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Juve, i numeri di una disfatta storica: addio all’incantesimo europeo. E Allegri…

Da 17 anni la Signora non perdeva con un passivo di quattro gol, da 21 in Europa. L’idea di andare a Londra per replicare gli ingredienti della partita di andata è finita con una delle peggiori figure europee bianconere

Motivare una delle peggiori figure europee che si ricordino della Juve con la consapevolezza di avere già la qualificazione in tasca non riduce le responsabilità, anzi le aggrava per l’incapacità di capire il valore di certe serate, su certi palcoscenici e la loro incidenza sulla stagione – un passo indietro importante, una batosta dal punto di vista psicologico – che va al di là dello stretto profitto del momento. Perché non essere obbligati a vincere non significa che la sconfitta sia indolore, tutt’altro. E quando c’è poco da salvare, quando il migliore in campo è forse un portiere che ha preso quattro gol, quando è colpa di tutti e quindi di nessuno, inevitabile invocare le responsabilità della guida tecnica.

LIMITI DI METODO

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Al ritorno in panchina dopo due anni fuori, Allegri ha ritrovato un calcio in cui il “corto muso” può essere una toppa, come nella partita di andata vissuta nell’emergenza, ma non una strategia e men che meno un metodo. Un’idea che non paga: se la Juve va a giocare una partita di attesa a casa dei campioni d’Europa e ne esce con quattro gol sulla schiena, tanto valeva andare a giocarsela davvero, sempre che in questi primi tre mesi di stagione abbia costruito qualcosa anche in termini di proposta del gioco. E in questo il divario coi campioni d’Europa è stato abissale, e cresciuto sempre di più ogni minuto che passava. Anche perché non è una storia nuova quella della Juve che non prova a fare la partita ma a conservarla, non solo in termini di gioco ma anche di mosse tattiche, coi cambi che arrivano sempre troppo tardi per dare un’impronta alla partita invece di subirla.

TUTTO NERO

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La disfatta di Stamford Bridge ristabilisce gli equilibri di una stagione vissuta fin qui sulla narrazione di una Juve dai due volti, partita male in Italia sull’onda dell’addio di Ronaldo ma brillante in Europa, grazie alla notte da leoni dell’andata coi Blues, illudendosi di poterne fare un’altra con ingredienti analoghi. La rottura dell’incantesimo continentale dopo quattro vittorie su quattro fa risvegliare la Signora affiancando al sesto posto (ottavo per la classifica avulsa) in Serie A, dove ha appena vissuto un successo a casa della Lazio, un secondo posto nel girone di Champions League che cambia tantissimo rispetto al primo, nell’ottica di andare avanti nella manifestazione visto chi ci si troverà davanti agli ottavi: per sperare ancora nel primato ai bianconeri serve all’ultima giornata col Malmoe un risultato migliore di quello che farà il Chelsea in casa dello Zenit.

NUMERI STORICI

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I 21 tiri del Chelsea, sommando quelli nello specchio, quelli fuori e quelli respinti, la Juve non li subiva da tre anni. Quattro gol non li subiva contro una squadra inglese da quasi dodici anni, 4-1 col Fulham in Europa League, ricordano i dati Opta. Perdere con un passivo di quattro gol alla Juve non succedeva da 17 anni, 4-0 con la Roma nel febbraio 2004, quella volta dello sfottò di Totti con le quattro dita “e a casa”. Una sconfitta con quattro gol di divario dall’avversaria la Juve non la conosceva in Europa da marzo 2000, in Coppa Uefa contro il Celta Vigo. Sono numeri storici nel rappresentare “una partita tragica”, come ha saputo affrescarla con grande efficacia Szczesny nella pancia di Stamford Bridge. Nella classifica sposta ma non di tantissimo la stagione della Juve, ma nella testa rischia di scavare un cratere nella costruzione di una mentalità da cui ripartire.

Fonte: gazzetta.it

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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