C’è luce in camera. Differente è anche la gestione del flusso della miscela aria/benzina e dei gas di scarico. Nel rotativo, infatti, essi vengono immessi ed espulsi tramite semplici feritoie che vengono aperte e chiuse dalle estremità del rotore, un po’ come avviene nei “due tempi” (quindi, niente distribuzione ad assi a camme, né valvole). Durante la rotazione, data la particolare forma del rotore, la miscela viene compressa, poi le candele accendono la miscela che si espande rapidamente, generando la pressione che assicura il movimento del rotore e la potenza utile del motore. Infine, i gas fuoriescono dalla luce di scarico, mentre nelle altre due “camere” il ciclo si ripete. Il Wankel, nel tempo, ha mostrato pregi e difetti. Tra i primi, sono da segnalare compattezza, semplicità costruttiva e assenza di parti in moto alterno, quindi leggerezza e vibrazioni ridotte. Un insieme di “doti” che rende quindi il rotativo particolarmente adatto alla funzione di supporto che gli è stata attribuita sulla nuova MX-30. Tra i difetti “storici”, invece, ci sono l’elevato consumo di carburante e le emissioni, in particolare di idrocarburi incombusti (problemi che i tecnici di Mazda negli anni hanno però drasticamente ridotto), e una modesta disponibilità di coppia ai bassi regimi, cosa tuttavia meno importante nell’applicazione della MX-30, in cui il Wankel si limita ad azionare un generatore di corrente elettrica.