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Io, prigioniera dei banchi a rotelle

Pubblichiamo l’intervento di una ragazza di 16 anni, studentessa di un liceo romano che racconta il suo ritorno in aula e le nuove regole imposte dal Covid.

Sono stata felice di tornare a scuola dopo tanto tempo. È stato bello rivedere gli amici, alcuni dei quali non vedevo da più di sei mesi. Qualche giorno fa ci hanno comunicato una tabella con il numero della nostra aula, il giorno e l’orario in cui saremmo entrati. All’arrivo avevamo ingressi separati, eravamo in fila indiana distanziati da puntini. Una telecamera ha misurato la temperatura a tutti. Abbiamo dovuto consegnare un’autocertificazione nella quale dichiaravamo di non aver sintomi del Covid. Dovremo farlo molto spesso, almeno ogni tre giorni. E’ una scocciatura, ma capisco che è necessario. Tutta la scuola è piena di frecce nei pavimenti che indicano le vie da percorrere in un solo senso. Quando siamo arrivati in classe abbiamo trovato i banchi nuovi con le rotelle. Nel pavimento ci sono dei puntini gialli, così da mantenere il distanziamento. All’inizio non ho pensato al fatto che sarebbe stato scomodo. Per capirlo è bastato dover prendere un appunto con un piccolo quaderno.

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Una volta appoggiato, c’era spazio giusto per la penna e la mascherina. Non so come farò quando dovrò tenere sul banco mobile un libro o il dizionario. La mia amica mancina sta ancora più scomoda di me. L’anno scorso per non portare troppo peso io e la mia compagna di banco ci dividevamo i libri da portare. Quest’anno non sarà possibile, quindi molti di noi stanno pensando di farsi regalare un iPad in cui scaricare i libri, e non è detto tutti avranno i soldi per farlo. Le ruote della postazione si muovono liberamente, e la cosa è fastidiosa. Ovviamente al primo cambio dell’ora alcuni miei compagni maschi hanno fatto una gara di autoscontri.

Le regole per andare al bagno sono rigidissime: si potrà andare uno alla volta, ed è vietato rimanere in attesa fuori della porta. Non ho ancora capito come si può evitare. Quando chiederò all’insegnante di andarci, lui o lei non potrà sapere se mi troverò fuori dalla porta. Conto che la scuola trovi una soluzione più semplice. Ci hanno consegnato cinque mascherine chirurgiche a testa, e possiamo usare solo quelle. Ci hanno detto di non passarci le penne, non possiamo comprare nulla dalle macchinette della scuola.

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Per il momento andiamo a scuola un giorno sì e uno no. Ieri ho fatto la mia prima giornata a distanza post-quarantena. Quando arriverà l’orario definitivo faremo una settimana sì e una no. Se è il prezzo da pagare per tornare a scuola, me ne farò una ragione. Ora abbiamo anche una nuova piattaforma per le lezioni a distanza, ma il primo giorno è stato un disastro: molti di noi non sapevano usarla, le prime due ore sono saltate e nessuno ci ha spiegato il perché.

Non so ancora che tipo di anno sarà, il tipo di atteggiamento che avranno i professori di fronte a così tante difficoltà. Di una cosa sono sicura: tutti – noi e i professori – rispetteremo queste limitazioni nella speranza di riavere al più presto la normalità. Per me è una sensazione inaspettata, visto che non ho mai amato granché andare a scuola.

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Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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