Viva Italia

Informazione libera e indipendente

Il piano dell’Fmi: niente pensioni anticipate. Cosa può succedere

L’Fmi entra ancora a gamba tesa sulle pensioni di casa nostra. Il Fondo Monetario Internazionale in un’analisi mette nel mirino il nostro sistema previdenziale. E lo fa ponendo un paletto importantissimo: si dice contrario, per la salute dei nostri conti pubblici, ad uscite anticipate. L’analisi dell’Fmi è piuttosto chiara: “Le misure per incoraggiare il pensionamento tardivo e gli strumenti per integrare i regimi pubblici – si legge nel dossier – possono sostenere l’adeguatezza delle pensioni” in linea con le esigenze del debito. La crisi del Covid, prosegue lo studio redatto dal dipartimento Affari europei del Fondo – potrebbe richiedere maggiori sforzi alle future riforme pensionistiche”.

Il monito dell’Fmi

Parole abbastanza chiare che tagliano fuori dalla partita per il futuro del sistema previdenziale gli strumenti che assicurano un’uscita anticipata dal lavoro. Il paper sulle riforme pensionistiche in Europa, di fatto è un invito non celato ad archiviare del tutto strumenti come ad esempio Quota 100, ovvero l’uscita anticipata a 62 anni con almeno 38 anni di contributi. L’Fmi guarda anche alle nuove generazioni che subiranno maggiormente il peso della spesa previdenziale: “Rispetto agli attuali pensionati, le generazioni future accederanno alle pensioni pubbliche più avanti nella vita e riceveranno benefici inferiori”, alimentando differenze che possono mettere sotto pressione sulla sostenibilità a lungo termine delle finanze.

Affrontare “i rischi futuri richiede riforme per garantire la sostenibilità e l’equità tra le generazioni” affrontando gli squilibri con una ripartizione più equa degli oneri tra generazioni. “Riforme che fanno appello a principi condivisi di equità insieme ad una maggiore alfabetizzazione finanziaria possono essere socialmente e politicamente più appetibili”, concludono gli economisti del Fmi.

L’autunno caldo del governo

Il dossier arriva in un momento molto delicato per il governo e per i sindacati proprio sulla partita previdenziale. Con l’uscita di scena al 31 dicembre 2021 di Quota 100, l’esecutivo dovrà proporre un nuovo sistema che permetta l’uscita anticipata per scongiurare un ritorno alla Fornero con piena applicazione della riforma voluta dal governo Monti.

L’ipotesi più concreta è quella di un’uscita a 62 anni per alcune categorie di lavoratori, ovvero coloro che svolgono professioni gravose. Inoltre dall’1 gennaio 2022 dovrebbe tornare un sistema di rivalutazioni premiante che va ad abbattere i blocchi a 6 fasce voluti dai governi Monti, Letta, Renzi, Gentiloni e Conte. Il tutto con un aggravio di spesa di circa 4 miliardi per le casse dell’Erario. Solo qualche settimana fa era scattato l’allarme anche dalle parti dell’Ocse per la tenuta del quadro pensionistico italiano. Addirittura l’Ocse aveva chiesto interventi anche sulle pensioni di reversibilità. Insomma la partita sulle pensioni sarà abbastanza dura. Ma è da lì che passa la tenuta della maggioranza che si appresta a combattere la battaglia sulla manovra in un autunno di fuoco.

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

Related Posts

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *