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I Måneskin tornano in Italia e Damiano sventola la bandiera ucraina: «Scendiamo dalla sedia del privilegio

di Andrea Laffranchi, inviato a Verona

La rock band romana dal vivo all’Arena di Verona in un sold out da 12mila persone: un’ora e mezza tra successi e cover

Non sono figlioli prodighi. Non hanno nulla da farsi perdonare. Anzi, sono diventati la bandiera della musica italiana da export. I Måneskin tornano a casa. È il primo concerto dopo l’esplosione globale della band arrivata al vertice della classifica globale di Spotify, che ha incuriosito i talk show americani più prestigiosi e i Rolling Stones che li hanno chiamati per aprire uno show, che si è presa un posto nella line-up dei festival musicali più importanti, Coachella su tutti. Tutto partendo dal marciapiede di via del Corso a Roma, un piattino per le monetine e la convinzione che sembrava antistorica che il rock non morirà mai.

Damiano David è il frontman, gli altri non sono comprimari. Si capisce subito. Dito sull’interruttore, «Zitti e buoni» è la scarica iniziale. La canzone che ha vinto Sanremo senza rispondere alle regole del cuore-amore festivaliero e ha bissato con l’Eurovision, anche qui rompendo gli schemi del trash danzereccio continentale e sfidando la presunta morte del rock, mette in chiaro l’idea del collettivo. Damiano in doppiopetto rosa e pantaloni a righe in tinta prende le misure del palco correndo da destra a sinistra, Vic De Angelis e Thomas Raggi, basso e chitarra, conquistano il fronte della passerella, Ethan Torchio pesta sulla batteria.

«Siamo contenti di essere tornati qui, bando alle ciance che dico solo cazz… e suoniamo», grida Damiano. In fondo il rock è questo. Energia, sudore, trasgressione. Loro hanno messo insieme una tradizione musicale lontana dalla loro generazione, piuttosto quella dei genitori cresciuti a pane e rock anni 70, e i temi e le esigenze della Gen Z, la fluidità, la libertà, sessuale ma soprattutto mentale. Ognuno è libero di sognare. E a volte i sogni si avverano. Nella scaletta i loro pezzi, la cavalcata di «In nome del padre» e la dolcezza acida di «Coraline», incrociano le cover. «Womanizer» di Britney Spears ha piglio. «Usciti da X Factor la principale critica che ci facevano era che facevamo solo le cover. Grazie a Dio», dice Damiano dal palco lanciando quella «Beggin’» che fu dei Four Seasons e che ha già superato il miliardo di stream. Inglese, prima che si aprissero le porte del mondo, e italiano. «For Your Love» è furia elettrica. «Amandoti» dei CCCP chiama sul palco Manuel Agnelli, il primo a credere in loro a X Factor. Riconoscenza.

Arriva il buon compleanno per Vic, 22 anni festeggiati così. La musica non parla più di politica. Vero. Al di là del fatto che i temi sul gender e la libertà in genere oggi sono politica, i Måneskin entrano nella questione del momento. Non c’è il «fuck Putin» di Coachella, ma sventola la bandiera gialla e blu. «Abbiamo la fortuna di fare questo lavoro e occupare tempo per divertire la gente. Però ci sono momenti in cui dobbiamo scendere da questa comoda sedia e aiutare chi non ha questo privilegio. Mi viene un discorso fatto tempo fa da Charlie Chaplin che, per gli strani giochi di questo mondo, è più attuale che mai». E in inglese recita il monologo dal «Grande dittatore»: libertà, avarizia, dittatura, umanità sono le parole che spostano la mente alla guerra in Ucraina. Ed ecco «Gasoline», brano per una raccolta di fondi pro-Ucraina che non esiste sulle piattaforme: chiede il conto delle vite perse a chi usa il carburante.

Il palco reale ospita un set acustico, Damiano e Thomas con «Torna a casa» e «Ventanni». «I Wanne Be Your Dog» degli Stooges e il sex e rock and roll di «I Wanna Be Your Slave» (tornerà nei bis a chiudere tutto) e l’abbraccio di qualche decina di fan (e ahimè telefonini) sul palco per «Lividi sui gomiti». Il bello deve ancora venire. «Siamo in America a scrivere canzoni pazzesche che vi faremo sentire presto». Sulle colline di Hollywood passano dalla piscina allo studio con Max Martin e Ryan Tedder, gente che ha firmato hit miliardarie per Britney, Katy Perry, Beyoncé. Alla prossima.

28 aprile 2022 (modifica il 28 aprile 2022 | 23:05)

Fonte: news.google.com

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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