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Il futuro presidente Fipav Manfredi: “Riapriamo le palestre per i giovani e pensiamo a Tokyo”

L’attuale vice presidente è candidato unico per le elezioni federali di febbraio: “Ogni mezzo in campo per far giocare i ragazzi”

“La prima cosa che dobbiamo avere in calendario è la riapertura della pallavolo. Tutta. Ma in particolare quella dei nostri giovani. E dobbiamo mettere in campo tutte le nostre risorse per fare ripartire lo sport fino alle categorie più basse”. Giuseppe Manfredi, oggi vicepresidente Fipav, fra qualche settimana verrà eletto presidente della Federazione. Unico candidato di un’unica lista.

Se la sente di tracciare un programma di come immagina la Federazione e di quali sono le priorità?
“Non c’è dubbio che si debba ripartire dalle apertura delle palestre. Dal recupero di quei pallavolisti che ci sono nella teoria, ma che negli ultimi mesi non hanno potuto giocare”.
Che intervento immagina come il primo?
“Dobbiamo mettere in campo tutte le nostre forze: ma credo che il primo punto sia quello delle scuole con quante più risorse possibili. Pensando che anche noi come Federazione non dobbiamo solo chiedere, ma anche essere pronti a fare. E poi cercando di aiutare i club che investono di più sui giovani. Si tratta di trovare le sinergie velocemente”.
C’è un piano B per terminare i campionati giovanili anche in estate.
“Dobbiamo fare capire alle nostre società che a luglio, soprattutto con i giovani, si dovrà lavorare. All’aperto, nei parchi. Ma lavorare”.
Allarghiamo il discorso e andiamo più a lungo termine. La vostra idea è quella di mettere la società al centro del progetto federale?
“E’ così. Se non c’è la società che organizza e che promuove la federazione non ha molto senso di esistere. Da qui deve partire tutto e a lei deve essere rivolta l’attività. Un esempio: anche quando organizziamo un evento internazionale, attraverso gli organi territoriali non facciamo altro che potenziare l’attività di club”.
Con l’obiettivo di fare crescere le società stesse…
“Scuola per dirigenti e scuola per tecnici, questa è la partenza. Sia per quanto riguarda le società, ma anche per le organizzazioni periferiche federali. E’ chiaro che dobbiamo uscire dall’idea del dirigente che è colui che porta i palloni. Abbiamo bisogno di un’altra figura e soprattutto abbiamo bisogno di andarlo – per prima cosa – a reclutare. Poi prepararli per un lavoro differente. Quindi non ci sarà più solo il dirigente volontario, ma una persona che ha un certo impegno e che percepisce un compenso”.
Altro punto centrale è quello dell’impiantistica.
“Qualche anno fa la federazione giuoco calcio fece un progetto per realizzare 100 campi periferici. Mi vorrei ispirare a quello migliorandolo: cercando di mettere assieme società, scuola, ente locale e federazione. Le risorse le troveremo di certo. Abbiamo già avviato un discorso costruttivo con il Credito Sportivo. Si parte da un primo censimento che abbiamo fatto sul territorio. Si tratta di mettere in moto la macchina con la Commissione Impianti. Parliamo di palasport di base, ovvio non i grandi palazzi”.
Nel prossimo quadriennio potrebbero cambiare le cose anche a livello di organizzazione federale?
“Noi ovviamente dobbiamo continuare a far riferimento alle regole del Coni. La mia idea generale è quella di avere “manager” che hanno voglia di crescere, di migliorarsi. Sempre con un occhio al territorio. Se devo immaginare la federazione del futuro vedo un ente con tanti giovani, che sono già oggi pronti per essere inseriti in ruoli di responsabilità”.
Finora si è parlato molto di base, ma il fiore all’occhiello del movimento sono i risultati delle Nazionali. Si è parlato di doppio incarico. La sua posizione?
“A parte l’ultimo periodo del tutto particolare e quindi eccezionale, ritengo che il primo allenatore della Nazionale non debba avere il doppio incarico”.
Fra qualche mese ci sono li Giochi di Tokyo. Come li vede?
“Il lavoro di valorizzazione del settore giovanile, sia maschile che femminile è di livello. Ci potranno essere delle pause, magari a inizio quadriennio, ma ho molta fiducia nei nostri giovani”.
Ma si aspetta qualcosa di positivo già a Tokyo?
“Sì. Ho molta fiducia. L’avevo ai tempi della qualificazione ce l’ho oggi: siamo stati maniacali allora nella preparazione, lo saremo anche verso Tokyo. Ho sensazioni positive… La prima cosa è arrivare in Giappone sapendo di avere fatto tutto per centrare il risultato”.
Tante idee e tanti progetti; non ha paura?
“Non certo del lavoro. Né mio personale, né degli altri della squadra. L’unica cosa che mi spaventa è il tempo che ci separa dal ritorno in palestra e dal vedere ancora il sorriso dei nostri ragazzi e ragazze che giocano”.

Fonte: gazzetta.it

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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