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Il Milan aggancia l’Inter in testa: Diaz ed Hernandez stendono il Venezia

I rossoneri passano nella ripresa dopo un’ora molto complicata contro un avversario chiuso. Decisivi i cambi di Pioli, in particolare l’ingresso di Theo e Saelemaekers. In attesa del Napoli, il Diavolo è di nuovo in testa con l’Inter

Mancava ancora questo scenario, e allora adesso lo si può dire: il Milan è cresciuto e si è fatto adulto in tutte le circostanze. E’ maturato contro le grandi, nella gestione delle partite, nello sviluppo del gioco e ora anche contro le piccole rinchiuse nel bunker: senza andare troppo lontano, negli ultimi due anni i rossoneri faticavano maledettamente a scollare le difese più arroccate. Contro il Venezia il Milan ha usato l’arte della pazienza (che ormai stava iniziando a venir meno) e Pioli quella dei cambi, decisivi nell’imprimere un’accelerazione diversa a una squadra che man mano si stava accartocciando su se stessa nel tentativo di avvicinarsi alla porta veneta. A San Siro è finita 2-0 con gol di Diaz ed Hernandez, autore anche dell’assist allo spagnolo e grande protagonista del match pochi minuti dopo essere entrato. Soprattutto, il Milan si tiene incollato all’Inter, con cui torna provvisoriamente in cima alla classifica in attesa del Napoli. E lo fa senza otto giocatori e senza incassare gol. Un inizio d’autunno che regala sorrisi grandi così al mondo rossonero e lascia invece nell’ombra la Laguna. A un certo punto il Venezia ha iniziato ad annusare il profumo di un punticino d’oro, ma con una partita giocata quasi costantemente nella propria metà campo è logico mettere nel conto di poter capitolare.

Le scelte

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Pioli ha confermato il turnover immaginato alla vigilia – Florenzi per Saelemaekers, Bennacer per Kessie, Gabbia per Tomori -, ma anche stavolta non è mancata la sorpresa: in questo caso è stata il debutto dal primo minuto di Ballo-Touré al posto di Hernandez, che fin qui non aveva saltato nemmeno un minuto e ha vissuto un avvio di stagione è stato abbastanza opaco. Una linea difensiva quindi tutta nuova: Kalulu, Gabbia, Romagnoli e Ballo-Touré. Scelte ovviamente obbligate anche dal lungo elenco di indisponibili. Rispetto alla Juve non ha recuperato nessuno, nemmeno Giroud: otto giocatori inutilizzabili tra infortunati e a corto di condizione (Messias). Davanti, quindi, straordinari per Rebic e Leao, così come per Tonali in mediana. Zanetti, sempre privo di Lezzerini (in porta Maenpaa), in difesa ha confermato al centro l’ex rossonero Caldara e Ceccaroni, reduce dal gol allo Spezia, mentre a destra si è piazzato Ebuehi. Molinaro ha vinto il ballottaggio con Schnegg a sinistra. Il tecnico dei veneti ha cambiato sul centro destra, con Aramu e Peretz al posto di Okereke e Crnigoj. Ma ha cambiato anche il centravanti, preferendo Forte a Henry. Conferma per Johnsen a sinistra.

Il problema del numero 9

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Ed è stato proprio a sinistra che il Venezia, nelle rarissime occasioni in cui c’è riuscito, ha provato a distendersi e avvicinarsi alla porta di Maignan. Il primo tempo dei veneti in fase offensiva è riassumibile in un solo episodio, al 45’, quando Peretz ha mancato per pochi centimetri la deviazione vincente di testa su una spizzata in area di Forte. Il resto è stato soltanto fase difensiva perché il Milan si è installato nella metà campo avversaria. Copione chiaramente prevedibile, che però non ha portato grandi vantaggi. E’ un vecchio problema che Pioli non è ancora riuscito a risolvere e ha afflitto il Diavolo anche la scorsa stagione: contro le squadre chiuse a doppia mandata, i rossoneri spesso faticano a scardinare il chiavistello. Un po’ per colpa del giro palla prevedibile – in questo caso non particolarmente lento, ma leggibile troppo facilmente -, un po’ per le assenze. Perché Rebic non è un centravanti e ama muoversi e spaziare. Il croato è stato, per distacco, il migliore del Milan nella prima frazione, ma i compagni hanno faticato ad approfittare dei suoi movimenti. Risultato: area spesso sguarnita di maglie rossonere e tanti, troppi cross – per quanto ben eseguiti e potenzialmente pericolosi – smarriti nel cuore dell’area. Un grande spreco, ma senza un vero uomo d’area il copione è stato questo. Leao per esempio ha messo in mezzo un paio di palloni velenosi, da cui il Venezia è uscito indenne perché non sono stati sufficienti gli inserimenti del Milan: in una circostanza non ci sono arrivati per un soffio prima Ballo-Touré e poi Florenzi. Già, ma Rebic e Diaz dov’erano? Le linee strette dei veneti hanno chiuso gli spazi soprattutto allo spagnolo. Occasioni concrete per i rossoneri: Rebic ha sprecato di testa su un’uscita malsana di Maenpaa, Kalulu e Florenzi hanno sfiorato il palo dalla destra.

Ingressi decisivi

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La ripresa non ha modificato l’inerzia della gara. Milan avanti tutta, cercando ancora di più l’ampiezza, ma in partite simili occorre maggiore cattiveria quando arriva la palla buona. E’ il caso di Diaz, servito da Rebic al centro dell’area: il 10 rossonero si è ritrovato da solo ma ha sprecato alzando malamente la mira. Al quarto d’ora triplo cambio simultaneo di Pioli: Tomori per Gabbia, Hernandez per Ballo-Touré e Saelemaekers per Florenzi (dall’altra parte Henry per Forte e Crnigoj per Peretz). Cambio che ha ravvivato la manovra rossonera e dato modo a Diaz di farsi perdonare: Saelemaekers per Bennacer, lancio profondo e calibrato per Hernandez, cross al volo per l’inserimento di Brahim, sfuggito a Ceccaroni. Un gol che porta per metà la firma dei nuovi entrati. A quel punto, cancellati i fantasmi di una gara stregata, il Milan si è sciolto. A un quarto d’ora dalla fine Pioli ha offerto la gioia del debutto a Pellegri (al posto di Rebic), ma la scena se la sono presa di nuovo gli ultimi entrati: giocata spettacolare di Saelemaekers che ha messo Hernandez davanti alla porta, siluro di sinistro e due a zero. A quel punto, partita in cassaforte e ansia praticamente azzerata di fronte ai tentativi veneti di riaprire il match. Sabato il Diavolo farà visita allo Spezia, un’altra piccola: la partita dello scorso campionato (2-0 per i liguri) è il monito migliore.

Fonte: gazzetta.it

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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