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Il mercato a caccia di sport, dopo gli All Blacks c’è l’America’s Cup

La caccia ai simboli dello sport mette nel mirino la Nuova Zelanda. C’è il fondo Usa Silver Lake che offre 276 milioni di dollari per il 15% dei diritti commerciali degli All Blacks, il team-star del rugby, brand che varrebbe 1,7 miliardi di euro, a fronte di un crollo delle entrate della federazione Kiwi di 45 milioni di dollari (un terzo del budget) causa pandemia e si favoleggia di una offerta a 8 zeri per “comprare” l’America’s Cup, il trofeo dei trofei della vela, appena vinto da Team New Zealand.

La prima offerta, quella del rugby, è stata respinta dall’associazione dei giocatori, nonostante le pressioni della federazione, mentre la seconda è “un’ipotesi”. Ma, precisano da Team New Zealand, di offerte “non ne sono state ancora presentate”.

America’s Cup e business

La Nuova Zelanda sta vivendo un momento di difficoltà, come molti altri Paesi del mondo, frenati dalla pandemia. Nonostante il governo di Jacinda Ardern sia riuscita a fronteggiare piuttosto bene il diffondersi del contagio, non è riuscito a restare indenne dai contraccolpi economici del virus. La nazione sta inoltre vivendo una bolla immobiliare decisamente preoccupante, con i prezzi delle case schizzati alle stelle (anche da un mercato gonfiato dagli stranieri, che si sono rifugiati nella Nuova Zelanda quasi Covid free) e un numero di senzatetto che la mette ai primi posti tra i Paesi Ocse.

Ovvio che anche lo sport risenta del quadro generale. Il rugby, ma anche l’America’s Cup 2021, che a causa delle limitazioni agli spostamenti non ha portato quelle ricadute economiche che ci si aspettava quando è stata impostata la difesa del trofeo ad Auckland. Il governo neozelandese ha investito nel nuovo waterferont, ha sostenuto Team New Zealand, ma nonostante il successo di seguito in loco e internazionale attraverso le tv e soprattutto il web, nonostante gli investimenti degli sponsor (si parla di una ventina di milioni da Prada per dare il nome alla selezione degli sfidanti e per “marchiare” anche il Match finale), il conto finale non è certo florido come era stato nel 2000, giusto per citare la prima campagna di Luna Rossa, che arrivò sempre in finale ad Auckland, come è stato un mese fa.

Team New Zealand si ritrova oggi nelle vesti di Defender, vale a dire di difensore della coppa. Dunque, deve rimettere in palio il trofeo e difenderlo. Quando (idealmente nel 2024) e dove vuole, anche se tradizionalmente dovrebbe nel Paese di bandiera. Subito dopo l’ultima regata vincente contro Luna Rossa, i Kiwi hanno accettato la prima sfida, quella di Ineos Uk, lanciata attraverso lo storico Royal Yacht Squadron di Cowes. Successivamente, è emersa l’ipotesi di un duello uno-contro-uno (Deed of Gift Match) tra Ineos Uk e Team New Zealand all’isola di Wight nel 2022. A finanziarla sarebbe Mr. Ineos, vale a dire James Ratcliff,  il multimilionario britannico già sponsor in F1 di Mercedes.

Tra rumors e verità

La prima reazione all’ipotesi Cowes 2022 è stata duplice. Da una parte l’opposizione dei team che sarebbe esclusi dalla sfida, come Luna Rossa (“Una pagliacciata”, dice lo skipper Max Sirena), dall’altra i media Kiwi, che hanno paventato la perdita della coppa, ma anche lasciato intendere che potrebbe essere solo una mossa per “ammorbidire” il governo Kiwi, perché finanzi il team nella prossima difesa.

In casa di Team New Zealand, dove non si esclude che il principale sponsor Emirates potrebbe “ridurre il suo apporto”, stante le difficoltà del mondo dei viaggi aerei, si guarda avanti. Il team, con le regole di nazionalità per la prossima edizione, ha “blindato” i suoi velisti-gioielli, di fatto tenendoli lontani dal mercato. Quindi, bisogna capire che fare per garantirsi le entrate necessarie per difendere il trofeo. Anche “vendendo”, come extrema ratio, la coppa stessa, vale a dire esportando la sede della difesa al di fuori dei confini nazionali, dove sarà poi una società di terzi ad organizzare l’evento (selezione sfidanti e America’s Cup). La tentazione è forte, un po’ come per la federazione del rugby di fronte all’offerta del fondo Usa. 

Ci sono molti rumors sull’ipotesi Cowes nel 2022. Se è vero che in un mondo perfetto l’edizione ideale sarebbe nel 2024 ad Auckland, va anche messo in conto che i Kiwi potrebbero non avere sufficiente “benzina” da arrivare fino a quella data. Da qui, l’ipotesi di una tappa intermedia nel 2022, così poi da avere un’edizione ricca nel 2024 in Patria. “E’ una delle ipotesi, tra le tante”, dicono dalla base di Team New Zealand. E, poi, “non è stata ancora presentata una offerta concreta” da parte di Ratcliff.

Il caso Troublé

E’ emersa, nel frattempo, un’altra ipotesi ancora, sempre legata al 2022. L’avrebbe ipotizzata Bruno Troublé, ideatore della Louis Vuitton Cup e cerimoniere della recente Prada Cup, con un’intervista ripresa un po’ ovunque, dove si parla del’idea di un’edizione ravvicinata al 2022 ad Auckland, ma allargata a più team. “Non l’ha detto”, affermano i Kiwi, che riportano di un Troublé molto incavolato per questa illazione che gli sarebbe stata messa in bocca (colpa, sempre, dei giornalisti?).

Ipotesi, quest’ultima del 2022 con più team ad Auckland, che parrebbe avere meno appeal per gli All Blacks della vela rispetto alla sfida a due di Cowes, perché potrebbero comunque gravare su di essa i problemi legati al Covid che hanno minato l’edizione 2021, ma anche e soprattutto perché “sarebbe una data troppo ravvicinata volendo avere nuovi altri team quali sfidanti”.

Voci dall’America

A proposito di rumors, ci sono anche quelli provenienti dagli Usa, che vorrebbero ai ferri corti Team New Zealand e il Royal NZ Yacht Squadron, quest’ultimo indignato dall’ipotesi Cowes 2022, tanto che i notabili del circolo sarebbero anche pronti a rinunciare alla difesa (è lo yacht club formalmente il dominus), così da passare la mano a un altro yacht club fiduciario, che a norma del Deed of Gift (la Magna charta che regola l’evento) sarebbe investito nella difesa del trofeo “in surroga”. In teoria, il Golden Gate Yacht Club di San Francisco, il penultimo detentore del trofeo (vinto da Oracle Usa), ma non essendo quest’ultimo presente all’edizione 2021, si potrebbe andare indietro nel tempo e pescare il New York Yacht Club, che ha preso parte alla Prada Cup 2021 con American Magic. Il che, farebbe anche pensare a una sede della difesa a Newport, Rhode Island, dove il NYYC ha la sua succursale estiva.

La voce di una lite tra RNZYS e Team New Zealand è però smentita dalla base Kiwi.

La trattativa

Il punto, vero, è che non c’è stato ancora un vero negoziato tra governo e Team New Zealand. “Non ci siamo ancora parlati”, dicono gli All Blacks della vela. C’è tempo tre mesi, e finché questo nodo non si scioglierà, saranno solo rumors

Fonte: lastampa.it

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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