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“Il cuneo fiscale va tagliato”. Il piano del governo per alzare i salari

Aumentare i salari, con l’ausilio del taglio del cuneo fiscale, così da incentivare il lavoro: è questo uno degli obiettivi principali del governo Meloni, come dichiarato dal ministro dello Sviluppo economico, Adolfo Urso.

Taglio del cuneo fiscale

Durante il suo intervento sul palco del Forum Piccola Industria di Confindustria a Mogliano (Treviso), l’esponente di FdI ha parlato di un intervento graduale: “Non si può fare tutto e subito, possiamo fare ciò che è possibile e tracciare la rotta”. Una rotta che non può prescindere proprio dal taglio del cuneo fiscale che, spiega il ministro, “sarà per 2/3 per il lavoratore e 1/3 per l’ azienda”.

La speranza è quella di ottenere un progressivo miglioramento in grado di incentivare il lavoro in Italia,“aumentando il divario tra chi vive con un sussidio dello Stato e chi vive contribuendo a creare un reddito per la sua famiglia e il suo Paese”. Per snellire il più possibile ogni genere di pratica che abbia un impatto sull’occupazione, il ministero delle Imprese e del Made in Italy ha già adottato un importante provvedimento che “permette di avocare al nostro dicastero i processi autorizzativi non realizzati da altre amministrazioni in tempi utili”.

Superbonus

La rimodulazione del Superbonus 110% è un passaggio necessario per riordinare una materia sulla quale, visti i problemi emersi di recente, non c’era stata sufficiente consapevolezza. “La risposta del nostro governo, che è rispettosa di tutte le parti sociali sia delle associazioni d’impresa, è sempre che il Parlamento è sovrano e ogni modifica può essere fatta in Parlamento”, ci tiene a precisare Urso. “Quante volte il primo ministro Draghi era intervenuto sul tema per dire che non si poteva andare avanti così?”, domanda il ministro. “Ecco, lui lo ha detto, noi l’abbiamo fatto”.

Gas a prezzo calmierato

Il primo passo da fare per contrastare il caro gas, in previsione delle prossime attività estrattive, è quello di creare un sistema preventivo. “Le imprese concessionarie”, annuncia il ministro,“devono anticipare il gas a prezzo calmierato per le imprese gasivore che sono, per il Veneto, soprattutto la siderurgia, la ceramica e la carta”.

Dopo questa fase obbligata ci si dovrà concentrare sull’efficientamento degli impianti di estrazione. I tempi non dovrebbero essere troppo lunghi, auspica Urso.“Nelle concessioni è previsto che l’impresa che estrarrà l’ammontare del gas deve da subito dare al Gse un corrispettivo in gas che sarà attribuito alle imprese gasivore a prezzo calmierato, precisa il titolare del dicastero dello sviluppo economico. Questo passaggio deve avvenire immediatamente, in attesa di compensare l’anticipo del gas a prezzo calmierato con i benefici dell’estrazione che avverrà negli anni successivi. Il piano è questo, poi, valuta Urso, nel caso in cui il Parlemento riterrà oppurtuno fare delle modifiche, queste verranno effettuate.

Crisi energetica

La crisi energetica deve essere fronteggiata con un piano che preveda l’incremento della produzione di energia in Italia. Per concretizzare il progetto, oltre che riprendere le trivellazioni, bisognerà fare di più, anticipa il ministro,“e lo faremo nelle prossime settimane sbloccando impianti di energia rinnovabile, solare, fotovoltaico, eolico e anche altre forme di produzione energetica sul territorio nazionale”.

Non c’è più spazio per misure atte semplicemente a tamponare l’emergenza. “Bisogna passare, e qui c’è la svolta che credo che i cittadini abbiano già compreso, da governi che si limitavano a fronteggiare le emergenze tamponando, e di tamponi in tamponi siamo finiti come tutti possono comprendere, a un governo che sì fronteggia l’emergenza, ma nel contempo pone le basi di una visione strategica su come risolvere alla radice i problemi del nostro tessuto produttivo e sociale”, dichiara ancora Urso.

Ecco perché non si può più procrastinare la ripresa di un’intensa attività estrattiva di gas. Si tratta di un passo necessario da compiere dinanzi alla crisi energetica in atto, conclude il ministro, “una necessità per consentire da subito alle imprese di eccellenza del made in Italy, mi riferisco alle imprese del vetro, della ceramica, alle imprese della carta così come all’impresa siderurgica, che sono pilastri di tutta l’industria italiana, di consentire a produrre e mantenere l’occupazione anche in questa fase di emergenza”.

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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