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Il messaggio di Gentiloni all’Italia: “Serve il salario minimo contro la perdita del potere…

Ce lo chiede l’Europa, si sarebbe detto qualche tempo fa: “Serve il salario minimo“. Mentre il dibattito pubblico italiano si annoda sulle tante possibili modalità per restituire parte del potere d’acquisto – e il governo non sembra granché impegnato nel cercare soluzioni – a dare una spinta alla discussione è il messaggio del commissario europeo all’Economia Paolo Gentiloni. In un’intervista alla Stampa scandisce: “Il tema della perdita del potere d’acquisto degli stipendi e dell’aumento delle diseguaglianze non può essere ignorato: serve il salario minimo, vanno garantiti diritti ai lavoratori delle piattaforme digitali e alzate le tasse alle grandi multinazionali che escono vincitrici dalle crisi di questi anni, prima la pandemia e poi la guerra”. Gentiloni si definisce un “oriundo” che non entra “nel merito della discussione italiana”. Ma spiega che “l’inflazione frenerà nel 2023, ma il tema (degli stipendi troppo bassi, ndr) oggi è ineludibile. Tocca a parti sociali e governi affrontarlo. Anche qui il Pnrr avrà un ruolo decisivo: gli stipendi sono bassi anche per la scarsa produttività, che è destinata ad aumentare con gli investimenti previsti. Per ridurre le diseguaglianze dobbiamo parlare di futuro: digitale, transizione energetica e digitale, formazione“. E sulla proposta del segretario della Cgil Maurizio Landini che ha invocato più tasse per le categorie ricche e sulle rendite finanziarie, Gentiloni risponde che “la Commissione aveva suggerito l’imposta sugli extraprofitti delle compagnie energetiche, che l’Italia è stata rapida ad applicare, e vogliamo arrivare alla tassa minima per evitare le fughe dei paradisi fiscali. Serve anche una tassazione straordinaria per le grandi multinazionali uscite vincitrici dalle crisi di questi anni”.

Il commissario europeo, nell’intervista a Massimo Giannini, ricorda tra le altre cose che “c’è una direttiva quadro della Commissione”. “Non siamo andati oltre – spiega – perché molto Paesi frenano: gli scandinavi perché lo applicano già con la contrattazione collettiva, l’Est perché teme di non reggere. E in tema di disuguaglianze è di grande importanza la direttiva per il riconoscimento dei diritti dei lavoratori delle piattaforme digitali”. E’ notizia di oggi tra l’altro che l’Ue è a un passo dall’accordo politico sulla direttiva per il salario minimo. Il round decisivo di negoziati tra le istituzioni europee (Commissione, Parlamento e Consiglio Ue) prenderà il via lunedì alle 19 a Strasburgo, a margine della plenaria del Parlamento europeo. Le probabilità di arrivare a un accordo nella notte tra lunedì e martedì, a quanto si apprende, sono molto alte. La direttiva, proposta dalla Commissione europea nel 2020, punta a istituire un quadro per fissare salari minimi adeguati ed equi rispettando le diverse impostazioni nazionali dei Ventisette e a rafforzare il ruolo della contrattazione collettiva.

A quella di Gentiloni si aggiunge anche la voce di un altro commissario Ue, Nicolas Schmit, esponente del Lussemburgo che ha la delega al lavoro. A Caffè Europa, in onda su Rai Radio1 premette – come fa Gentiloni – che “sono il governo e le parti sociali in Italia a dover decidere dell’importanza di introdurre un salario minimo” ma sottolinea che questo intervento “non è negativo per la creazione dei posti di lavoro e per l’occupazione”. “Sicuramente il salario minimo – spiega – non gioca a sfavore della creazione di posti di lavoro e dell’occupazione. Ad esempio in Germania, dopo l’introduzione del salario minimo, l’occupazione è aumentata. Schmit ha affermato che nella direttiva “non ci sarà un massimo e un minimo” per il salario che in Unione europea ha valori molto riversi tra i vari Paesi. “I salari minimi – ha proseguito – non sfavoriscono l’occupazione. E’ stato dimostrato che non è vero. I Paesi devono decidere se a loro serve un salario minimo legale“.

Sulle tensioni sui salari a fronte della crescita dell’inflazione il commissario Schmit aggiunge: “Non sono sicuro che tutti gli imprenditori siano d’accordo sul fatto che i salari non possano aumentare. L’aumento dei salari insieme all’inflazione e all’aiuto dei più vulnerabili, le famiglie con il reddito più basso può essere abbinato, non è in contraddizione. Ci vuole dialogo sociale, non posso far altro che accogliere la decisione del governo italiano di mettere insieme le parti sociali per discutere dell’aumento dei salari. Il potere d’acquisto deve restare a un livello valido. Non possiamo ignorare che molti lavoratori stanno soffrendo per il carovita. Ci vuole un approccio equilibrato”.

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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