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Incidente funivia Mottarone, i precedenti: dai due disastri del Cermis alla notte al gelo sul Monte Bianco

Quello del 9 marzo 1976, vicino alla stazione sciistica di Cavalese è il più terribile disastro accaduto a una funivia italiana. Il cavo di supporto in acciaio si ruppe in una delle ultime corse della giornata. Una cabina precipitò per 200 metri, rotolando per altri 100 provocando la morte di 43 persone, tra cui 15 bambini e il manovratore. Solo una ragazza milanese di 14 anni che era in gita sopravvisse. La maggior parte delle vittime erano tedesche occidentali.  L’inchiesta ha rivelato che la tragedia fu causata dai forti venti: due funi d’acciaio si accavallarono ed una tranciò l’altra, presumibilmente vicino ad uno dei sostegni. Il sistema automatico di sicurezza che avrebbe potuto evitare il disastro non era spento come si disse. L’impianto si fermò, ma venne fatto ripartire e lo sfregamento portò al trancio delle funi. 
Il 3 febbraio 1998 nella stessa zona si verificò quella che è passata alla storia come la «seconda tragedia del Cemis», ma in quel caso non si trattò di un incidente: un velivolo della Marina militare americana che stava volando a quota troppo bassa tagliò un cavo causando la morte di 20 passeggeri: tre italiani tra cui il manovratore, sette tedeschi, cinque belgi, due polacchi, due austriaci e un olandese. Nessun ferito o sopravvissuto. 

Il capitano Richard J. Ashby, pilota dell’aereo, e il suo navigatore furono sottoposti a processo negli Stati Uniti e assolti dalle accuse di omicidio preterintenzionale e omicidio colposo rispettivamente, omicidio involontario e per negligenza secondo l’ordinamento statunitense. In seguito furono riconosciuti colpevoli di ostruzione alla giustizia e condotta inadatta a un ufficiale per aver distrutto il nastro video registrato sull’aereo e pertanto congedati d’autorità dal corpo dei Marines. Il disastro e la assoluzione dei piloti compromisero le relazioni tra Stati Uniti e Italia.

Dinamica analoga il 29 agosto del 1961: sulla funivia del Monte Bianco, nel tratto che collega la Punta Helbronner e l’Aiguille du Midi, al confine con l’Italia: un cacciabombardiere francese tranciò i cavi dell’impianto facendo precipitare. Morirono sei persone e molte altre rimasero bloccate 18 ore in attesa dei soccorsi.  Cinque anni dopo, il 10 luglio del 1966 per un guasto al pilone del Grand Flambeau, tre cabine precipitarono nel vuoto. Il bilancio fu di un morto, un turista tedesco di 58 anni) e tredici feriti. 

Undici sciatori morirono invece sull’ovovia del Crest a Champoluc il 13 febbraio 1983. La cabina numero 48 si sganciò dalla fune portante appena lasciata la stazione di partenza, scivolò indietro e rientrò senza provocare problemi (era già accaduto altre volte). L’impianto fu purtroppo riavviato e a quel punto lo strappo fece balzare in alto le funi e la cabina numero 12 scivolò per qualche metro e andò a schiantarsi sulla lunga campata verso il primo pilone (il più alto) su quella che seguiva. Precipitarono per un’altezza di 20 metri tre cabine: morirono in dieci, l’undicesima vittima, una ragazza di 20 anni, è di qualche giorno dopo, durante il ricovero all’ospedale di Novara.
Il 1 luglio 1999, a Saint-Étienne-en-Dévoluy, in Francia, una cabina si è staccata dal cavo di risalita precipitando per 80 metri e uccidendo tutti i 20 a bordo, tra cui un gruppo di astronomi, manutentori, operai edili e tecnici. 

Fra gli altri drammatici incidenti, quello del 1983 a Singapore, costato la vita a sette persone; nel 1990 a Tblisi, due navicelle  dell’impianto tra il Monte Mtatsminda e il Viale Rustaveli caddero provocando quattro vittime; nel 2017 a Gulmarg, in India, morirono quattro membri della stessa famiglia e altri tre passeggeri dell’impianto. 

Tragedia evitata, ma un enorme spavento nel settembre del 2016, quando a causa del vento che attorcigliò i cavi, 16 passeggeri della funivia del Monte Bianco trascorsero la notte nelle cabine rimaste sospese a oltre 3mila metri di in quota prima di essere soccorsi.

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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