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Il futuro delle auto elettriche passa dall’idrogeno

Le vetture fuel cell, in grado di convertire l’idrogeno in energia elettrica, nonostante siano state presentate ormai all’inizio del secolo, hanno perso la loro popolarità a causa soprattutto della mancanza di infrastrutture per il rifornimento. Nonostante ciò, la ricerca continua e chi prende le decisioni in merito alle politiche comunitarie dell’UE in tema di trasporti e mobilità individuale pensa ancora che il fuel cell abbia un futuro.

In effetti, come gli esperti sottolineano, tra le varie forme di propulsione, solo l’auto elettrica produce zero emissioni locali. Un problema di queste particolari vetture è legato all’autonomia, che da sempre rappresenta un limite e “un’ansia” per i possessori di veicoli elettrici. Ma oggi pare essere in parte risolto, grazie ai nuovi programmi volti all’installazione di colonnine di ricarica anche sulle autostrade. Quello che resta è il problema delle tempistiche per il rifornimento di energia.

Ed è proprio per questo che si pensa al fuel cell (FCEV), definito anche pila a combustibile, che si affianca alle batterie tradizionali per far funzionare quelle che sono a tutti gli effetti delle auto elettriche. Ma come funziona? Si tratta di una componente in grado di combinare il gas idrogeno (H2) con l’ossigeno che c’è nell’aria (O2), liberando energia elettrica e emettendo vapore acqueo (H2O). Le fuel cell possono essere ‘ricaricate’ direttamente con idrogeno (la Toyota Mirai funziona ad esempio in questo modo) oppure si può utilizzare il reformer, componente che riesce a “ricaricare” idrogeno grazie a un idrocarburo. In entrambi i casi, le auto fuel cell offrono un’ottima velocità di rifornimento, abbattendo questo limite.

Il serbatoio delle auto a idrogeno si riempie praticamente come le bombole per il metano o il GPL, in maniera molto simile; la Commissione Europea oggi quindi pare puntare molto su questa tecnologia, sperando in un grande cambiamento che possa avvenire da oggi al 2050: l’auspicio è che le auto elettriche a batterie diventino le vetture urbane, da usare per i brevi spostamenti in città, mentre le macchine alimentate a idrogeno siano le fedeli compagne dei lunghi viaggi. Questa è la speranza ai piani alti dell’UE.

Perché si avveri c’è da considerare il fatto che mancano le pompe a idrogeno, la cui installazione costa più o meno come le colonnine di ricarica, è vero, ma i cui programmi per l’installazione in Europa in questo momento sono praticamente fermi. Per le vetture elettriche i lavori sono in corso, per le altre ancora no.

Ad oggi Bosch, che come ben sappiamo è sempre in prima linea per la realizzazione di strumenti e infrastrutture utili alle vetture elettriche, collabora con diverse aziende per creare una piccola flotta di camion a celle a combustibile che potremo vedere sul mercato dal 2022/2023. L’azienda ritiene che i mezzi pesanti con celle a combustibile emettono molta meno anidride carbonica rispetto a quelli alimentati solo a batteria (considerando le emissioni di CO2 relative a produzione, funzionamento e smaltimento).

L’Hydrogen Council (iniziativa globale che promuove l’utilizzo dell’idrogeno) ritiene che l’economia dell’idrogeno possa diventare competitiva nei prossimi dieci anni, chiaramente per avverare quest’ipotesi servono la volontà politica e importanti investimenti nel settore. Aspettiamo quindi un’implementazione della tecnologia a idrogeno, mentre intanto Bosch ritiene che nel 2030 un veicolo su tre sarà elettrico.

Fonte: motori.virgilio.it

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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