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Incendio a Milano, il possibile cortocircuito e l’effetto camino: il punto sulle ipotesi

Un cortocircuito al 15esimo piano, poi il passaggio decisivo, “l’effetto camino”, creatosi nell’intercapedine tra le finestre e la struttura in metallo che sorreggeva la ‘vela’. È questa l’ipotesi che sta prendendo corpo dopo i primi accertamenti tecnici dei Vigili del fuoco, supportati dai colleghi romani del Nucleo investigativo antincendi, nel day after dell’incendio che ha divorato la Torre del Moro di via Antonini, a Milano. La possibilità che sia stato un cortocircuito a scatenare le fiamme è una di quelle al vaglio degli investigatori e degli inquirenti, guidati dalla procuratrice aggiunta Tiziana Siciliano, che in giornata aprirà un fascicolo con le ipotesi di disastro colposo o incendio colposo. Viene invece data per certa la dinamica dello sviluppo del maxi-rogo: dopo l’innesco al 15esimo piano, in un appartamento in quel momento vuoto, si è rapidamente propagato a tutto l’edificio a causa dell’’effetto camino’, generato dallo spazio fra la struttura in cemento armato e la copertura in metallo. Un’intercapedine di alcuni centimetri in cui l’aria all’interno ha accelerato la diffusione delle fiamme, che hanno velocemente divorato la struttura esterna e l’edificio.

Nelle prossime ore saranno realizzate delle verifiche di tipo strutturale sul palazzo, all’interno del quale insistono ancora dei focolai che sono tuttavia sotto controllo. “Il rischio strutturale sarà verificato da uno strutturista. Noi diciamo per precauzione che adesso l’edificio è pericolante – ha spiegato Giuliano Santagata, comandante dei vigili del fuoco di Milano – Questa struttura è stata compromessa da un incendio e quindi potrebbe subire danni. La verifica sarà fatta nelle prossime ore, c’è qualche situazione di pericolo e questo non si può nascondere, ma nessuno può dire se cadrà il palazzo”.

L’incendio, ha sottolineato Santagata, “formalmente ancora non è estinto completamente” e dentro il grattacielo “concretamente ci sarà ancora qualche focolaio” che andrà verificato e spento. “Mai vista a Milano una cosa così”, ha concluso il comandante dei Vigili del fuoco sottolineando che è “probabile” che la facciata “fosse fatta di materiale molto combustile”. Una dichiarazione che avvalora quanto emerso già domenica, cioè che il materiale utilizzato fosse polistirene. Un’eventualità allontana dall’amministratore dello stabile, Augusto Bononi, che ha riferito come la facciata era composta di Alucobond, un pannello composto da due lamiere esterne di alluminio e un nucleo centrale di sostanze minerali difficilmente infiammabili o ignifughe.

“Siamo 70 famiglie senza una casa, oggi ripartiamo da zero”, ha raccontato una residente. “Io abitavo al quarto piano. Non è rimasto nulla del palazzo”. Ieri in preda alla fretta di scappare “c’è chi ha lasciato gli animali domestici in casa” perché “non si pensava che sarebbe stata una cosa così veloce e così devastante”, ha aggiunto. La facciata del palazzo ha preso fuoco “come un “fiammifero”, come “un fazzoletto imbevuto di alcol” e in meno di 30 minuti è divorata dalle fiamme, hanno spiegato altri abitanti del grattacielo. Alcuni hanno dormito in un hotel a pochi metri da quella che era la loro casa e ancora oggi non si spiegano come possa essere accaduto e chiedono che vengano stabilite presto le responsabilità.

Silvana e Carmelo hanno fatto a piedi le scale che li separavano dall’uscita appena hanno sentito odore di fumo e visto il fumo che dai piani sopra al loro si propagava sempre più velocemente nelle scale del palazzo. “Abbiamo fatto le undici rampe di scale di corsa – hanno spiegato – Siamo scesi e abbiamo visto che c’erano delle fiamme al quindicesimo piano. In meno di mezz’ora anzi in pochi minuti c’è stato un effetto fiammifero. Io spero che la magistratura indaghi velocemente perché noi siamo rimasti senza casa. Un palazzo che ha dieci anni è finito così. Noi condomini vogliono una sorta di giustizia. Abbiamo visto una fiammata velocissima su tutto l’edificio”. Sul fronte delle responsabilità, anche il sindaco Beppe Sala ha chiesto risposte in tempi brevi: “La magistratura – ha detto – è già al lavoro per chiarire la dinamica dell’accaduto. Il mio auspicio è che le responsabilità siano accertate con rapidità. La Torre dei Moro è stata costruita poco più di 10 anni fa e non è accettabile che un edificio così moderno si sia dimostrato del tutto vulnerabile”.

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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