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I Maneskin, da «coatti de Roma» fra scuola e sport alla scalata all’Eurovision

Da romanista sfegatato qual è («La passione per i giallorossi me l’ha tramandata mio padre, mi portava sempre allo stadio, anche in trasferta») il neo vincitore dell’Eurovision con la band dei Maneskin, Damiano David, nato e cresciuto al Portuense, aveva un sogno ben preciso: «Diventare il Totti della musica». Ma poi ci ha ripensato: «Macché, stavo a scherza’, Francesco è unico». Il chitarrista Thomas Raggi soprannominato dalla band «Er Cobra» («Ma il motivo non si può dire perché è zozzo», ha spiegato la bassista romano – danese Victoria De Angelis) invece è laziale, altrettanto appassionato. D’altronde lo aveva detto lei, alla loro prima partecipazione tv importante, quella a X Factor nel 2017:« «Siamo i coatti de Roma». Sport, scuola e amici, giri al centro il sabato: la vita dei futuri campioni della musica europea, tutti cresciuti fra Monteverde e Bravetta, non era diversa da quella di tutti i ragazzi romani.

E’ stata proprio la bionda Vic a avere un ruolo decisivo nella nascita del gruppo: narrano le leggende che fin da adolescente aveva creato varie band, in uno dei primi «The Third Room» c’era già Damiano, che collezionava bocciature al liceo linguistico Eugenio Montale. «Facevamo metal, ma lui amava più il pop, così lo abbiamo allontanato». Poi lei incontra Thomas Raggi, liceale dello scientifico Kennedy come lei e che conosceva già dalle medie e insieme si mettono alla ricerca di un cantante: «Era difficile trovarne uno bravo. A un certo punto avevamo trovato una ragazza che ci piaceva, ma viveva fuori Roma e non riusciva a incastrare gli impegni. Poi si è rifatto vivo Damiano, mi ha scritto che voleva fare sul serio: non era più una pippa, era migliorato». E infine il batterista Ethan, papà regista e appassionato di musica fin da piccolo,scovato con un annuncio su Facebook. In due anni suonano per la strada, in qualche locale e nei ristoranti da Colli Portuensi a via del Corso, passando per Ostiense e Testaccio. Sui social circola una loro foto “on stage” proprio al corso, con la classica custodia della chitarra aperta per raccogliere gli spiccioli lasciati dai passanti.


Nel frattempo Damiano aveva detto addio a una carriera forse promettente nel basket: ««Ha cominciato al San Raffaele, una scuola di minibasket sulla Portuense, il suo quartiere», ha raccontato al Corriere Massimiliano Ricca, oggi responsabile del settore giovanile del Velletri, ma all’epoca allenatore del ragazzino – Poi ha fatto come tutti i bambini la trafila all’Eurobasket. Prima gli esordienti, poi under 13, 14, 15. È arrivato intorno ai 17 anni e quella è l’età che in cui decidi di continuare in modo professionistico o quasi, oppure lasci. E lui aveva altro da fare, altri talenti da coltivare». Non altissimo, sui 183 centimetri, ma in gamba, qualche chance per farsi strada l’avrebbe avuta: «Era un titolare fisso — ha aggiunto Ricca — un ottimo giocatore e un ragazzo sveglio, capace di destreggiarsi in ogni situazione, e di volgere a proprio vantaggio anche le situazioni sfavorevoli. Un “paravento” diciamo a Roma»..». Un periodo che il frontman di oggi ricorda con piacere: «Giocavo play, oggi la squadra è in A2, e mi diverto con gli amici, appena si potrà ricomincerò a giocare, ne ho voglia, speriamo presto. Lo sport mi ha insegnato a rispettare le regole, a lavorare duro, a capire che se voglio raggiungere degli obiettivi devo fare dei sacrifici, niente cade dal cielo. Un atleta deve allenarsi e curare l’alimentazione se vuole raggiungere dei risultati, un medico deve studiare tanto per guarire le persone, un artista deve impegnarsi per coltivare la sua passione. Tutti guardano il traguardo, ma non il percorso, lo sport mi ha fatto capire l’importanza del processo».

23 maggio 2021 | 13:35

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Fonte: roma.corriere.it

Doroteo Cremonesi

Doroteo Cremonesi

Affascinato dal progresso, dalla tecnologia e dall'energia, amante delle automobili

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