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Il Fatto fa gossip giornalistico: pubblicato l’estratto conto di Renzi

Un metodo “giornalistico” che non conosce precedenti o quasi. Il Fatto Quotidiano, sull’edizione odierna, ha pubblicato l’estratto conto privato dell’ex premier ed attuale leader d’Italia Viva Matteo Renzi.

Che la sinistra giustizialista non avesse troppe remore e non si facesse troppi problemi in circostanze come questa era già chiaro ai più. Ma questa volta sembra essere stato stato oltrepassato un confine. E c’è già chi ritiene che certa commistione tra giornalismo e giustizialismo assomiglii ormai ad una fusione completa.

E questo perché la tendenza sembra essere quella di scavalcare le tecniche esistenti, sfociando in novità – come la paginata di oggi – che destano preoccupazione in ambienti politici e non. Sul giornale diretto da Marco Travaglio, del resto, non sono state pubblicate informazioni parziali e relative a possibili indagini, bensì un vero e proprio focus complessivo su una situazione patrimoniale privatistica. La questione interessa anche l’ambito giudiziario. Se non altro perché il documento sarebbe fuoriuscito da una Procura.

Tra coloro che si dicono preoccupati per l’andazzo e lo definiscono una “barbarie”, è spuntata la riflessione di Enrico Costa, parlamentare di Azione. L’onorevole ha preso subito posizione via Twitter, scrivendo: “La procura acquisisce l’estratto conto bancario privato di Renzi, che magicamente finisce pubblicato, voce per voce, sul Fatto. Un atto istruttorio utilizzato per gossip giornalistico. Purtroppo – ha aggiunto – le sanzioni per questa violazione sono ridicole e tutti se ne fregano”. Quello di Costa non è il solo intervento: ce ne sono molti altri.

Guido Crosetto, ad esempio, ha cinguettato così: “Su Il Fatto trovate pubblicato, uscito illegalmente dagli atti istruttori della Procura, l’estratto conto privato di @matteorenzi . Prossimamente magari quello della sua carta di credito o di quella della moglie. Poi, perché no, l’elenco dei siti web visitati. E le foto in bagno”.

Monta dunque la preoccupazione per una metodologia che oggi colpisce Matteo Renzi ma che domani può colpire il cittadino “Mario Rossi” e chiunque altro. Sentito in merito da IlGiornale.it, l’onorevole Enrico Costa esordisce con un aggetttivo esaustivo: “Inquietante”. Poi, l’ex ministro, sottolinea come una “sanzione” che può essere adempiuta con “quattro soldi” costituisca un assist paginate come quella de Il Fatto Quotidiano. Ne esistessero di più pesanti, insomma, certa carta stampata si farebbe qualche scrupolo in più.

“É inquietante” – ripete Costa – che “prendano l’estratto conto di una persona, lo inseriscano negli atti giudiziari e poi tutto questo finisca sui giornali. Ma se una persona – ipotizza l’esponente del partito guidato da Carlo Calenda – dovesse curare suo figlio ed avesse, sull’estratto conto, dei pagamenti con determinate causali – si chiede Costa – o se questa persona decidesse di avere dei fatti suoi assolutamente privati, con pagamenti assolutamente privati… finirebbe per forza tutto su Il Fatto Quotidiano?”. La domanda è lecita.

Costa specifica che sembra persistere una “tecnica d’inserimento di atti d’indagine assolutamente inutili”. Una “tecnica” che servirebbe allo “sbandiaramento esterno” ed al “rafforzamento mediatico” dell’indagine. Qualcosa che passa dal “calderone degli atti delle indagini preliminari”. Quello in cui, questioni rilevanti e meno rilevanti, si mischierebbero, finendo tuttavia senza troppi distinguo, e in taluni casi, su alcuni quotidiani. Il parlamentare collega il tutto al macrotema della presunzione d’innocenza: pure in questo caso si combatte l’eterna battaglia tra il garantismo ed il giustizialismo.

“Guarda caso, vengono recuperati da un giornalista – prosegue Costa, riferendosi agli atti – che ne fa un titolo a caratteri cubitali… . Magari quella persona viene assolta ma quelle cose restano stampate – annota – “. E ancora: “In molti casi, questi documenti hanno un sacco di elementi privatistici. Si tratta di una inteferenza pesantissima con la vita privata. Poi leggiamo, di fianco all’articolo: ‘Atti del tutto legittimi’. Questi atti sono stati acquisiti su una persona che non era neppure indagata”, prosegue.

Il problema, dice l’esponente di Azione, è il presunto collegamento “tra quelle procure che vogliono rafforzare le indagini ed i giornali. E questo è inaccettabile, perché alcuni atti devono rimanere confinati nel perimetro del processo”, conclude.

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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