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La Cassazione stoppa i pm su Berlusconi e le stragi

È una «fantasmagorica ipotesi investigativa» collegare una mai provata dazione di denaro – venti miliardi di vecchie lire – a Silvio Berlusconi e le stragi del biennio ’93-’94. E ancora più fantasmagorico è, sulla base di questa fantasmagorica ipotesi, disporre, oggi, un sequestro di documenti anche informatici. Perché i sequestri non si fanno con la tecnica della pesca a strascico, che prendi tutto tanto alla fine qualcosa verrà fuori. Vanno spiegati, motivati e selezionati.

Sono queste le motivazioni con cui, fuori di burocratese, la V sezione penale della Cassazione ha accolto il ricorso di Nunzia e Benedetto Graviano, fratelli non indagati dei più celebri Giuseppe e Filippo Graviano, dicendo che no, documenti e dati informatici estratti da quattro cellulari, due computer e una pen drive dalla procura di Firenze non possono essere usati per dimostrare chi sono i mandanti esterni delle stragi, guarda caso (per la quarta, o forse quinta volta, chissà) Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri. Manca, sottolineano i supremi gudici, il «nesso di pertinenza tra i reati per cui si procede, il presunto finanziamento documentato dalla scrittura privata e il sequestro di documenti e dati informatici rispetto a terzi». Di qui il sì al ricorso di parte della famiglia Graviano e atti rispediti al mittente, al tribunale di Firenze. Con stop, almeno momentaneo, a un accanimento nei confronti del leader azzurro che va avanti da anni.

È proprio una scrittura privata dei primi anni ’70 al centro di questo ennesimo capitolo di caccia a Silvio Berlusconi e alle origini della sua fortuna imprenditoriale. Origini, ça va sans dire, oscure secondo i pm. Dopo anni di ricerche sulle holding alla base della Fininvest, l’uovo di colombo sarebbe una scrittura privata del nonno di Giuseppe Graviano, Filippo Quartararo. L’atto direbbe che furono dati venti miliardi di vecchie lire all’imprenditore Silvio Berlusconi e questo sarebbe «l’antefatto rispetto alla strategia che ha condotto alle stragi del biennio 1993-’94». «Fantasmagorica ipotesi investigativa», attacca la difesa di Nunzia e Benedetto Graviano. Che sottolinea che i provvedimenti di sequestro sarebbero privi di «criteri selettivi» e «senza indicazione tra il reato contestato e i dati informatici che si intendono vincolare». Tesi che i giudici hanno ritenuto fondata. La Cassazione osserva che occorre «evitare che il sequestro probatorio assuma una valenza meramente esplorativa di notizie di reato diverse ed ulteriori rispetto a quella per cui si procede» e «rispetto dei principi di adeguatezza e proporzionalità del sequestro. In mancanza di siffatti chiarimenti sul versante motivazionale – continuano i supremi giudici – il provvedimento di perquisizione e sequestri legittima una non consentita attività esplorativa, finalizzata all’eventuale acquisizione, diretta o indiretta, di altre notizie di reato».

L’indagine fiorentina da cui è partito il sequestro a carico dei Graviano è l’ennesima tra quelle – tutte finite nel nulla – che periodicamente sono state aperte nei confronti del leader di Forza Italia. Da Palermo a Caltanissetta, passando per Firenze, ciclicamente torna il teorema del leader di Forza Italia e le stragi. Quest’ultima indagine risale al 2017, alle intercettazioni in carcere di Giuseppe Graviano, intercettato dai pm del processo sulla Trattativa Stato-Mafia. Si tratta, di fatto, della riapertura di un fascicolo già archiviato nel 2011.

Con l’annullamento del sequestro disposto dalla Cassazione la palla torna ai giudici di Firenze. Che se insisteranno nella richiesta di documenti si dovranno attenere ai rilievi indicati dalle difese e accolti dalla Suprema corte. Insomma, richieste precise e circostanziate. E niente pesca a strascico.

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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