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La Cei “scomunica” i no-vax: “Sono lontani dal Vangelo e dalla Costituzione”

Roma – Papa Francesco è stato chiaro: bisogna vaccinarsi. Perché vaccinarsi “è un atto d’amore” (leggi qui). Lo stesso Pontefice si è più volte detto amareggiato dai comportamenti dei no-vax. E adesso arriva anche la “scomunica” dei Vescovi italiani. La Conferenza episcopale italiana, nel messaggio per la 44esima Giornata Nazionale per la Vita, denuncia senza mezzi termini i comportamenti di chi ha deciso di non vaccinarsi.

“Non sono mancate manifestazioni di egoismo, indifferenza e irresponsabilità, caratterizzate spesso da una malintesa affermazione di libertà e da una distorta concezione dei diritti. Molto spesso – annota la Cei – si è trattato di persone comprensibilmente impaurite e confuse, anch’esse in fondo vittime della pandemia; in altri casi, però, tali comportamenti e discorsi hanno espresso una visione della persona umana e dei rapporti sociali assai lontana dal Vangelo e dallo spirito della Costituzione”.

La Cei scende anche nuovamente in campo per denunciare le pratiche abortiste. A partire dalla prospettiva del referendum per depenalizzare “l’omicidio del consenziente”. I Vescovi denunciano che queste pratiche vanno contro il Vangelo e lo spirito della Costituzione. “La riaffermazione del ‘diritto all’aborto’ e la prospettiva di un referendum per depenalizzare l’omicidio del consenziente vanno nella medesima direzione”, denuncia il Consiglio episcopale permanente.

“Senza voler entrare nelle importanti questioni giuridiche implicate, – sottolineano – è necessario ribadire che non vi è espressione di compassione nell’aiutare a morire, ma il prevalere di una concezione antropologica e nichilista in cui non trovano più spazio né la speranza né le relazioni interpersonali”.

“Chi soffre – dice la Cei – va accompagnato e aiutato a ritrovare ragioni di vita; occorre chiedere l’applicazione della legge sulle cure palliative e la terapia del dolore”. Il vero diritto da rivendicare è quello che ogni vita, terminale o nascente, sia adeguatamente custodita. Mettere termine a un’esistenza non è mai una vittoria, né della libertà, né dell’umanità, né della democrazia: è quasi sempre il tragico esito di persone lasciate sole con i loro problemi e la loro disperazione. La risposta che ogni vita fragile silenziosamente sollecita è quella della custodia. Come comunità cristiana facciamo continuamente l’esperienza che quando una persona è accolta, accompagnata, sostenuta, incoraggiata, ogni problema può essere superato o comunque fronteggiato con coraggio e speranza”.

(Il Faro online)

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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