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Il razzismo nel calcio: uno spettro che non lascia respiro allo sport più amato dalla…

di Francesco Lommi

Nonostante le belle parole e le tante iniziative (come l’inginocchiarsi prima dell’inizio del match per il movimento Black Lives Matter) , il mondo del calcio non riesce a liberarsi di certe tendenze deplorevoli come sessismo e razzismo. A macchiarsi di questi comportamenti sono sempre i tifosi che non riescono a limitare i cori e gli striscioni a semplici “sfottò” innocenti, che rendono viva la rivalità tra le squadre e accendono l’atmosfera in mezzo al campo.

Questa volta a finire nel mirino degli ululati razzisti sono stati diversi giocatori del Milan, in

particolare il nuovo estremo difensore rossonero, Mike Maignan, e i centrocampisti Kessie e Bakayoko. I due padroni del centrocampo del Diavolo sono stati bersagliati da cori razzisti nel match giocato a San Siro contro la Lazio. I due giocatori si sono esposti sui social per condannare questi comportamenti, soprattutto il francese ex Chelsea che, dopo aver ringraziato la sua tifoseria per la calda accoglienza, ha denunciato quanto accaduto: “E per i tifosi della Lazio che hanno rivolto cori razzisti a me e a mio fratello Franck Kessie volevo dire che siamo forti e siamo orgogliosi del colore della nostra pelle. Ripongo tutta la mia fiducia nella dirigenza dell’Ac Milan affinché individui questi soggetti”. Purtroppo per i rossoneri però, gli attacchi razzisti non sono finiti qui. Anche nella partita successiva al match casalingo contro la squadra di Maurizio Sarri, ovvero la trasferta di Torino contro la Juventus, il portiere del club milanese, Maignan, è stato bersagliato da insulti di stampo razzista: “Scimmia” “Negro” sono solo alcune delle  ingiurie piovute dalle tribune dell’Allianz Stadium.

Un rapporto, quello tra la Serie A e il razzismo che quindi si macchia dell’ennesimo capitolo: Pierre Wome, Kalidou Koulibaly, Mario Balotelli sono solo alcuni dei calciatori di origine africana che hanno dovuto subire questo tipo di violenza sui nostri campi. Eppure si è parlato moltissimo di quali potessero essere i provvedimenti che l’arbitro deve applicare in caso di cori o comportamenti discriminatori: sospensione della partita con la possibilità di sconfitta a tavolino per la squadra dei tifosi razzisti. La verità è che nessun arbitro ha mai avuto il coraggio di prendere una decisione tanto estrema e, forse, è anche per questa ragione che il calcio non riesce a liberarsi di questo oscuro nemico.

In Premier League, per esempio, la pena per chi viene pizzicato in comportamenti razzisti equivale spesso al daspo, ovvero il divieto di rimettere piede in uno stadio. In più la Fa, la Football Association, è da sempre in prima fila nella lotta al razzismo con iniziative e  campagne di sensibilizzazione ad hoc.

Un messaggio che anche i giocatori in campo hanno voglia di trasmettere. Come per esempio l’ex Fiorentina Marcos Alonso, oggi esterno destro del Chelsea, che recentemente si è espresso sul suo sostegno alla causa del BLM: “Sono completamente contro il razzismo e sono contro ogni tipo di discriminazione” premette il laterale spagnolo: “Ma ora, piuttosto che inginocchiarmi, preferisco solo mettere il dito sullo stemma sulla maglia dove dice si dice ‘no al razzismo’, come fanno in altri sport e nel calcio in altri paesi. Preferisco farlo in questo modo che ora è più naturale. Dire molto chiaramente che sono contro il razzismo e rispetto tutti”. Infatti, secondo Alonso il gesto di inginocchiarsi starebbe: “perdendo un po’ di forza come messaggio contro la lotta al razzismo” e per questa ragione ha deciso di cambiare il modo in cui farà sentire il suo sostegno ai suoi compagni neri. Perché il razzismo va combattuto sempre con forza in ogni ambito, sport compreso, per un mondo migliore per tutti.

Fonte: luce.lanazione.it

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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