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Il premier pronto al passo indietro. E lascia senza idee Pd e Cinque Stelle

Con il centrodestra con il boccino in mano e i giallorossi in ordine sparso, c’è attesa nei Palazzi per la conferenza stampa del premier Mario Draghi, in programma alle 18. In primo piano le misure anti Covid, tra cui la decisione dell’obbligo vaccinale per gli over 50, ma è ovvio che – come accaduto per la conferenza stampa di fine anno – si finirà per parlare di Quirinale. E se le parole del 22 dicembre scorso erano state interpretate come una sorta di autocandidatura di Draghi al Colle, oggi il presidente del Consiglio potrebbe mettere nero su bianco che no, non correrà per diventare il prossimo presidente della Repubblica. Ieri pomeriggio poi il premier avrebbe espresso i propri dubbi anche a Matteo Renzi durante un colloquio telefonico. Toccherà capire la formula con cui l’ex governatore della Bce di fatto si sfilerà dalla corsa, ma l’orientamento sembra quello di un passo indietro, più o meno esplicito, più o meno senza riserve.

Un cambio di gioco che potrebbe disorientare ancora di più il Pd e il M5s. Con il centrodestra maggioranza relativa in Parlamento, i due partiti che hanno costituito l’asse portante del secondo governo Conte fanno fatica a elaborare una proposta, giorno dopo giorno arrancano tra le divisioni. E infatti sia Giuseppe Conte sia Enrico Letta non escludevano il passaggio di Draghi sul Colle più alto. Il presidente del M5s, nelle ultime settimane, si è esibito in una serie di piroette. Prima la proposta della donna al Quirinale, poi la sconfessione dei gruppi parlamentari che continuano a puntare sul bis di Mattarella, infine il possibilismo sull’elezione del premier. Per qualcuno, tra i grillini, Draghi al Quirinale sarebbe servito per provare a tornare alle urne anticipate, vero obiettivo dell’avvocato di Volturara, che così compilerebbe le liste delle prossime politiche. Oggi in programma l’attesa assemblea congiunta, da cui potrebbe uscire una nuova indicazione per la rielezione dell’attuale presidente della Repubblica. A maggior ragione, nel caso di un dietrofront di Draghi. Nel frattempo Virginia Raggi, in un’intervista al Fatto, insiste con le Quirinarie. Una riffa tra gli iscritti che condannerebbe il M5s all’irrilevanza di un candidato di bandiera.

Ma il leader che si troverebbe più in difficoltà, se venisse meno l’ipotesi di Draghi al Quirinale, sarebbe senza dubbio Enrico Letta. Il segretario del Pd ancora punta sul trasloco diretto da Chigi al Colle più alto, nonostante lo scenario sia avversato da gran parte dei gruppi parlamentari. In vista dell’assemblea del partito del 13 gennaio, i «Giovani Turchi» di Matteo Orfini sono già pronti a ribadire la necessità di un Mattarella bis e anche gli ex renziani di Base riformista si oppongono a un addio a Palazzo Chigi dell’ex governatore della Bce. Mentre Matteo Renzi, in un’intervista ad Avvenire, sottolinea come il Pd sia «ininfluente» nella partita chiave della legislatura. «Anche perché Letta ha rotto con noi per rancori personali», continua l’ex rottamatore. Il sotto testo, già esplicitato da Renzi in altre occasioni, è che bisogna partire da un dialogo con il centrodestra. Eppure il segretario confidava nel trasloco di Draghi al Colle per spingere su un governo politico, con la Lega fuori e un premier gradito al Nazareno, magari lui stesso. Ambizioni che si scontrano con quelle di Dario Franceschini, che aspira a Chigi e potrebbe avere il sostegno di Renzi. Ma un passo indietro di Draghi potrebbe cambiare tutto.

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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