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Intervista a Mario Tozzi: “Basta incentivi ai motori a combustione”

Il geologo e ricercatore Mario Tozzi è diventato un volto noto della comunità scientifica attraverso la sua attività di divulgazione televisiva. Il professore non è tipo da mordersi la lingua prima di spiegare il suo punto di vista, avvalorato da anni di studio dei temi ambientali, che oggi sono di importanza fondamentale. Il movimento di Greta Thunberg è solo la punta dell’iceberg di un discorso molto complesso, che pone l’umanità di fronte alla sua più grande sfida: mantenere il suo livello di crescita e benessere senza più inquinare, dando alle generazioni future la possibilità di proseguire il cammino della specie senza implodere insieme al cambiamento climatico.

Uno dei sistemi per ridurre l’impatto inquinante è intervenire sulle attività umane, e una di queste è relativa ai trasporti. Il sito di FormulaPassion, oltre a raccontare l’amore per le corse automobilistiche e motociclistiche, è attento alle tematiche dell’ambiente e segue quotidianamente proposte e attività delle case automobilistiche (e dei governi) per abbassare le emissioni e affrontare il futuro della mobilità. Per questo abbiamo sentito il professor Tozzi e gli abbiamo rivolto alcune domande.

Le auto devono inquinare meno, ormai è chiaro. Ma le case automobilistiche stanno davvero mettendo l’impegno giusto, secondo lei?

C’è una certa riconversione sull’elettrico e sull’ibrido, mi pare di vedere. Hanno visto che ci possono guadagnare e quindi lo stanno in parte facendo. Un’auto elettrica è sicuramente più efficiente di un’auto a combustione, dunque in linea di principio se l’elettricità non proviene da fonti fossili, di fatto consuma meno. Sarebbe bene che si chiudesse il ciclo, non basta fare un’auto elettrica: il tutto deve essere alimentato da fonti rinnovabili“.

Uno dei dilemmi odierni, anche tra i lettori, è il seguente: l’elettrica del 2021, del 2022 o del prossimo futuro, posta la sua natura a emissioni ridottissime durante il suo utilizzo, è davvero così pulita nel suo ciclo di vita integrale?

Dipende. Quasi la metà degli italiani vive in un’unità bifamiliare, quindi se ognuno potesse avere a disposizione una tettoia o un parcheggio coperto riuscirebbe ad alimentare l’autovettura elettrica con dei pannelli solari, in modo che il circolo virtuoso sia chiuso. Quando invece si alimenta l’auto ibrida con combustibili fossili certamente c’è sempre un carico inquinante; però, siccome il motore elettrico è più efficiente, è comunque un impatto minore“.

Quando il ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani parla di dare incentivi alle Euro 6 per sostituire le vetuste Euro 0, 1, 2, 3 e 4, in modo da avere una progressione in termini di emissioni economicamente sostenibile, ha ragione? Oppure sarebbe utile un taglio netto, costi quel che costi?

Il ministro Cingolani fa il politico in questo caso, e non lo scienziato quale è. Perché se facesse lo scienziato saprebbe che non ci sono molte alternative. Questo tipo di incentivo per cambiare l’auto deve essere incentrato su un altro tipo di motore, non certo su quello a combustione. La scusa di conservare i posti di lavoro per l’economia e queste cose non regge più; insomma, tutto crollerà se si continua a inquinare in questo modo. Si dovrebbe avere una riconversione totale e basta. Una combustione pulita non esiste, andrebbe fatta cessare il prima possibile“.

Le corse automobilistiche, in particolar modo la Formula 1, dovranno convivere con un modo a emissioni contenute.  E alcune case (come Toyota, non attualmente iscritta al mondiale) stanno pensando ad alternative, come i motori a combustione ‘modificati’ per funzionare a idrogeno: potrebbe essere una soluzione per quei campionati che si basano su presupposti storicamente incompatibili con il concetto di ambiente?

Il motore a idrogeno ha il non trascurabile vantaggio di non avere emissioni, se non di acqua, e di avere una trasmissione diretta (dunque efficace). Ha senso intanto se l’idrogeno lo produci per via rinnovabile, cioè non bisogna produrlo con il carbone o con il petrolio. E poi si tratterà di stabilire come avere dei serbatoi maggiormente capaci, perché l’autonomia è ancora troppo limitata. Sia per uso nelle corse, sia per utilizzo comune: visto che non ci sono distributori. Questa è comunque una via interessante. Tuttavia è chiaro che l’appassionato di Formula 1 vuole il rombo del motore: ma questa richiesta non ha futuro. Lo potremo mettere artificiale, ma penso piuttosto a un silenzio assoluto all’interno del quale si gareggerà. Potrebbe essere l’occasione per apprezzare altre cose della Formula 1. Il campionato potrebbe campare ancora, senza emissioni. Altrimenti rimarrebbe un monumento allo spreco“.

FP | Samuele Prosino

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Fonte: formulapassion.it

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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