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“La febbre va misurata a casa. Ma serve un check anche a scuola”

La temperatura si misura a casa e se c’è la febbre si resta lì. Al di là delle polemiche politiche, i virologi e i presidi italiani sono d’accordo: deve essere la famiglia a monitorare la febbre, la misurazione a scuola è solo un secondo step. È fondamentale, infatti, scoprire il prima possibile se ci sono sintomi sospetti e sigillare i contatti, interrompendo una possibile catena di contagi. Al momento non sono previste sanzioni per chi manda i figli a scuola con la febbre, ma il peso sociale di questa scelta è evidente. A scatenare un nuovo dibattito è stata l’ordinanza del Piemonte, con…

La temperatura si misura a casa e se c’è la febbre si resta lì. Al di là delle polemiche politiche, i virologi e i presidi italiani sono d’accordo: deve essere la famiglia a monitorare la febbre, la misurazione a scuola è solo un secondo step. È fondamentale, infatti, scoprire il prima possibile se ci sono sintomi sospetti e sigillare i contatti, interrompendo una possibile catena di contagi. Al momento non sono previste sanzioni per chi manda i figli a scuola con la febbre, ma il peso sociale di questa scelta è evidente. A scatenare un nuovo dibattito è stata l’ordinanza del Piemonte, con cui veniva resa obbligatoria la misurazione della temperatura a scuola. Durissima la ministra Lucia Azzolina: “Non escludiamo di impugnare l’ordinanza. Le temperature vanno prese a casa perché non è giusto che studenti contagiati utilizzino i mezzi di trasporto per arrivare a scuola”. E pronta la replica del governatore Alberto Cirio: “La mia non è stata una provocazione, ma è una forma di tutela. Non mi sembra di avere chiesto la luna”. La disputa sulla febbre resta in primo piano nel giorno in cui l’Associazione nazionale presidi chiede di reintrodurre l’obbligo di un certificato per la riammissione a scuola, “almeno sopra i tre giorni malattia”, suggerisce il presidente Antonello Giannelli.

Il bollettino Covid del 12 settembre

L’Anp sui termoscanner a scuola, invece, ha pochi dubbi. Misurare la temperatura, spiega Giannelli, “è un obbligo preciso posto in capo alle famiglie” anche se tutte le scuole si sono attrezzate per la misurazione. “Innanzitutto lo si fa a casa e così si evita di mandare in giro bambini e ragazzi febbricitanti, si previene la diffusione del contagio e c’è anche un aspetto pratico: una cosa è fare questa operazione ognuno a casa propria, un’altra che lo si debba fare tutti insieme a scuola e in pochi minuti, è inevitabile che si crei un assembramento”. Secondo i presidi, infatti, è “inappropriato” il confronto con quanto avviene nelle stazioni e negli aeroporti con i termoscanner: “Innanzitutto parliamo di 42 mila sedi che dovrebbero esserne dotate e poi spesso le scuole hanno un ingresso unico e si creerebbero assembramenti“.

Sulla stessa linea il virologo dell’Università degli studi di Milano Fabrizio Pregliasco secondo il quale “la febbre a bambini e adolescenti va misurata sempre a casa, mentre farlo a scuola è un di più” anche perché “non consentirebbe di individuare i bimbi ‘infarciti’ di paracetamolo dalle mamme”. Se c’è un positivo in classe, “dovrebbero andare in isolamento i genitori, la classe e tutto il corpo docente e non docente che è entrato in contatto con lui, e dovrebbero aspettare il tampone. Quindi è un evento estremamente distruttivo”, gli fa eco il professor Andrea Crisanti. Inoltre, aggiunge, “i 37,5 sono un livello stabilito per gli adulti, ma la maggior parte di bambini e ragazzi hanno forme brevi e transitorie, quindi la soglia deve essere abbassata se vogliamo catturare casi che così passerebbero inosservati”.

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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