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La casa popolare abitata dal boss e sgomberata fa paura, nessuno la vuole. Spesi 84mila euro per evitare nuove occupazioni

Quelle case nessuno le vuole. Seppur libere e riconsegnate alle istituzioni, anche se assegnate nessuno vuole andarci a vivere. Il motivo ufficialmente non è reso noto, ma che quegli appartamenti facciano paura è lecito pensarlo tanto che, per evitare nuove occupazioni in sei mesi, sono stati spesi 84mila euro per pagare un servizio di vigilanza privata che ha sorvegliato il palazzo.

D’altronde in uno di quegli immobili liberati viveva Giuseppe Moccia, coinvolto in passato in diverse indagini per droga, è cognato di Vincenzo Nastasi detto ‘O Principe’. Parliamo degli immobili di via Santa Rita da Cascia, una volta occupati abusivamente o vissuti da chi era moroso.

Case liberate lo scorso settembre e riconsegnate all’Ater al termine di un maxi blitz voluto dalla prefettura che ha visto l’impiego di 120 uomini tra carabinieri, polizia, guardia di finanza e polizia locale. Una boccata d’ossigeno per gli abitanti di Tor Bella Monaca e in particolare di chi abita le case della Torre 50.

La tarantella per l’appartamento di Moccia

Eppure lì, nella cosiddetta ‘torre della legalità’, è difficile trovare chi – tra le persone in graduatoria per una casa popolare – voglia andarci a vivere. Un problema di cui il Campidoglio è a conoscenza tanto da parlarne in una riunione tenuta lo scorso 4 febbraio a Tor Bella Monaca. Di quegli appartamenti liberati, due sono stati assegnati, altri sei invece no. Una situazione che a Roma, vista l’emergenza abitativa e le lungaggini burocratiche nel far scorrere la graduatoria, potrebbe non destare stupore, ma in questo caso parliamo di un simbolo. Di legalità appunto. 

Per un immobile la soluzione sembrava essere arrivata. Dopo le denunce dei residenti e l’articolo di RomaToday, l’appartamento nel quale fino a settembre vivevano seppur morosi i membri della famiglia Moccia, a febbraio scorso era stato assegnato. La notizia l’avevamo riportata anche noi dopo aver ascoltato fonti dell’assessorato alle politiche abitative del comune di Roma coordinato da Tobia Zevi. Ma qualcosa, però, in questo mese e mezzo è andato storto. 

Secondo quanto appreso, infatti Comune e Ater avrebbero fatto la loro parte. Il primo aveva trovato la famiglia assegnataria, l’ente pubblico territoriale invece aveva avviato il procedimento per ultimare la consegna dell’immobile. Al momento della consegna delle chiavi, però, l’assegnatario ha rinunciato. La casa di Moccia – forse – fa paura. Certo è che, al momento, resta libera. Di nuovo.

“Una sconfitta per le istituzioni”

L’appartamento, così come altri, torna quindi disponibile a chi è in graduatoria. Tuttavia questa tarantella sulla casa dei Moccia, per la gente di Tor Bella Monaca sa di sconfitta. “Incassare questo rifiuto non è solamente un fallimento per le istituzioni, ma è anche e soprattutto una vittoria per i Moccia. Così si dimostra l’incapacità dello Stato”, sottolinea a RomaToday, Tiziana Ronzio, sotto scorta proprio per le minacce e l’aggressione subita proprio dai Moccia.

L’operatrice sanitaria e fondatrice dell’associazione ‘Tor più Bella’ con cui ha realizzato iniziative per la riqualificazione della zona è da sempre in prima linea: “Carabinieri e prefettura qui sono presenti. Ci aiutano, però non possiamo incassare questi colpi. Non vigilare sull’assegnazione evitando rinunce dell’ultimo momento su questo tipo di immobili vanifica tutto il lavoro fatto dalle forze dell’ordine. Vuol dire che è stata tutta una perdita di tempo”.

“I Moccia qui continuano a venire, usano scuse eppure gravitano in quello che credono essere il “loro” territorio. La gente di questo è spaventata. Noi siamo una famiglia e dico che una alternativa legale è possibile e percorribile”. 

Chi è Giuseppe Moccia

Negli ultimi anni il suo cognome dei Moccia è comparso più volte sulle cronache. Giuseppe Moccia, protagonista dell’aggressione a Tiziana Ronzio e ferito in un agguato in via dell’Archeologia quando da uno scooter un uomo gli sparò 4 colpi pochi giorni dopo la sua scarcerazione, recentemente è stato nuovamente arrestato e condannato ad un anno, in attesa del processo. Al 39enne romano, solamente lo scorso 19 marzo, i carabinieri aveva notificato il provvedimento del tribunale di Roma, la misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di Roma e di permanenza in casa in orario notturno. In quegli appartamenti di via Santa Rita da Cascia, Moccia viveva con la madre e la compagna all’interno 70, al 13esimo piano della torre. Erano morosi. In casa, però, nascondevano 29465 euro. 

Oltre 80mila euro spesi per evitare occupazioni 

Da settembre a fine marzo, sono stati spesi dalla Regione circa ottantaquattro mila euro per pagare un servizio di vigilanza privata evitare nuove occupazioni. Nei sei mesi in cui gli addetti alla sicurezza hanno sorvegliato la torre, sono stati evitati anche nuovi allacci abusivi e “scacciato” dall’ingresso e dalle cantine del palazzo i pusher sempre “al lavoro”. 

Da aprile quel servizio di vigilanza, forse perché troppo costoso, è abortito. Al posto dei controllori, un sistema di allarme per ogni appartamento collegato direttamente con le sale operative delle forze dell’ordine e scongiurare ogni tentativo di abuso. 

La proposta  

Cosa possono fare le istituzioni per risolvere la questione ed evitare che ci siano altre persone in graduatoria che rifiutino gli appartamenti di Tor Bella Monaca? Sul caso è intervenuta Nella Converti, consigliera del Pd in Campidoglio e presidente della commissione politiche sociali, che non nasconde le responsabilità del Comune e delle istituzioni in generale: “In un quartiere dove coesistono circa 14 gruppi criminali, dove le fragilità sociali ed economiche sono le più marcate dell’intera città di Roma, non dobbiamo assolutamente cadere nell’errore di incolpare le cittadine e i cittadini che decidono di non accettare quell’appartamento. Vuol dire che la presenza delle istituzioni, la sicurezza sociale, non sono percepite come dovrebbero”.

Converti ha già in mente la prossima mossa, anche per dare le giuste responsabilità a chi segue le questioni che riguardano le assegnazioni degli immobili: “Presto chiederò al presidente della commissione casa e patrimonio di fare una assemblea proprio nella ‘torre della legalità’. In questo caso il problema è duplice, sia di emergenza abitativa ma anche di sicurezza sociale”. Secondo la consigliera del Pd la strada è quella di coinvolgere la cittadinanza e gli abitanti di “quella torre per capire insieme quale percorso intraprendere”.

Quindi l’ammissione: “Non sarà semplice colmare il vuoto di anni di totale assenza della politica in quella zona, ma non possiamo più rimandare. Una volta intrapreso questo percorso, sono certa che presto nessuno rinuncerà ad un diritto fondamentale come quello di una casa popolare, così come nessuno sceglierà di evitare Tor Bella Monaca”.

Gli spazi liberati dai clan di Tor bella Monaca vanno subito occupati

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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