artisti provenienti da 17 Paesi diversi. Quando il Cirque du Soleil si mette in viaggio è una piccola città in movimento: in questo caso sono 65 camion, 122 addetti del tour e 2mila tonnellate di attrezzatura, tanto per darvi un’idea. Dunque, tutto come prima?

La speranza è quella di tornare ai livelli di una volta, «quando avevamo una trentina di spettacoli in giro per l’Europa – dice Lefebvre – ma è ancora presto per dire se ce la faremo quest’anno o nel 2024. Accadrà sicuramente e non dovremo aspettare molto». Certo, gli effetti della pandemia sono stati tanto devastanti quanto spiazzanti per la compagnia nata nel 1984 in Quebec dall’ex mangiatore di fuoco Guy Laliberté. La troupe circense si è ritrovata all’improvviso con un debito di circa un miliardo di dollari. Ha dovuto lasciare senza lavoro 4.679 acrobati e tecnici, ovvero il 95 per cento dei suoi dipendenti. La maggior parte di loro è stata poi licenziata a giugno, quando il gruppo ha chiesto di attivare la procedura per bancarotta assistita ed evitare così il fallimento.

«La cosa più complicata da fare per me è stato proprio il licenziamento di migliaia di persone, molte delle quali erano persone care che lavoravano con noi da anni. È stata la cosa più difficile che abbia mai fatto in vita mia», racconta Lefebvre. Ma come è riuscito il Cirque du Soleil a superare la crisi? «Abbiamo puntato tutto sulla forza del nostro marchio e scoperto il potere della resilienza. Avevamo tanti motivi per arrenderci, ma non l’abbiamo fatto. Abbiamo tirato fuori i muscoli e siamo diventati più flessibili. Abbiamo investito nel virtuale e pianificato nuove esperienze». E così alla fine di novembre 2021, circa mille artisti erano già tornati a lavorare nelle produzioni, principalmente nei revival di spettacoli già consolidati. «Vorrei estendere il ciclo di vita dello spettacolo medio del Cirque du Soleil (in genere viene prodotto uno spettacolo nuovo ogni due anni che va in tournée per 15 anni) e poi adattare spettacoli più piccoli a mercati specifici, piuttosto che spingere ogni show in tutto il mondo», spiega Lefebvre.

Ma è soprattutto grazie all’arrivo di nuovi investitori se la crisi è stata superata. Nel novembre 2020, il Cirque du Soleil ha finalmente trovato i fondi necessari (375 milioni di dollari) per riprendere le attività grazie a nuovi azionisti canadesi e americani. La società è stata acquisita dal fondo Catalyst Capital, un gruppo di private equity canadese divenuto principale azionista della società. «Questo ci ha permesso di dimezzare il debito che avevamo e di trovarci oggi con una buona liquidità. Sono stati lunghi mesi di lavoro, ma avevamo un solo obiettivo in mente, quello di salvare il Cirque. È stato un processo complesso, ci sono state diverse offerte per rilanciare l’azienda. L’importante non era solo l’acquisizione di Cirque, ma avere i fondi necessari per rilanciare la nostra attività. Ed è quello che ci siamo impegnati a fare dallo scorso giugno con la graduale ripresa dei nostri spettacoli e dei rapporti preesistenti con partner come Mgm Resorts, Aeg, Disney, senza dimenticare la costante ricerca di altri business e mercati in cui poter investire anche con nuove attività», spiega Lefebvre.

«Quando abbiamo riaperto a Las Vegas, nel giugno del 2021, i biglietti sono andati a ruba, la gente ha ancora tanta voglia di sognare». E la dimostrazione è arrivata ad agosto, grazie al nuovo record di biglietti venduti a Montreal – quasi 270 mila – per lo spettacolo “Kooza”. «Prima della pandemia il Cirque du Soleil impiegava circa 4.900 persone in diversi Paesi. Oggi siamo 2.500 dipendenti in tutto il mondo, di cui 450 presso la sede centrale di Montreal. È qui che i nostri artisti vengono a prepararsi per i loro spettacoli. Il mio compito è quello di pensare a quale messaggio lanciare, a quali emozioni vogliamo suscitare. La missione del Cirque du Soleil è sempre stata quella di evocare l’immaginazione e di sorprendere il suo pubblico».

Per farlo, questa grande macchina dei sogni, continua a coinvolgere artisti da tutto il mondo che ogni giorno condividono tutto, dai pasti agli allenamenti, come ci racconta Caio Sorana, giocoliere di 33 anni, nato in Brasile ma cresciuto nelle Marche, che proprio in questi giorni è in partenza per il Canada, dove lavorerà per la nuova produzione del Cirque du Soleil. “Echo” debutterà a Montreal il 20 aprile e Caio si esibirà nel numero “Inbox” in coppia con l’equilibrista francese Clément Malin con il quale forma la compagnia circense Soralino. «Il nostro è uno spettacolo molto semplice, un gioco con delle grandi scatole di cartone, che arriva in maniera diretta allo spettatore», racconta: «Credo sia stato scelto per questo, per il suo linguaggio universale. L’aspetto più interessante di questo lavoro? Condividere le giornate con artisti provenienti da tutto il mondo: il Cirque du Soleil è un melting pot incredibile».

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

Related Posts

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *