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Il “messaggio” del Financial Times: “Cosa accadrà con Draghi al Colle…”

Il Financial Times torna ancora una volta ad occuparsi di politica italiana e dà un giudizio sull’ipotesi di Draghi al Quirinale. “La prospettiva che l’ex capo della Banca centrale europea si faccia da parte come primo ministro italiano per assumere la presidenza minaccia di far precipitare il paese nell’instabilità politica”, profetizza il quotidiano economico-finanziario britannico.

Secondo il giornale, che titola per l’appunto il proprio articolo sul nostro Paese “Il dilemma dell’Italia mentre Mario Draghi emerge come favorito per la presidenza”, tale ipotesi sarebbe da allontanare in un momento in cui “il governo intraprende ambiziose riforme strutturali e un piano di ripresa dal coronavirus sostenuto da quasi 200 miliardi di euro di fondi Ue”. Il Financial Times interpreta di conseguenza come un oscuro presagio anche l’applauso del pubblico della Scala a Mattarella, chiaro segnale, a detta degli economisti britannici, di un “segno di preoccupazione dell’establishment italiano”.

Il quotidiano, certo del fatto che un’eventuale presa di possesso del Quirinale da parte di Draghi non debba obbligatoriamente essere connessa all’indizione di nuove elezioni democratiche, precisa altresì che non precisati “funzionari e analisti ritengono che, senza Draghi, sia improbabile che l’amministrazione sopravviva nella sua forma attuale”. Nel 2022 il Parlamento dovrà affrontare la riforma fiscale, fa notare il Financial Times, nonché quella delle pensioni e del mercato del lavoro. Il quotidiano britannico ritiene che ciò causerà dei litigi fra i partiti: “Draghi è l’unico che può tenere a freno questa situazione”, si dice certo il giornale.

Dopo aver messo in cassaforte il Pnrr, che l’esecutivo otterrà anche in caso di variazioni nella sua composizione, sempre stando al FT, la spinta verso le urne dovrebbe essere irrefrenabile. Le due principali coalizioni “hanno la possibilità di superare la soglia del 40% richiesta per formare un governo, secondo i dati di YouTrend. Ciò aumenta l’attrattiva delle elezioni anticipate per entrambi i campi”. Nel ribadire che nessuno a parte Draghi sarebbe in grado di catalizzare il sostegno di due terzi del Parlamento, gli economisti britannici si dicono certi che un’elezione democratica, tanto nel caso in cui prevalga il centrosinistra quanto nell’ipotesi in cui vinca il centrodestra, arriverebbe a“provocare disordini politici anche se Draghi rimanesse primo ministro”.

L’inevitabile dopo Draghi dovrà comunque essere prima o poi gestito dai partiti politici, che avranno il compito di “assumere la gestione del piano Next Generation Eu, che hanno votato in parlamento. Anche se Draghi resta presidente del Consiglio”, si legge ancora nell’articolo,“è solo per un altro anno, non per sempre”.

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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