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Il premier Draghi all’Onu: «Salvare i poveri, ristrutturiamo il debito»

di Marco Galluzzo

Il discorso all’Assemblea generale delle Nazioni Unite: «Non possiamo abbandonare l’Africa. Le disuguaglianze cancellano i progressi». Serve un ritorno al multilateralismo

ROMA – Non possiamo abbandonare l’Africa, i Paesi più poveri, Stati ad alto debito che non sono stati in grado di fronteggiare le conseguenze della pandemia e che sono i più colpiti sia dal Covid che dai disastri ambientali provocati dai cambiamenti climatici.

Mario Draghi parla, da Roma, all’Assemblea generale delle Nazioni Unite ed il discorso tocca molti punti di attualità internazionale. In primo luogo le conseguenze della pandemia, soprattutto sugli Stati poveri ed ad alto debito: «La divergenza economica rischia di cancellare anni di progressi nella lotta alla povertà e rendere ancora più difficile il raggiungimento degli obbiettivi di sviluppo sostenibile».

Il capo del governo inizia il discorso con un appello al ritorno al multilateralismo, «che negli ultimi anni si è indebolito, ma che ha garantito pace, sicurezza e prosperità a partire dal dopoguerra. Gli ultimi mesi ci hanno posto davanti a problemi che non possiamo risolvere da soli. Penso alla pandemia, e al rischio di nuove e pericolose varianti del virus. Al cambiamento climatico e alla difesa della biodiversità. Alla ripresa economica e alla lotta alle diseguaglianze e all’insicurezza alimentare. Alla risoluzione dei conflitti e al contrasto al terrorismo».

Insomma il messaggio è che solo una reale collaborazione fra Stati, che magari non sono amici, o che vivono situazioni di concorrenza molto forte, come Stati Uniti e Cina, può essere la risposta a problemi di entità mondiale come la pandemia o il cambiamento climatico.

Draghi sottolinea «le differenze drammatiche nella diffusione dei vaccini», il dato sui Paesi ad alto reddito, con «più del 65% della popolazione che ha ricevuto almeno una dose, mentre nei Paesi più poveri, solo il 2%». Differenze che il presidente del Consiglio giudica «moralmente inaccettabili».

Anche per questo l’Italia, come presidente di turno del G20, che si terrà a fine ottobre a Roma, «intende facilitare una ristrutturazione del debito complessiva e sostenibile nei Paesi con un livello eccessivo di indebitamento».

Ma l’altra emergenza globale è il clima: «Il numero di disastri naturali legati al clima è quintuplicato dagli anni ’60. Le stime dell’Oms indicano che i cambiamenti climatici causano già oggi 150.000 morti all’anno. Dobbiamo agire ora, per tutelare il pianeta, la nostra economia e le generazioni future».

E qui una parte rilevante potrebbero anche farla i giovani: «La prossima settimana, 400 giovani da tutto il mondo si incontreranno a Milano per formulare le loro proposte sul contrasto al cambiamento climatico. Negli ultimi anni sono stati spesso i giovani a essere portatori di cambiamento e a spingerci a fare di più. È nostro dovere ascoltarli perché saranno loro a ereditare il pianeta».

Quindi la crisi in Afghanistan, con la conferma che l’Italia, nel formato G20, «ha in preparazione un vertice straordinario». L’orgoglio perché siamo «il primo contributore di caschi blu tra i paesi occidentali e il settimo contribuente al bilancio delle operazioni di pace Onu». Infine l’auspicio che tutti gli attori internazionali possano contribuire e rafforzare il processo di pace in corso in Libia.

23 settembre 2021 (modifica il 23 settembre 2021 | 23:10)

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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