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In Piemonte i contagi aumentano, la Regione agli ospedali: “Preparate reparti Covid per la seconda ondata”

La scadenza è già stata fissata a domani. Il contagio cresce e i tempi stringono. Un giorno ancora e i direttori generali delle aziende sanitarie piemontesi dovranno comunicare al Dirmei, il nuovo Dipartimento interaziendale malattie infettive, il loro piano per riaprire reparti Covid. I casi di positività aumentano (due decessi e cento nuovi casi ieri), ed è attesa la seconda ondata annunciata dai numeri che stanno crescendo.

Siamo entrati nella terza settimana dalla riapertura delle scuole, una fase indicata da tutti gli esperti come il periodo critico da monitorare per capire come si sta muovendo la curva epidemica del Piemonte. “Considerata la variazione dei dati relativi ai ricoveri Covid, potremmo essere prossimi a un incremento dell’impegno ospedaliero” scrive il direttore del Dirmei, Carlo Picco, nella comunicazione inviata alla fine della scorsa settimana ai vertici delle Asl e al direttore regionale Fabio Aimar.

La Regione vuole sapere quanti reparti di degenza ordinaria, quanti posti di sub-intensiva e di terapia intensiva siano immediatamente disponibili per il ricovero di pazienti con coronavirus. Addio agli ospedali Covid-free, dunque. I grandi ospedali che da poco avevano festeggiato la partenza degli ultimi pazienti Covid e speravano di restare “puliti” per riavviare la loro attività ordinaria e ridurre le liste d’attesa, ora dovranno indicare alla Regione come riconvertire spazi e reparti No-Covid in stanze adeguate alle terapia anti-coronavirus. Con un diktat che non consente errori: mappando i posti letto dedicati, dovranno anche specificare come siano inseriti in percorsi protetti e sicuri per evitare il ritorno del panico e la fuga dei pazienti che soltanto da poco hanno superato la paura del contagio e sono tornati a farsi curare.

Intanto l’autunno è arrivato ma all’Amedeo di Savoia ancora non sono disponibili i dieci posti di terapia intensiva che si pensava di aprire al termine delle ferie. Se un paziente si aggravasse durante il ricovero, l’ambulanza dovrebbe correre in uno degli ospedali che dispone di letti di terapia intensiva. “Al momento non sono arrivate le risorse del ministero” spiega Picco – che oltre a dirigere il Dirmei è anche direttore generale dell’Asl Città di Torino – il quale rilancia sottolineando che l’ospedale conta molto soprattutto sulle sub- intensive. Domani poi, entreranno nella rete 40 letti all’ospedale Oftalmico, la struttura che, al termine di lunghe riflessioni, è stata identificata come l’ospedale Covid di Torino.

Una settimana fa il direttore delle medicine della Città della Salute Ezio Ghigo si augurava che ospedali come Molinette restassero Covid-free per evitare ulteriori rallentamenti di settori nevralgici, ma in queste ore tutti sono invece al lavoro per riconvertire spazi e stanze. Al San Luigi il reparto Covid è già pronto: dove c’era il vecchio Dea ci sarà un reparto per i pazienti infetti, circa 15 posti letto dedicati. Un’ala separata dal resto dell’ospedale per evitare ogni contatto pericoloso.

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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