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La droga dello stupro per i clienti della Roma bene, la metanfetamina per i badanti: le classi sociali dello sballo

Canali cinesi per portare a Roma, dalla Toscana, droghe sintentiche che poi venivano venduta a due clientele diverse. Una divisione quasi per classi sociali, ma anche etnica. Da una parte c’era un gruppo gestito da un 25enne del Bangladesh che teneva le fila della cosiddetta ‘batteria Marconi’ e vendeva lo shaboo, la metanfetamina asiatica, a badanti e commercianti.

Dall’altra un 32enne romano che, insieme al compagno, gestiva il gruppo dell’Appio che portava la droga ai clienti della ‘Roma bene’ la ‘droga dello stupro’, in stile delivery consegnata direttamente in abitazioni nel centro di Roma, in palazzi signorili fra piazza Navona e piazza Venezia. Tra i clienti, qui, c’erano professionisti, sportivi e anche un noto professore universitario. 

I due capi gruppo, insieme ad una 30enne cinese che faceva la spola dalla Toscana a Roma portando lo sballo, sono finiti in carcere al termine di una operazione dei carabinieri del Comando Provinciale di Roma, nell’indagine coordinata dal procuratore aggiunto Giovanni Conzo e dal pm Francesco Basentini che ha portato a 6 misure cautelari: oltr ai tre in carcere, anche due ai domiciliari e un obbligo di firma.

Com’era strutturato il gruppo

La 30enne cinese, secondo le indagini, portava la droga a Termini. Arrivava spesso in treno. I carabinieri la monitoravano da tempo, fin dall’operazione Vento d’Oriente, arrestandola nello scalo ferroviario lo scorso ottobre con oltre mille dosi di shaboo al seguito. Dalle indagini e dall’analisi delle chat del cellulare usato dalla donna, si è così potuto disegnare il quadro di quello che era lo spaccio a Roma. 

Le classi sociali dello sballo

L’organizzazione, come detto, era divisa in due gruppi: uno si occupava di rifornire le comunità etniche fra Marconi e Monteverde Nuovo, spacciando principalmente shaboo, mentre l’altro gruppo, con a capo un trentenne italiano, gestiva lo spaccio della Ghb, la ‘droga dello stupro’ per i clienti italiani, disposti a spendere 7-800 euro per 100 ml di stupefacente. 

Clienti diversi. Storie diverse. Emblematiche in questo caso sono le intercettazioni contenute nell’ordinanza. In una, il pusher 25enne del Bangladesh tratta con un suo cliente. La conversazione verte su un possibile sconto. Chi compra vuole chiudere l’affare a 20 euro. Chi vende a 25 o “salta tutto”. Dopo una lunga trattativa si arriva all’accordo, 20 euro più due restanti, in monete da 20 centesimi. Trattative per risparmiare qualcosa e accaparrarsi lo sballo che fa performare meglio al lavoro. Badanti filippini o commessi nei ‘bangla-market’, i profili di chi comprava lo shaboo e lo andava a prendere dal pusher. 

La droga dello stupro nella Roma bene

Diverso per i clienti della Roma bene. A loro i pusher consegnavano la droga a domicilio direttamente con i monopattini in sharing presenti nella città Eterna. La consegna avveniva nel periodo in cui era in vigore il ‘coprifuoco’ per l’emergenza Covid. La sostanza era la cosiddetta droga dello stupro che, a differenza dello shaboo, allenta i freni inibitori. Sostanza che – non è eslcuso – potrebbe essere stata usata anche in diversi festini privati che, durante il lockdown, si sono svolti in città. 

Chi erano i clienti 

Tra i clienti, una quindicina quelli individuati dai carabinieri, di cui 8 segnalati come consumatori, a cui veniva consegnato lo stupefacente c’erano, un medico, un noto professore universitario, un atleta di arti marziali. Ma anche ballerini e professionisti. I contatti avvenivano via whatsapp dove le sostanze venivano chiamate ‘Acqua’ o ‘Mafalda’ per identificare lo shaboo, ‘Gina’ per la droga dello stupro, ‘Tina’, ‘Coca Cola’, ‘Carla’ o ‘Riso in bianco’ per la cocaina e la ‘Pizza cotta’ per la cocaina cotta. 

Il giro d’affari, quello dei clienti italiani, era molto elevato e si indaga per ricostruire tutti i contatti dell’organizzazione e quali erano i principali canali di approvvigionamento. Durante l’indagine è stata fermata anche una ragazza davanti palazzo Madama, si occupava anche lei di consegnare la ‘droga dello stupro’. Da determinare, in quel caso, chi era il cliente. Le indagini proseguono. 

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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