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“Io guardasigilli? All’Italia servono riforme garantiste”

Carlo Nordio, ex magistrato, ora candidato alla Camera per FdI: dopo i referendum il tema giustizia è passato in secondo piano in questa campagna elettorale.

Dottor Nordio, se diventasse il Guardasigilli in un prossimo governo di centrodestra da che cosa inizierebbe?

«Intanto bisogna vedere l’esito delle elezioni, e poi i ministri li nomina il Capo dello Stato. Infine, le leggi le fa il Parlamento, e il ministro ha un ruolo importante ma solo propositivo. Detto questo, credo che oggi la priorità assoluta sia l’economia, e che quindi anche gli interventi più urgenti sulla giustizia siano quelli che possono incidere subito sul bilancio. Quindi occorre ridurre la lentezza dei processi penali e civili, madre dell’incertezza del diritto, della contrazione degli investimenti e di un rallentamento dell’economia che ci costa un due per cento di Pil. La seconda urgenza è la piena attuazione del codice Vassalli, un codice liberale voluto da un socialista decorato dalla Resistenza, che funziona solo con la separazione delle carriere, la revisione dei poteri e delle responsabilità dei Pm e molte altre condizioni che oggi mancano».

Lo schieramento al quale lei fa riferimento si definisce «garantista», in che cosa si dimostra di esserlo?

«Nella volontà di attuare il processo accusatorio voluto da Vassalli, che nella sua formulazione originale esprimeva i due volti complementari del garantismo: la presunzione di innocenza e la certezza della pena. Il paradosso più funesto della nostra giustizia penale è che è tanto facile entrare in galera prima della condanna, da presunti innocenti, quanto è facile uscirne dopo, da colpevoli conclamati».

La lunga durata dei processi è uno dei problemi che da anni si cerca inutilmente di risolvere. Berlusconi ha detto che bisogna che durino al massimo i 400 giorni della media europea. Ci si può arrivare e come?

«Prima di tutto bisogna riempire e aumentare gli organici paurosamente vuoti; poi ridurre le leggi, semplificare le procedure e aumentare le risorse, non solo di magistrati ma soprattutto di collaboratori amministrativi. Infine rendere discrezionale l’azione penale, che oggi è lasciata all’arbitrio dei Pm, depenalizzare i reati minori, e allargare i patteggiamenti. Per il processo civile suggerirei di copiare il sistema tedesco, che a parità di risorse fa durare le cause un terzo del tempo che occorre da noi».

La presunzione d’innocenza spesso rimane teorica anche per il risalto delle inchieste sui mass media che generano processi di piazza. Come evitarlo?

«Il primo passo spetta alla politica, che deve affrancarsi dalla paura della magistratura e ripudiare il principio che un’inchiesta penale possa compromettere la carica o l’eleggibilità di un cittadino. Poi occorre rivedere la stessa funzione dell’informazione di garanzia, che da strumento di tutela dell’indagato si è rivelato una condanna anticipata. E infine limitare le intercettazioni e secretare quelle rimaste, sotto la diretta responsabilità del Pm che le ha chieste».

Lei è d’accordo sulla proposta di rendere inappellabili le sentenze d’assoluzione di primo e secondo grado?

«Certo. Se una condanna può intervenire solo al di là di ogni ragionevole dubbio, come puoi condannare dove un giudice ha già dubitato al punto da assolvere? E comunque, laddove si ammettesse l’impugnazione, magari per la sopravvenienza di nuove prove a carico, il processo andrebbe rifatto daccapo, e non risolto in appello, come accade oggi, in base ai soli verbali cartacei del precedente giudizio».

Per raggiungere una parificazione dei diritti tra pm d’accusa e avvocati di difesa serve la separazione delle carriere?

«Certamente sì. E del resto ovunque sia in vigore il processo accusatorio, come quello voluto da Vassalli, le carriere sono separate. Dirò di più. Nei sistemi anglosassoni si dà la possibilità anche agli avvocati di diventare giudici o Pm, e viceversa. Perché i Pm sono elettivi, i giudici sono di nomina a governativa o presidenziale, e comunque non giudicano un bel nulla, perché il verdetto di merito è devoluto alla giuria popolare, sorteggiata e in parte ricusabile. E nessuno si sogna di definirlo un sistema autoritario e liberticida».

Il centrodestra è in largo vantaggio nei sondaggi ma alcuni sottolineano le divisioni interne e i problemi di leadership, dicendo che se andasse al governo non garantirebbe stabilità al Paese…

«Il centrodestra ha stretto un patto di coalizione e sono certo che lo rispetterà. Del resto i programmi degli alleati sono molto più omogenei di quanto si dica. Le differenze sarebbero facilmente composte, per dar vita a un governo coerente nell’azione e duraturo nella stabilità».

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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