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La “follia” di Speranza sui viaggi: “Così non prenota più nessuno”

Quando la pezza è peggio del buco. Non è bastata la nota del Viminale che ha fatto infuriare gli albergatori italiani beffati dall’ennesimo cortocircuito normativo: da Milano è vietato farsi una gita fuori porta in Valtellina, ma si può andare tranquillamente all’aeroporto, anche in un’altra regione, e prendere il primo volo per Tenerife muniti dell’immancabile autocertificazione: “Vado in vacanza”. Dopo le dichiarazioni al vetriolo del presidente di Federalberghi, arriva l’ordinanza ‘riparatrice’ del ministro Speranza.

Chi rientra dall’estero nel periodo dal 31 marzo al 6 aprile, oltre al tampone nelle 48 ore precedenti, dovrà fare 5 giorni di quarantena seguiti da un secondo tampone. Una misura che, da ‘contentino’ per acquietare il malcontento degli albergatori nostrani, diventa una punizione per chi ha scelto di viaggiare all’estero, subito dopo averglielo permesso.

Il provvedimento, puntuale come un orologio, scatena una raffica di disdette e disincentiva le prenotazioni di chi ancora è indeciso. La mazzata finale per un settore che in un anno ha visto il fatturato contrarsi di oltre il 90%, come dichiarato dalle associazioni del turismo organizzato. E che ha raggiunto “meno dell’1% del volume di prenotazioni di un anno normale”, dice a IlGiornale.it Daniela di Tu Viaggi, storica agenzia di viaggi milanese. “Dal 2020 – spiega Daniela – abbiamo chiuso appena due pratiche. Siamo totalmente fermi da 12 mesi. Si tratta di una perdita immensa che non può essere sanata da ristori irrisori. Con gli aiuti arrivati non ci paghiamo neanche l’affitto”. È d’accordo Luca di Profondo blu, agenzia del milanese specializzata in viaggi per subacquei. “I ristori sono del tutto insufficienti. Con una perdita del 100% rispetto all’epoca pre Covid, noi non chiediamo aiuti, ma chiediamo di tornare a lavorare”.

E a marzo la nota del ministero dell’Interno sembrava aver ridato la speranza. “Qualcuno – dice Daniela – ci aveva chiesto dei preventivi soprattutto per le Canarie. Poi, dopo l’ordinanza di Speranza, nessuno ha confermato”. Anche i 15 clienti di Luca in partenza per le Azzorre hanno disdetto tutti. E come dargli torto. “Tra tampone prima della partenza, eventuale quarantena all’arrivo e tampone più quarantena obbligatoria di 5 giorni al ritorno, per una settimana di vacanza gli italiani dovrebbero prendersi tre settimane di ferie. È una follia. Consentire di viaggiare così vuol dire di fatto non volerlo permettere. Chi prenota più con queste regole?”.

Riccardo, che dopo un anno di lockdown e sacrifici aveva in programma di passare cinque giorni a Malaga, non se l’è sentita di confermare il viaggio. “Lavorando in proprio, per me – confessa a IlGiornale.it – cinque giorni di stop forzato al rientro sono cinque giorni senza incassi. Un’assurdità che non mi posso permettere”. Francesca sognava di trascorrere la Pasqua a Vienna, ma ha rinunciato. “Prima ero anche disposta a farmi l’isolamento di cinque giorni più tampone, una volta arrivata in Austria. Anche perché ho la fortuna di avere parenti che mi ospitano. Ma adesso, con la nuova ordinanza, per fare un weekend di vacanza dovrei prendere due settimane di ferie. Almeno avrebbero potuto deciderlo prima. Io mi ero già organizzata con i biglietti e tutto. Ora chi mi rida i soldi?”.

Ma il cambio normativo colpisce anche chi è già in viaggio. “Chi è in Europa – nota Tiziano del tour operetor Arenatours, specializzato in viaggi nei paradisi etra Ue – e sta per arrivare in Italia, anche per lavoro, e ora è costretto a farsi una quarantena non prevista prima e che magari non può permettersi”. Per non parlare di chi è già a godersi il sole di Fuerteventura. “Gli italiani già partiti – fa notare Luca di Profondo blu – al ritorno si troveranno la sorpresa di uno stop forzato non messo in conto. Come faranno? E cosa succederà al tour operetor che gli ha organizzato il viaggio?”. Per Alpitour che ha organizzato i pacchetti viaggio per le Canarie il provvedimento pare studiato ad hoc. “Non possiamo – dichiara Pier Ezhaya – non vederlo come un attacco personale”.

Non solo. Il dietrofront in zona Cesarini di Speranza, oltre a scoraggiare un turismo pasquale ridotto all’osso, getta un alone di incertezza anche sulla prossima estate. “Adesso – tuona Daniela di Tu Viaggi – chi si fida a fare piani a lungo termine, prenotando le vacanze in anticipo per essere poi presi in giro?”. E questo vale soprattutto per i paesi extra Ue off limits fino almeno il 6 aprile. “Noi – denuncia Tiziano – abbiamo delle prenotazioni in sospeso per il 15 di aprile. Mancano due settimane scarse e i clienti non sanno ancora se potranno partire. Se non si sbloccano le destinazioni extra Ue saremo costretti per l’ennesima volta a spostare le prenotazioni o a risarcire le caparre. Il doppio o il triplo del lavoro per le varie pratiche a incasso zero”.

Un’incertezza che nasconde un ulteriore paradosso. “Per le principali mete turistiche fuori dall’Europa, come Maldive e Dubai – fa notare Luca – , è dal 15 luglio del 2020 che esiste un protocollo sanitario con tampone all’andata e al ritorno, voli Covid free e soggiorni in strutture messe in sicurezza con tutte le norme anti contagio. Per cui si impedisce di andare in un resort sicuro alle Maldive, ma si consente di prendere la macchina e andare in Francia dove non essendo garantite le stesse misure si rischia di contagiarsi alla prima fermata. “E non si risolve il problema. Chi vuole andare alle Maldive – aggiunge Tiziano – ci va comunque. In autonomia, trasgredendo e con molti più rischi. Il blocco serve solo a mettere in ginocchio l’intero settore”.

Blocchi, paradossi, smentite, dietrofront normativi, quarantene dell’ultima ora non fanno che disincentivare il turismo dall’Italia e per l’Italia, penalizzando gli operatori del settore. Che si trovano a fare i conti con zero incassi, caparre da risarcire e previsioni nere per la prossima estate. “Dateci regole fisse e uniformi e fateci lavorare, altrimenti il turismo muore”, chiedono tutti. Intanto, per Laura e gli altri l’unica cosa è tenere duro, stringendo la cinghia. “Continuare ad andare in ufficio per rispondere ai clienti, pochi, che chiamano, sperando che tutto questo finisca e si ritorni a viaggiare”.

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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