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“Il beach volley si può fare, non è uno sport da contatto” © vastoweb.com

VASTO. Le regole oggi vigenti e introdotte per via del Coronavirus hanno normato quello che fino ad ora non lo era”.

Così Giorgio Amorosi e Massimo Di Risio, noti in città per la passione per la pallavolo e la risonanza europea e internazionale derivatane, raccontano ai nostri microfoni.

“Tutti eravamo abituati a prendere una palla e giocare, non considerando quelli che sono i rischi e le responsabilità”, evidenziano, ma non solo.

“Quando si frequenta un corso, un torneo o una semplice partita amatoriale ci sono anche delle assicurazioni da sottoscrivere. Ad oggi le Asd hanno creato dei veri e propri centri sportivi su demanio marittimo e, nel nostro caso, ringrazio la Regione Abruzzo e il Comune di Vasto che ci hanno aiutato a trovare la formula giusta per poter disciplinare la pratica del Beach Volley. Da circa un mese siamo partiti in sicurezza, secondo quanto stabilito dalla linee guida della Fipav che ci impongono la presenza di un Covid manager all’interno dell’area di gioco, con non più di 4 atleti, omettendo le azioni di muro o di conflitto”.

E se sul fronte dell’organizzazione di tornei o piccoli eventi legati allo sport in spiaggia non ancora circolano buone notizie, abbiamo chiesto ai due esperti pallavolisti se le preoccupazioni siano giustificate.

“La pallavolo non è uno sport di contatto, si gioca in 64 metri quadri e tra 4 giocatori che sostanzialmente condividono solo la palla. Siamo speranzosi del fatto che la situazione si sblocchi, visto che siamo quasi a stagione inoltrata”.

Fonte: vastoweb.com

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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